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Speciale elezioni: il programma del candidato presidente Danilo Palmucci

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Speciale elezioni

Chiudiamo la “campagna elettorale” per le elezioni federali Fitri 2016 con la presentazione del programma del terzo (anche se gli ultimi “colpi di scena” fanno presagire ad un panorama con due soli candidati alla carica di presidente federale)  candidato alla massima carica in Fitri, Danilo Palmucci:

Programma Elezioni FITRI 2016 del Candidato Presidente Danilo Palmucci

Introduzione: Re-take del Triathlon, per contrastare il Take-over.

Il Triathlon è lo sport più bello e affascinante del momento, e da anni in costante crescita a livello mondiale, grazie a una serie di caratteristiche peculiari che lo rendono un emozione unica, incomparabile.

Che sia diventato lo sport principe del panorama mondiale hanno già significato gli indici di gradimento dei praticanti e del pubblico delle Olimpiadi di Londra, con un vero record dei biglietti venduti e di chi lo ha seguito da casa attraverso i media piú disparati.

Impressionante poi la cifra sborsata per l’acquisizione da parte di Dalian Wanda del brand Ironman (ben 650 milioni di dollari, che significano 600 milioni di plusvalenza per la WTC in meno di 10 anni), caratterizzato da un circuito di 250 gare in tutto il mondo, competizioni specifiche anche per donne e bambini, e un merchandising di altissima qualità unito a una imponente copertura mediatica.

L’altro brand Challenge ha ottenuto numeri di rilievo e standard organizzativi altrettanto importanti e contribuito, insieme allo sviluppo di tutto il settore no-draft, all’arricchimento del calendario Europeo e Italiano.

Noi siamo stati i primi a crederci, ab origine, e ci fa piacere citare le statistiche quadriennali che si tengono sistematicamente nascoste: +120% dei finisher nelle gare italiane dal medio in su, esattamente da 3149 a 6949, senza calcolare i partecipanti a gare no-draft di olimpico e mancando ancora all’appello la gara Challenge di Forte Village, fateli voi i conti il 30 ottobre. Siamo ben oltre il +130%!!!!

Dall’altro lato, in Italia abbiamo da anni una classe dirigente che ab origine non ha mai saputo vedere queste opportunità, tantomeno vendere proporre o imporre il Triathlon come brand di successo.

Il mantra negativo è sempre stato: “siamo uno sport giovane, in fase di sviluppo, accontentiamoci delle briciole”.

Nessuno vuole far parte di una squadra perdente, ci insegnano ai Convegni i nostri mental coach, e ciò ha avuto come conseguenza che in Italia, dopo 32 anni di attività e 570 gare organizzate solo quest’anno, non più del 2% della popolazione conosce dell’esistenza di questo sport, ergo, non godiamo di una sufficiente considerazione mediatica, con tutte le conseguenze connesse con questa triste situazione di fatto, vedi la mancanza di sponsor solo parzialmente recuperata.

Ritengo importante ricordare che il Triathlon in Italia è stato fondato sulla passione e sul lavoro di un gruppo di pionieri, quindi è stato prima monopolizzato da un’oligarchia parzialmente illuminata poi alleatasi con i transfughi del pentathlon moderno, poi è stato inglobato nella rigida struttura dei gruppi militari.

Ora che è diventato grande, ha una potenzialità potrebbe far gola a più di un comitato di affari, ognuno dei quali potenzialmente in grado di rivoluzionarne l’organigramma.

Durante tutto questo percorso, tanti personaggi di spicco hanno dato un sostanziale contributo sia in campo atletico/tecnico che in quello organizzativo/arbitrale, ma sistematicamente chi più ha meritato ed è arrivato ad acquisire una dimensione propria, invece di essere valorizzato, è stato via via estromesso, accompagnato alla porta di uscita.

Il sistema ha sempre dimostrato di soffrire le personalità forti, quelle che in tutto il mondo vengono ricercate in ogni campo per dare uno slancio e un supporto allo sviluppo di un progetto, di un’azienda e a creare un’identità e un orgoglio di appartenenza.

Una logica assurda, mai ben compresa, quasi suicida, ma che di fatto è riuscita a mantenere uno status quo che ha permesso di conservare intatta una classe dirigente immutabile, non soggetta a invecchiamento, o anche semplicemente a giudizio come tutti noi: praticamente atarassica, che si è auto-implementata secondo rituali parentogenetici.

Nemici assoluti di questa classe dirigente la novità, l’impegno, la grinta, la capacità di correggere gli errori, tanti e limitanti in campo tecnico, regolamentare, dirigenziale, organizzativo e arbitrale; Nemica la voglia di tentare nuove strade per lanciare il Triathlon italiano nella dimensione che merita.

Prova ne è che anche tipologie di gare di successo in tutto il mondo come l’Ironman, basato sul concetto ‘pionieristico’ del no-draft, sono state per 30 anni snobbate o oscurate, e così i suoi interpreti più rappresentativi. L’orticello che qualcuno si era creato doveva rimanere tale, non si poteva rischiare che arrivasse qualcuno che potesse dirgli: “Buonuomo, la ringrazio di tutto…favorisca l’uscita…”.

Adesso questo momento sembra sia arrivato: il comitato di affari è alle porte.

