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Una vittoria ex equo a Porto Sant’Elpidio. Come è stato possibile?

Nella ultra trentennale storia del triathlon italiano si è assistito diverse volte ad arrivi al photo finish, ma , a memoria, non è mai capitato di avere due vincitori ex equo.

A Porto Sant’Elpidio, nella tappa di coppa Italia Youth A femminile, dopo una fuga solitaria in bici di Myral Greco , dopo aver vinto il giorno prima il titolo italiano di aquathlon, si presenta in T2 con un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Da dietro recupera terreno Valentina Rosamilia, che nel finale raggiunge la leader , dando vita ad uno sprint spalla a spalla che vede le due atleta piombare appaiate sulla finish line.

Suspense sul risultato finale, la classifica non viene esposta in attesa di una decisione sul risultato finale.  Il sistema di rilevamento con il chip assegna la vittoria per 5 centesimi di secondo a Myral, ma il risultato non viene omologato. Dopo un lungo conciliabolo tra i giudici, si decide di assegnare la vittoria ex equo alle due atlete.

Come si è arrivati a questa decisione e soprattutto perché il risultato del chip non è stato tenuto in considerazione? Come sappiamo, in alcuni sport , soprattutto in atletica, è previsto l’uso del photo finish , che elimina alcun dubbio riguardo all’ordine di arrivo in caso di volate serrate. Il sistema di rilevamento con chip, ha un “bug” nel suo funzionamento in caso di arrivi in volata. Il problema principale riguarda la posizione del chip, che è sulla caviglia , per cui basterebbe che un atleta tagli il traguardo con il piede davanti all’altro atleta per superarlo. Può quindi capitare che tagli il traguardo per primo con il petto  ma il suo piede “chippato” risulti dietro a quello di un altro concorrente che “butta” appunto avanti la gamba con il chip.  In riferimento a questa casistica, sarebbe utile specificare quale parte del corpo si tiene in considerazione quando si valuta il photo finish, solitamente si considera il petto.

Nel caso in questione, c’è da chiedersi come possano aver valutato ad occhio nudo dei giudici l’ordine di arrivo , soprattutto perché non ci si è affidati ai risultati del chip, sicuramente più affidabile della “fotografia” fatta da una persona, di una azione che si è svolta ad  una elevata velocità e in fasi concitate, non a caso all’interno del corpo arbitrale e persone presenti, alcuni avrebbero assegnato la vittoria ad una atleta, altri all’altra.

Sicuramente in una competizione di livello nazionale, tappa del circuito giovanile di riferimento in Italia, che assegna punti e soldi alle società, un “salomonico” ex equo stabilito “ad occhio” non rappresenta di certo il corretto epilogo, soprattutto il primo caso in cui non si è tenuto conto del risultato del chip.

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Una vittoria ex equo a Porto Sant’Elpidio. Come è stato possibile?

5th giugno, 2018

Nella ultra trentennale storia del triathlon italiano si è assistito diverse volte ad arrivi al photo finish, ma , a memoria, non è mai capitato di avere due vincitori ex equo.

A Porto Sant’Elpidio, nella tappa di coppa Italia Youth A femminile, dopo una fuga solitaria in bici di Myral Greco , dopo aver vinto il giorno prima il titolo italiano di aquathlon, si presenta in T2 con un discreto vantaggio sulle inseguitrici. Da dietro recupera terreno Valentina Rosamilia, che nel finale raggiunge la leader , dando vita ad uno sprint spalla a spalla che vede le due atleta piombare appaiate sulla finish line.

Suspense sul risultato finale, la classifica non viene esposta in attesa di una decisione sul risultato finale.  Il sistema di rilevamento con il chip assegna la vittoria per 5 centesimi di secondo a Myral, ma il risultato non viene omologato. Dopo un lungo conciliabolo tra i giudici, si decide di assegnare la vittoria ex equo alle due atlete.

Come si è arrivati a questa decisione e soprattutto perché il risultato del chip non è stato tenuto in considerazione? Come sappiamo, in alcuni sport , soprattutto in atletica, è previsto l’uso del photo finish , che elimina alcun dubbio riguardo all’ordine di arrivo in caso di volate serrate. Il sistema di rilevamento con chip, ha un “bug” nel suo funzionamento in caso di arrivi in volata. Il problema principale riguarda la posizione del chip, che è sulla caviglia , per cui basterebbe che un atleta tagli il traguardo con il piede davanti all’altro atleta per superarlo. Può quindi capitare che tagli il traguardo per primo con il petto  ma il suo piede “chippato” risulti dietro a quello di un altro concorrente che “butta” appunto avanti la gamba con il chip.  In riferimento a questa casistica, sarebbe utile specificare quale parte del corpo si tiene in considerazione quando si valuta il photo finish, solitamente si considera il petto.

Nel caso in questione, c’è da chiedersi come possano aver valutato ad occhio nudo dei giudici l’ordine di arrivo , soprattutto perché non ci si è affidati ai risultati del chip, sicuramente più affidabile della “fotografia” fatta da una persona, di una azione che si è svolta ad  una elevata velocità e in fasi concitate, non a caso all’interno del corpo arbitrale e persone presenti, alcuni avrebbero assegnato la vittoria ad una atleta, altri all’altra.

Sicuramente in una competizione di livello nazionale, tappa del circuito giovanile di riferimento in Italia, che assegna punti e soldi alle società, un “salomonico” ex equo stabilito “ad occhio” non rappresenta di certo il corretto epilogo, soprattutto il primo caso in cui non si è tenuto conto del risultato del chip.

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