In un mondo in cui i grandi manager non sanno più cosa fare per vendere libri e servizi, i progetti possono essere considerati inutili o criticabili, c’è crisi in ogni campo, ma da quando Dalian Wanda si è legata a Infront acquisendo Ironman, un’operazione da 650 milioni di dollari da parte di questa società con un asset di 50 miliardi di dollari, con un portafoglio di 125 Wanda Plazas, 81 alberghi a 5 stelle, 6600 cinema e 100 grandi magazzini.

Ecco che ora si è accesa la luce: improvvisamente questa federazione ha cominciato a fare gola, nonostante sia ancora soggetta a una classe dirigente vecchio stile che l’estate scorsa si è battuta per evitare di pubblicare per equità un video riguardante la partecipazione del più forte atleta Ironman italiano Alessandro Degasperi, unico atleta qualificato professionista, al Mondiale di Kona, Hawaii.

Ebbene, quello che prima era vietato ora sembra diventato improvvisamente un must, Ironman; che capacità trasformistiche ha la politica: loro la chiamano visione, forse di dollari, diciamo di opportunità, ovviamente per il bene di tutti noi…

Già lo scorso anno a Roma avevamo assistito alle prime grandi manovre, alla sorprendente e contronaturata discesa in campo di un presidente FITri a sostegno di ben due eventi Ironman nella Capitale, insieme a tanti personaggi della politica romana, per un’operazione che poi è evaporata senza lasciare traccia, mentre la mia previdente assenza non può non essere stata notata dai più.

Ed ora tutti pronti in prima fila per una nuova avventura! È il progresso? Speriamo di si.

Punti programmatici

  1. Al primo posto la Salute e il Settore Giovanile: introduzione della Visita Medico Sportiva obbligatoria anche per gli atleti della categoria Giovanissimi che partecipano alle Finali Nazionali, ai sensi del D.M. del Ministero della Salute del 24 aprile 2013, art. 3, comma 1, paragrafo c. Sarei per un approccio più morbido in questa ricerca spasmodica del campione anche per le politiche di supremazia societaria e per lasciar crescere i nostri giovani con maggiore tranquillità e senza lo stress del risultato a ogni costo. Il Triathlon è uno sport che necessita di maggiori tempi di maturazione e abbiamo ancora statistiche troppo alte, tenute nascoste, riguardo all’abbandono in quella delicata fascia di eta’ in cui l’atleta si affaccia alla vita autonoma e quindi al professionismo, che in Italia non trova un palcoscenico adeguato, siamo tanto indietro. Fondamentale sara’ proseguire sulla via di un rapporto sempre piu’ sinergico con scuola e universita’, ma c’e’ ancora un problema di cultura sportiva in questo paese, dobbiamo conseguire una maggiore visibilita’ mediatica. Il Triathlon in Italia non ha ancora sfondato come in altri paesi, siamo considerati “sport di nicchia”, I nostri dirigenti la pensano cosi’. Sbagliano! Un incremento in 4 anni da 2700 a 3300 atleti praticanti nel settore giovanile con un incremento del 14%, non è soddisfacente a fronte degli investimenti fatti. È ancora difficile trovare dei grandi motivatori carismatci e tecnici all’altezza, spesso provenienti da un limbo professionale, non dal triathlon praticato ad alto livello, e I test di valutazione sono di difficile accesso, al buoncuore dell’incaricato.
  2. Introduzione dell’esame del sangue a compendio di tutti gli altri esami clinici annuali obbligatori per il tesseramento per i primi 50 atleti del ranking nazionale, in prospettiva di un esame del sangue nella settimana precedente le gare valevoli per il titolo italiano assoluto, esami da svolgere presso la propria ASL di appartenenza. Questo per tutelare la salute degli atleti, la trasparenza dei risultati, l’immagine della nostra Federazione, del CONI e dell’intero BelPaese. Il caso Russia alle recenti Olimpiadi di Rio è stato significativo in tal senso e anche da noi abbiamo assistito, anche recentemente, a casi doping clamorosi: attenti ai falsi profeti, teniamo lontani dai nostri giovani chi ha imbarazzanti scheletri nell’armadio.
  3. Ricercare gli atleti e tecnici e organizzatori che hanno fatto la storia del Triathlon (Re-Take) e ridare loro la dignità di “testimonial perpetui”, riqualificandoli se necessario grazie ai contributi messi a disposizione dal Ministro Poletti, sulla base di un Progetto portato avanti per volontà del Presidente Malagò al quale ho partecipato attivamente e alla cui presentazione alla Sala Giulio Onesti dell’Acqua Acetosa, a due passi dalla nostra Scuola di Alta Specializzazione, mancava solo il Triathlon Italiano. In questi anni abbiamo visto allontanarsi, disamorati, decine di grandi atleti e personaggi che hanno costruito il nostro Triathlon mattone dopo mattone, anche per voi tutti. Abbiamo (avete) perso un enorme ricchezza in termini di know-how e di vissuto sportivo a tutti i livelli, dalle giovanili, agli elite, agli age group. Il motto di queste elezioni è: “Il Triathlon è Nostro: riprendiamocelo”.
  4. Il Regolamento Tecnico va ampiamente riscritto per creare delle regole semplici e chiare per chi partecipa, per chi giudica e per chi organizza: Introduzione di penalità di tempo o ammende in luogo delle squalifiche per quelli da ritenersi semplici falli di gioco, indurimento delle squalifiche magari per più giornate per i falli più gravi e chi reitera comportamenti scorretti.
  5. Ridefinizione in particolare del sistema di Ranking: introduzione del concetto di ‘personal best’, perché quand’anche ci possano essere delle differenze cronometriche tra percorso piatto o collinare, sarà sempre meno penalizzante per un atleta partire col pettorale 50 invece che con il 20, o al limite in seconda batteria, piuttosto che in ultima con i non classificati. Questo sistema di punteggi demotiva chi abbia avuto una pausa sportiva dal tornare alle gare, specie tra gli amatori che costituiscono lo zoccolo duro dei partecipanti alle gare e fruitori di beni e servizi. Non mi dispiacerebbe l’introduzione della categoria Elite-AG per ex atleti professionisti che non vogliano interferire con i risultati e le premiazioni delle categorie amatoriali appunto, gareggiando solo tra gli assoluti.
  6. Creare un Circuito di Gare di Serie A specie nelle città d’arte per creare un appeal internazionale (se non ci fosse la Serie A non ci sarebbero squadre come la Juventus, il Milan, l’Inter, La Roma, Il Napoli, tanto per citarne alcune, mi scusino tutte le altre…) con standard qualitativi e montepremi minimi adeguati, che vadano a sostenere l’impegno e il sacrificio degli atleti, mettendo a disposizione un ulteriore fonte di guadagno per i più performanti.
  7. Introduzione di ammende per gli organizzatori non virtuosi: ci sono ancora troppe polemiche al termine delle prove anche di campionato italiano. L’incasso delle sanzioni verrà redistribuito a fine anno a favore degli organizzatori virtuosi. In tal senso si conferiranno poteri decisionali alla Commissione Gare. Le Gare di Serie A si dovranno svolgere (vecchia idea già in parte applicata in alcune situazioni) unitamente a momenti di affinamento tecnico collegiale per gli atleti di interesse nazionale appartenenti alle varie categorie, alla riunione del Consiglio Federale e o della Consulta nazionale, a Corsi di Aggiornamento per Istruttori e Giudici. Tutti avranno modo di misurare sul campo il livello teorico raggiunto: i tecnici avranno modo di seguire i propri atleti in gara, i giudici potranno mettere in pratica la teoria e le nostre quote dirigenziali potranno esercitare le proprie capacità politiche e di comunicazione lavorando a fianco di istituzioni e media locali. Lgare di questo livello sono il palcoscenico ideale anche per far appassionare i giovanissimi che potranno cimentarsi e seguire poi i loro beniamini i campioni azzurri e sognare di fare Triathlon da grandi. In generale la quantità di eventi messi sul campo non deve mai andare a discapito della qualità.
  8. Riconoscimento di specialità come l’Ironman e il 70.3: Non è vero che non si possa fare, il CONI lascia ampi margini di discrezionalità alle Federazioni, che permettono ad esempio l’Estensione della copertura assicurativa per chi partecipa a queste gare sia in Italia che all’estero. La percentuale dei nostri Ironman che gareggiano all’estero e’ incrementata del 140% negli ultimi 4 anni, passando da circa 600 alla cifra di 1480 ‘assenze’, un dato preoccupante se associato al fatto che molti di questi atleti italiani si tesserano e creano società all’estero.
  9. Uno dei motti brevettati dell’Ironman è: ANYTHING IS POSSIBLE. Questo semplice motto è stato alla base dell’attenzione riservata da sempre alla partecipazione di atleti all’epoca definiti ‘challenged’. Ora siamo finalmente stati accolti nella famiglia Paralimpica e l’impegno dei nostri atleti e dei loro tecnici ci ha portato due splendide medaglie a Rio. Complimenti! Personalmente ricordo ancora con emozione l’arricchimento che mi aveva dato nel 2001 aver portato in gara in Italia il primo triatleta non vedente, un vero pioniere a cui voglio bene: grazie Antonio. Scusate l’excursus… Vorrei che ci fossero maggiori risorse dedicate a questo settore, fino ad oggi sostenuto da un budget molto limitato, e maggiore sensibilità per capire che magari questi atleti hanno un loro delicato equilibrio con un amico allenatore, non imponiamogli cambi tecnici di logica federale con il rischio che decidano di smettere, cosa già successa peraltro.
  10. Ridisegnare un Progetto per la Nazionale Age Group completamente allo sbando e mai nemmeno nominata nei resoconti del quadriennio, di fatto con zero partecipanti a 5 degli ultimi 7 Campionati del Mondo, un record mondiale nel Triathlon difficilmente eguagliabile, spero da non implementare ulteriormente in futuro. L’idea è quella di attingere a fondi stanziati un tempo per l’iscrizione dei campioni italiani in carica, di fatto mai utilizzati e riconvertirli in un contributo in primis ai vincitori di medaglie mondiali nel Triathlon (Sprint, Olimpico, 70.3 e Ironman). È presumibile che ciò sia in grado di creare uno zoccolo duro intorno al quale si potrà costruire una grande squadra. Poi se il movimento crescerà si estenderanno i premi alle medaglie conseguite anche nelle altre distanze mondiali, e infine ai campionati continentali.
  11. Decentramento sul territorio nazionale della Scuola di Alta Specializzazione, individuando 4-5 zone strategiche (nord, nord-est, nord-ovest, centro e sud, per esempio) che possano essere un costante punto di riferimento sul territorio. In Inghilterra questi centri sono localizzati in strutture collegiali e universitarie sovvenzionate dallo stato. Noi abbiamo un sistema scolastico diverso, bisognerebbe trovare comunque un accordo con qualche Centro Sportivo in aree che sono già tradizionalmente meta di allenamento collegiale grazie alla loro collocazione fortunata e, magari, con una facilità di essere raggiunte con mezzi di trasporto ben collegati.
  12. Progettare lo svolgimento di Collegiali Federali esclusivamente sul territorio nazionale ai quali far partecipare il più alto numero possibile di atleti, per condividere i programmi di sviluppo tecnico e per mantenere alto il livello di attenzione e i fattori motivazionali, favorendo così anche la divulgazione del Triathlon coinvolgendo l’interesse dei media locali. Se ci saranno risultati internazionali ed eventi sul territorio di alto profilo mediatico ci saranno anche gli sponsor, montepremi più alti, maggiori fonti di sostegno economico per talentuosi triatleti che dopo le categorie giovanili si trovano ad affrontare la dura vita di ogni giorno e spesso non ce la fanno a proseguire una luminosa carriera: purtroppo tutti questi temi sono collegati. Forza e coraggio.
  13. Ai Seminari Tecnici gradiremmo che si parlasse di Triathlon, belli i contributi di altri sport, ma penso che interessi di più risolvere i problemi della quotidianità dei nostri allenatori che devono avere dal SIT gli strumenti giusti per impostare il proprio lavoro. Facciamoci invitare noi a divulgare il verbo del triathlon partecipando ai seminari di altri sport a mostrare i nostri ‘capolavori’ sportivi. Il motto è comunque: specializzazione.
  14. Per i Seminari Arbitrali vorrei che ci fosse anche il contributo tecnico di un rappresentante atleti che può dare il punto di vista di chi interpreta il regolamento dal campo. Il motto: insieme si cresce meglio e più in fretta.
  15. ATTENZIONE: in Assemblea si voterà il nuovo articolo dello Statuto relativo al Voto Plurimo. Un passo avanti epocale e auspicato, ma nella tabella riportata porteranno bonus alle società oltre all’attività nazionale solo quelle internazionali Elite Olmpica, Paralimpica e Giovanile Olimpica. Attività mondiale di atleti Age Group, Ironman, Challenge e Lunghisti non produce alcun valore aggiunto alle proprie società. Secondo noi sarebbe giusto considerare di premiare con un piccolo bonus anche questi tipi di attività internazionale.
  16. Il Triathlon è uno sport in continua evoluzione tecnica, in passato alcuni di noi ci siamo trovati nella situazione di aver inventato delle novità tecniche che se fossero state brevettate, avremmo potuto portare ricchezza a questa federazione. Raccogliere certi dati, certe sensazioni, costruirci intorno dei progetti di matrice federale e sostenerli, potrebbe essere una strada per creare una ricchezza per tutto il movimento. Tra gli obiettivi di una federazione c’è senz’altro quello di produrre almeno una parte delle risorse su cui si poggia il proprio budget. Sfruttare inoltre le capacità tecniche, manageriali e relazionali di ogni singolo tesserato coinvolgendolo in un progetto unitario, potrebbe portare il Triathlon Italiano ad arricchirsi di nuovi adepti appartenenti ad un livello sociale elevato, come succede per lo show-biz in tutto il mondo, la cui immagine potrebbe essere veicolata come testimonial per la crescita dell’immagine del nostro sport. Se lo sport è trendy sarà frequentato da chi vive d’immagine: è un cane che si morde la coda.
  17. Ho lasciato per ultima l’Area Tecnica, appositamente perché ho trattato l’argomento in moltissimi interventi a partire dal 2005 che ho raccolto in un libro in stile epistolare intitolato Extreme Web, volevo solo ribadire che sarebbe grave disperdere ulteriori risorse verso l’estero quando abbiamo tanti bravi tecnici a cui non è mai stata data una chance, piuttosto da tecnico mi permetto di notare che è strano che i protocolli di personal best applicati per i giovani non vengano applicati per i big. Non ho mai letto il nome di un nostro elite in una classifica di una granfondo, di una gara in pista, di una mezza maratona, di un medio o 70.3 che dir si voglia a differenza dei loro colleghi internazionali che si mettono in gioco, anche solo per divertimento. Alla fine il motto resta comunque: atleti italiani, tecnici italiani, collegiali in Italia, gare di Serie A in Italia, centri sportivi di avviamento federale sul nostro territorio.

Conclusioni

Molti punti del mio programma sono collegati fra loro: creare una sinergia di impulsi coordinati potrebbe fare in modo che il mondo Triathlon cominci finalmente a girare ad una velocità solidale con quella di altri paesi del mondo. Abbiamo tantissima strada da percorrere per rimetterci in paro e quindi significativi incrementi da raggiungere possibilmente in un tempo relativamente breve se faremo i passi giusti. Tutto sta a lavorare tutti sinergicamente nella stessa direzione, da vero team dove gli interessi di ognuno sono gli interessi di tutti e viceversa.

Proprio per questo, in questa mia candidatura, vorrei connotarmi come il presidente di tutti, nessuno escluso.

Cordiali e sempre sportivi saluti a tutti!

Danilo Palmucci

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Programma Elezioni FITRI 2016 del Candidato Presidente Danilo Palmucci

Introduzione: Re-take del Triathlon, per contrastare il Take-over.

Il Triathlon è lo sport più bello e affascinante del momento, e da anni in costante crescita a livello mondiale, grazie a una serie di caratteristiche peculiari che lo rendono un emozione unica, incomparabile.

Che sia diventato lo sport principe del panorama mondiale hanno già significato gli indici di gradimento dei praticanti e del pubblico delle Olimpiadi di Londra, con un vero record dei biglietti venduti e di chi lo ha seguito da casa attraverso i media piú disparati.

Impressionante poi la cifra sborsata per l’acquisizione da parte di Dalian Wanda del brand Ironman (ben 650 milioni di dollari, che significano 600 milioni di plusvalenza per la WTC in meno di 10 anni), caratterizzato da un circuito di 250 gare in tutto il mondo, competizioni specifiche anche per donne e bambini, e un merchandising di altissima qualità unito a una imponente copertura mediatica.

L’altro brand Challenge ha ottenuto numeri di rilievo e standard organizzativi altrettanto importanti e contribuito, insieme allo sviluppo di tutto il settore no-draft, all’arricchimento del calendario Europeo e Italiano.

Noi siamo stati i primi a crederci, ab origine, e ci fa piacere citare le statistiche quadriennali che si tengono sistematicamente nascoste: +120% dei finisher nelle gare italiane dal medio in su, esattamente da 3149 a 6949, senza calcolare i partecipanti a gare no-draft di olimpico e mancando ancora all’appello la gara Challenge di Forte Village, fateli voi i conti il 30 ottobre. Siamo ben oltre il +130%!!!!

Dall’altro lato, in Italia abbiamo da anni una classe dirigente che ab origine non ha mai saputo vedere queste opportunità, tantomeno vendere proporre o imporre il Triathlon come brand di successo.

Il mantra negativo è sempre stato: “siamo uno sport giovane, in fase di sviluppo, accontentiamoci delle briciole”.

Nessuno vuole far parte di una squadra perdente, ci insegnano ai Convegni i nostri mental coach, e ciò ha avuto come conseguenza che in Italia, dopo 32 anni di attività e 570 gare organizzate solo quest’anno, non più del 2% della popolazione conosce dell’esistenza di questo sport, ergo, non godiamo di una sufficiente considerazione mediatica, con tutte le conseguenze connesse con questa triste situazione di fatto, vedi la mancanza di sponsor solo parzialmente recuperata.

Ritengo importante ricordare che il Triathlon in Italia è stato fondato sulla passione e sul lavoro di un gruppo di pionieri, quindi è stato prima monopolizzato da un’oligarchia parzialmente illuminata poi alleatasi con i transfughi del pentathlon moderno, poi è stato inglobato nella rigida struttura dei gruppi militari.

Ora che è diventato grande, ha una potenzialità potrebbe far gola a più di un comitato di affari, ognuno dei quali potenzialmente in grado di rivoluzionarne l’organigramma.

Durante tutto questo percorso, tanti personaggi di spicco hanno dato un sostanziale contributo sia in campo atletico/tecnico che in quello organizzativo/arbitrale, ma sistematicamente chi più ha meritato ed è arrivato ad acquisire una dimensione propria, invece di essere valorizzato, è stato via via estromesso, accompagnato alla porta di uscita.

Il sistema ha sempre dimostrato di soffrire le personalità forti, quelle che in tutto il mondo vengono ricercate in ogni campo per dare uno slancio e un supporto allo sviluppo di un progetto, di un’azienda e a creare un’identità e un orgoglio di appartenenza.

Una logica assurda, mai ben compresa, quasi suicida, ma che di fatto è riuscita a mantenere uno status quo che ha permesso di conservare intatta una classe dirigente immutabile, non soggetta a invecchiamento, o anche semplicemente a giudizio come tutti noi: praticamente atarassica, che si è auto-implementata secondo rituali parentogenetici.

Nemici assoluti di questa classe dirigente la novità, l’impegno, la grinta, la capacità di correggere gli errori, tanti e limitanti in campo tecnico, regolamentare, dirigenziale, organizzativo e arbitrale; Nemica la voglia di tentare nuove strade per lanciare il Triathlon italiano nella dimensione che merita.

Prova ne è che anche tipologie di gare di successo in tutto il mondo come l’Ironman, basato sul concetto ‘pionieristico’ del no-draft, sono state per 30 anni snobbate o oscurate, e così i suoi interpreti più rappresentativi. L’orticello che qualcuno si era creato doveva rimanere tale, non si poteva rischiare che arrivasse qualcuno che potesse dirgli: “Buonuomo, la ringrazio di tutto…favorisca l’uscita…”.

Adesso questo momento sembra sia arrivato: il comitato di affari è alle porte.

In un mondo in cui i grandi manager non sanno più cosa fare per vendere libri e servizi, i progetti possono essere considerati inutili o criticabili, c’è crisi in ogni campo, ma da quando Dalian Wanda si è legata a Infront acquisendo Ironman, un’operazione da 650 milioni di dollari da parte di questa società con un asset di 50 miliardi di dollari, con un portafoglio di 125 Wanda Plazas, 81 alberghi a 5 stelle, 6600 cinema e 100 grandi magazzini.

Ecco che ora si è accesa la luce: improvvisamente questa federazione ha cominciato a fare gola, nonostante sia ancora soggetta a una classe dirigente vecchio stile che l’estate scorsa si è battuta per evitare di pubblicare per equità un video riguardante la partecipazione del più forte atleta Ironman italiano Alessandro Degasperi, unico atleta qualificato professionista, al Mondiale di Kona, Hawaii.

Ebbene, quello che prima era vietato ora sembra diventato improvvisamente un must, Ironman; che capacità trasformistiche ha la politica: loro la chiamano visione, forse di dollari, diciamo di opportunità, ovviamente per il bene di tutti noi…

Già lo scorso anno a Roma avevamo assistito alle prime grandi manovre, alla sorprendente e contronaturata discesa in campo di un presidente FITri a sostegno di ben due eventi Ironman nella Capitale, insieme a tanti personaggi della politica romana, per un’operazione che poi è evaporata senza lasciare traccia, mentre la mia previdente assenza non può non essere stata notata dai più.

Ed ora tutti pronti in prima fila per una nuova avventura! È il progresso? Speriamo di si.

Punti programmatici

  1. Al primo posto la Salute e il Settore Giovanile: introduzione della Visita Medico Sportiva obbligatoria anche per gli atleti della categoria Giovanissimi che partecipano alle Finali Nazionali, ai sensi del D.M. del Ministero della Salute del 24 aprile 2013, art. 3, comma 1, paragrafo c. Sarei per un approccio più morbido in questa ricerca spasmodica del campione anche per le politiche di supremazia societaria e per lasciar crescere i nostri giovani con maggiore tranquillità e senza lo stress del risultato a ogni costo. Il Triathlon è uno sport che necessita di maggiori tempi di maturazione e abbiamo ancora statistiche troppo alte, tenute nascoste, riguardo all’abbandono in quella delicata fascia di eta’ in cui l’atleta si affaccia alla vita autonoma e quindi al professionismo, che in Italia non trova un palcoscenico adeguato, siamo tanto indietro. Fondamentale sara’ proseguire sulla via di un rapporto sempre piu’ sinergico con scuola e universita’, ma c’e’ ancora un problema di cultura sportiva in questo paese, dobbiamo conseguire una maggiore visibilita’ mediatica. Il Triathlon in Italia non ha ancora sfondato come in altri paesi, siamo considerati “sport di nicchia”, I nostri dirigenti la pensano cosi’. Sbagliano! Un incremento in 4 anni da 2700 a 3300 atleti praticanti nel settore giovanile con un incremento del 14%, non è soddisfacente a fronte degli investimenti fatti. È ancora difficile trovare dei grandi motivatori carismatci e tecnici all’altezza, spesso provenienti da un limbo professionale, non dal triathlon praticato ad alto livello, e I test di valutazione sono di difficile accesso, al buoncuore dell’incaricato.
  2. Introduzione dell’esame del sangue a compendio di tutti gli altri esami clinici annuali obbligatori per il tesseramento per i primi 50 atleti del ranking nazionale, in prospettiva di un esame del sangue nella settimana precedente le gare valevoli per il titolo italiano assoluto, esami da svolgere presso la propria ASL di appartenenza. Questo per tutelare la salute degli atleti, la trasparenza dei risultati, l’immagine della nostra Federazione, del CONI e dell’intero BelPaese. Il caso Russia alle recenti Olimpiadi di Rio è stato significativo in tal senso e anche da noi abbiamo assistito, anche recentemente, a casi doping clamorosi: attenti ai falsi profeti, teniamo lontani dai nostri giovani chi ha imbarazzanti scheletri nell’armadio.
  3. Ricercare gli atleti e tecnici e organizzatori che hanno fatto la storia del Triathlon (Re-Take) e ridare loro la dignità di “testimonial perpetui”, riqualificandoli se necessario grazie ai contributi messi a disposizione dal Ministro Poletti, sulla base di un Progetto portato avanti per volontà del Presidente Malagò al quale ho partecipato attivamente e alla cui presentazione alla Sala Giulio Onesti dell’Acqua Acetosa, a due passi dalla nostra Scuola di Alta Specializzazione, mancava solo il Triathlon Italiano. In questi anni abbiamo visto allontanarsi, disamorati, decine di grandi atleti e personaggi che hanno costruito il nostro Triathlon mattone dopo mattone, anche per voi tutti. Abbiamo (avete) perso un enorme ricchezza in termini di know-how e di vissuto sportivo a tutti i livelli, dalle giovanili, agli elite, agli age group. Il motto di queste elezioni è: “Il Triathlon è Nostro: riprendiamocelo”.
  4. Il Regolamento Tecnico va ampiamente riscritto per creare delle regole semplici e chiare per chi partecipa, per chi giudica e per chi organizza: Introduzione di penalità di tempo o ammende in luogo delle squalifiche per quelli da ritenersi semplici falli di gioco, indurimento delle squalifiche magari per più giornate per i falli più gravi e chi reitera comportamenti scorretti.
  5. Ridefinizione in particolare del sistema di Ranking: introduzione del concetto di ‘personal best’, perché quand’anche ci possano essere delle differenze cronometriche tra percorso piatto o collinare, sarà sempre meno penalizzante per un atleta partire col pettorale 50 invece che con il 20, o al limite in seconda batteria, piuttosto che in ultima con i non classificati. Questo sistema di punteggi demotiva chi abbia avuto una pausa sportiva dal tornare alle gare, specie tra gli amatori che costituiscono lo zoccolo duro dei partecipanti alle gare e fruitori di beni e servizi. Non mi dispiacerebbe l’introduzione della categoria Elite-AG per ex atleti professionisti che non vogliano interferire con i risultati e le premiazioni delle categorie amatoriali appunto, gareggiando solo tra gli assoluti.
  6. Creare un Circuito di Gare di Serie A specie nelle città d’arte per creare un appeal internazionale (se non ci fosse la Serie A non ci sarebbero squadre come la Juventus, il Milan, l’Inter, La Roma, Il Napoli, tanto per citarne alcune, mi scusino tutte le altre…) con standard qualitativi e montepremi minimi adeguati, che vadano a sostenere l’impegno e il sacrificio degli atleti, mettendo a disposizione un ulteriore fonte di guadagno per i più performanti.
  7. Introduzione di ammende per gli organizzatori non virtuosi: ci sono ancora troppe polemiche al termine delle prove anche di campionato italiano. L’incasso delle sanzioni verrà redistribuito a fine anno a favore degli organizzatori virtuosi. In tal senso si conferiranno poteri decisionali alla Commissione Gare. Le Gare di Serie A si dovranno svolgere (vecchia idea già in parte applicata in alcune situazioni) unitamente a momenti di affinamento tecnico collegiale per gli atleti di interesse nazionale appartenenti alle varie categorie, alla riunione del Consiglio Federale e o della Consulta nazionale, a Corsi di Aggiornamento per Istruttori e Giudici. Tutti avranno modo di misurare sul campo il livello teorico raggiunto: i tecnici avranno modo di seguire i propri atleti in gara, i giudici potranno mettere in pratica la teoria e le nostre quote dirigenziali potranno esercitare le proprie capacità politiche e di comunicazione lavorando a fianco di istituzioni e media locali. Lgare di questo livello sono il palcoscenico ideale anche per far appassionare i giovanissimi che potranno cimentarsi e seguire poi i loro beniamini i campioni azzurri e sognare di fare Triathlon da grandi. In generale la quantità di eventi messi sul campo non deve mai andare a discapito della qualità.
  8. Riconoscimento di specialità come l’Ironman e il 70.3: Non è vero che non si possa fare, il CONI lascia ampi margini di discrezionalità alle Federazioni, che permettono ad esempio l’Estensione della copertura assicurativa per chi partecipa a queste gare sia in Italia che all’estero. La percentuale dei nostri Ironman che gareggiano all’estero e’ incrementata del 140% negli ultimi 4 anni, passando da circa 600 alla cifra di 1480 ‘assenze’, un dato preoccupante se associato al fatto che molti di questi atleti italiani si tesserano e creano società all’estero.
  9. Uno dei motti brevettati dell’Ironman è: ANYTHING IS POSSIBLE. Questo semplice motto è stato alla base dell’attenzione riservata da sempre alla partecipazione di atleti all’epoca definiti ‘challenged’. Ora siamo finalmente stati accolti nella famiglia Paralimpica e l’impegno dei nostri atleti e dei loro tecnici ci ha portato due splendide medaglie a Rio. Complimenti! Personalmente ricordo ancora con emozione l’arricchimento che mi aveva dato nel 2001 aver portato in gara in Italia il primo triatleta non vedente, un vero pioniere a cui voglio bene: grazie Antonio. Scusate l’excursus… Vorrei che ci fossero maggiori risorse dedicate a questo settore, fino ad oggi sostenuto da un budget molto limitato, e maggiore sensibilità per capire che magari questi atleti hanno un loro delicato equilibrio con un amico allenatore, non imponiamogli cambi tecnici di logica federale con il rischio che decidano di smettere, cosa già successa peraltro.
  10. Ridisegnare un Progetto per la Nazionale Age Group completamente allo sbando e mai nemmeno nominata nei resoconti del quadriennio, di fatto con zero partecipanti a 5 degli ultimi 7 Campionati del Mondo, un record mondiale nel Triathlon difficilmente eguagliabile, spero da non implementare ulteriormente in futuro. L’idea è quella di attingere a fondi stanziati un tempo per l’iscrizione dei campioni italiani in carica, di fatto mai utilizzati e riconvertirli in un contributo in primis ai vincitori di medaglie mondiali nel Triathlon (Sprint, Olimpico, 70.3 e Ironman). È presumibile che ciò sia in grado di creare uno zoccolo duro intorno al quale si potrà costruire una grande squadra. Poi se il movimento crescerà si estenderanno i premi alle medaglie conseguite anche nelle altre distanze mondiali, e infine ai campionati continentali.
  11. Decentramento sul territorio nazionale della Scuola di Alta Specializzazione, individuando 4-5 zone strategiche (nord, nord-est, nord-ovest, centro e sud, per esempio) che possano essere un costante punto di riferimento sul territorio. In Inghilterra questi centri sono localizzati in strutture collegiali e universitarie sovvenzionate dallo stato. Noi abbiamo un sistema scolastico diverso, bisognerebbe trovare comunque un accordo con qualche Centro Sportivo in aree che sono già tradizionalmente meta di allenamento collegiale grazie alla loro collocazione fortunata e, magari, con una facilità di essere raggiunte con mezzi di trasporto ben collegati.
  12. Progettare lo svolgimento di Collegiali Federali esclusivamente sul territorio nazionale ai quali far partecipare il più alto numero possibile di atleti, per condividere i programmi di sviluppo tecnico e per mantenere alto il livello di attenzione e i fattori motivazionali, favorendo così anche la divulgazione del Triathlon coinvolgendo l’interesse dei media locali. Se ci saranno risultati internazionali ed eventi sul territorio di alto profilo mediatico ci saranno anche gli sponsor, montepremi più alti, maggiori fonti di sostegno economico per talentuosi triatleti che dopo le categorie giovanili si trovano ad affrontare la dura vita di ogni giorno e spesso non ce la fanno a proseguire una luminosa carriera: purtroppo tutti questi temi sono collegati. Forza e coraggio.
  13. Ai Seminari Tecnici gradiremmo che si parlasse di Triathlon, belli i contributi di altri sport, ma penso che interessi di più risolvere i problemi della quotidianità dei nostri allenatori che devono avere dal SIT gli strumenti giusti per impostare il proprio lavoro. Facciamoci invitare noi a divulgare il verbo del triathlon partecipando ai seminari di altri sport a mostrare i nostri ‘capolavori’ sportivi. Il motto è comunque: specializzazione.
  14. Per i Seminari Arbitrali vorrei che ci fosse anche il contributo tecnico di un rappresentante atleti che può dare il punto di vista di chi interpreta il regolamento dal campo. Il motto: insieme si cresce meglio e più in fretta.
  15. ATTENZIONE: in Assemblea si voterà il nuovo articolo dello Statuto relativo al Voto Plurimo. Un passo avanti epocale e auspicato, ma nella tabella riportata porteranno bonus alle società oltre all’attività nazionale solo quelle internazionali Elite Olmpica, Paralimpica e Giovanile Olimpica. Attività mondiale di atleti Age Group, Ironman, Challenge e Lunghisti non produce alcun valore aggiunto alle proprie società. Secondo noi sarebbe giusto considerare di premiare con un piccolo bonus anche questi tipi di attività internazionale.
  16. Il Triathlon è uno sport in continua evoluzione tecnica, in passato alcuni di noi ci siamo trovati nella situazione di aver inventato delle novità tecniche che se fossero state brevettate, avremmo potuto portare ricchezza a questa federazione. Raccogliere certi dati, certe sensazioni, costruirci intorno dei progetti di matrice federale e sostenerli, potrebbe essere una strada per creare una ricchezza per tutto il movimento. Tra gli obiettivi di una federazione c’è senz’altro quello di produrre almeno una parte delle risorse su cui si poggia il proprio budget. Sfruttare inoltre le capacità tecniche, manageriali e relazionali di ogni singolo tesserato coinvolgendolo in un progetto unitario, potrebbe portare il Triathlon Italiano ad arricchirsi di nuovi adepti appartenenti ad un livello sociale elevato, come succede per lo show-biz in tutto il mondo, la cui immagine potrebbe essere veicolata come testimonial per la crescita dell’immagine del nostro sport. Se lo sport è trendy sarà frequentato da chi vive d’immagine: è un cane che si morde la coda.
  17. Ho lasciato per ultima l’Area Tecnica, appositamente perché ho trattato l’argomento in moltissimi interventi a partire dal 2005 che ho raccolto in un libro in stile epistolare intitolato Extreme Web, volevo solo ribadire che sarebbe grave disperdere ulteriori risorse verso l’estero quando abbiamo tanti bravi tecnici a cui non è mai stata data una chance, piuttosto da tecnico mi permetto di notare che è strano che i protocolli di personal best applicati per i giovani non vengano applicati per i big. Non ho mai letto il nome di un nostro elite in una classifica di una granfondo, di una gara in pista, di una mezza maratona, di un medio o 70.3 che dir si voglia a differenza dei loro colleghi internazionali che si mettono in gioco, anche solo per divertimento. Alla fine il motto resta comunque: atleti italiani, tecnici italiani, collegiali in Italia, gare di Serie A in Italia, centri sportivi di avviamento federale sul nostro territorio.

Conclusioni

Molti punti del mio programma sono collegati fra loro: creare una sinergia di impulsi coordinati potrebbe fare in modo che il mondo Triathlon cominci finalmente a girare ad una velocità solidale con quella di altri paesi del mondo. Abbiamo tantissima strada da percorrere per rimetterci in paro e quindi significativi incrementi da raggiungere possibilmente in un tempo relativamente breve se faremo i passi giusti. Tutto sta a lavorare tutti sinergicamente nella stessa direzione, da vero team dove gli interessi di ognuno sono gli interessi di tutti e viceversa.

Proprio per questo, in questa mia candidatura, vorrei connotarmi come il presidente di tutti, nessuno escluso.

Cordiali e sempre sportivi saluti a tutti!

Danilo Palmucci

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@novellimarco
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