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Pianeta Donna: tre domande a Gabriella Bois

Gabriella Bois

A cura di Domenica Dominique Oliveto

Dalla Nuova Zelanda all’Italia, da una elite ad una age group. Classe 1943, viaggia sempre in camper con il suo inseparabile marito Agostino ed  è conosciutissima da tutti. Sicuramente un esempio per tutti, dai giovani che si affacciano al mondo della multidisciplina, all’age group più navigato. Nel suo palmares oltre 200 gare e una infinità di titoli e podi di categoria e ogni volta la solita passione e lo stesso entusiasmo. Pianeta donna le ha posto le classiche tre domande:

 

Gabriella Bois, una veterana del triathlon .Raccontaci quando è perché hai iniziato a fare triathlon

Nel 2003 dopo 20 anni di gare di nuoto master (ho incominciato a nuotare a 40 anni) e altrettanti di gare di sci di fondo,qualche gara di podismo e giri in bicicletta, mi sono detta : perché non provare il triathlon,questo sport considerato massacrante ed impossibile? A dire la verità questo pensiero mi era già venuto nel 1994 ,dopo una esaltante stagione di sci di fondo(15 gare tra gran fondo e punteggiate FISI e tre titoli italiani).Però per una sciocchezza che solo un” malato di sport” può fare (tuffo nel Po con gli Orsi Polari a fine gennaio) il mio sistema immunitario è andato in tilt  lasciandomi per tre anni fuori dallo sport agonistico . Piangevo così sulla spiaggia di Marsiglia dopo che un luminare francese mi aveva profetizzato l’impossibilità di tornare a gareggiare. Nel 2002 ho avuto l’occasione di fare un triathlon sprint a staffetta nella frazione di bici. L’anno successivo ci ho riprovato da sola con successo. Compivo i 60 anni. La mia esaltazione ha contagiato Agostino,che mancava assolutamente nel nuoto. Nel 2004 anche Agostino termina il suo primo sprint. Ed è stato subito un grande amore che ci ha portato a fare  gare di winter triathlon (con i consigli di Giuliana Lamastra) anche se non eravamo mai saliti su una mtb

L’ultimo tuo titolo vinto è  quello di vice campionessa europea di categoria : quanti titoli vanti e quale gara ti è  rimasta più nel cuore?

E’ vero,ho fatto collezione di titoli italiani di olimpico,duathlon,winter triathlon, aquathlon, mondiale di winter,ma tutti questi titoli,anche se mi fanno piacere, non mi esaltano perché sono sempre l’unica di categoria. Mi esalta invece, anche se penso sempre di non farcela, il fatto di vincere me stessa in qualunque situazione: gelo,pioggia torrenziale,caldo torrido,paura delle acque libere…  Mi hanno soprannominato “non so se ce la faccio”. Mi esalta il fatto di esercitare lo sport non da professionista,ma neanche da principiante,in modo da divertirmi e competere anche con atlete che potrebbero essere mie figlie o nipoti. Su 200 triathlon “vanto “2 ritiri e 2 finisher in croce rossa . La gara più appassionante il 73 dell’isola d’Elba.Una vera chicca anche se la preparazione è stata molto sofferta. Tanta violenza su me stessa per preparare la frazione di bici ,la più impegnativa, nell’entroterra ligure. Agostino convalescente della protesi d’anca non poteva seguirmi ma mi ha appoggiato tantissimo psicologicamente. Prima donna italiana sopra i 65 anni a finire un mezzo iron.

Con Agostino ,siete una delle coppie più affiatate che i campi di triathlon abbiano visto. Vi allenate assieme? Ci racconti una tua Gionata tipo?

Il fatto di essere coppia felice nelle grandi fatiche ci aiuta e ci unisce nel quotidiano e nelle cose semplici, a cogliere tante piccole sfumature della vita. Nei nostri “mantenimenti” (non osiamo chiamarli allenamenti) è sempre presente più che il gesto atletico peraltro molto mediocre l’amore verso la natura e l’ambiente in cui svolgiamo la nostra attività. Io sono più regolare; mi piace fare qualcosa tutti i giorni. Agostino,poco genio e molta sregolatezza viene a traino, perché preferirebbe poltrire qualche giorno e poi fa la sua sparata. Però poi alla fine siamo sempre insieme. La nostra attività la svolgiamo preferibilmente al mattino presto per il nuoto e la corsa. Tutta una mattina per la bici.  Palestra poca,preferiamo l’aria aperta. Il sabato e la domenica ci piace essere sul campo di gara col nostro fedele (anche se l’abbiamo cambiato quest’anno) camper. Abbiamo così una verifica che ce la facciamo ancora. Una vasta schiera di fans ci incita e ci incoraggia a continuare,anche se non sappiamo fino a quando resisteremo.

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Pianeta Donna: tre domande a Gabriella Bois

25th luglio, 2015

Gabriella Bois

A cura di Domenica Dominique Oliveto

Dalla Nuova Zelanda all’Italia, da una elite ad una age group. Classe 1943, viaggia sempre in camper con il suo inseparabile marito Agostino ed  è conosciutissima da tutti. Sicuramente un esempio per tutti, dai giovani che si affacciano al mondo della multidisciplina, all’age group più navigato. Nel suo palmares oltre 200 gare e una infinità di titoli e podi di categoria e ogni volta la solita passione e lo stesso entusiasmo. Pianeta donna le ha posto le classiche tre domande:

 

Gabriella Bois, una veterana del triathlon .Raccontaci quando è perché hai iniziato a fare triathlon

Nel 2003 dopo 20 anni di gare di nuoto master (ho incominciato a nuotare a 40 anni) e altrettanti di gare di sci di fondo,qualche gara di podismo e giri in bicicletta, mi sono detta : perché non provare il triathlon,questo sport considerato massacrante ed impossibile? A dire la verità questo pensiero mi era già venuto nel 1994 ,dopo una esaltante stagione di sci di fondo(15 gare tra gran fondo e punteggiate FISI e tre titoli italiani).Però per una sciocchezza che solo un” malato di sport” può fare (tuffo nel Po con gli Orsi Polari a fine gennaio) il mio sistema immunitario è andato in tilt  lasciandomi per tre anni fuori dallo sport agonistico . Piangevo così sulla spiaggia di Marsiglia dopo che un luminare francese mi aveva profetizzato l’impossibilità di tornare a gareggiare. Nel 2002 ho avuto l’occasione di fare un triathlon sprint a staffetta nella frazione di bici. L’anno successivo ci ho riprovato da sola con successo. Compivo i 60 anni. La mia esaltazione ha contagiato Agostino,che mancava assolutamente nel nuoto. Nel 2004 anche Agostino termina il suo primo sprint. Ed è stato subito un grande amore che ci ha portato a fare  gare di winter triathlon (con i consigli di Giuliana Lamastra) anche se non eravamo mai saliti su una mtb

L’ultimo tuo titolo vinto è  quello di vice campionessa europea di categoria : quanti titoli vanti e quale gara ti è  rimasta più nel cuore?

E’ vero,ho fatto collezione di titoli italiani di olimpico,duathlon,winter triathlon, aquathlon, mondiale di winter,ma tutti questi titoli,anche se mi fanno piacere, non mi esaltano perché sono sempre l’unica di categoria. Mi esalta invece, anche se penso sempre di non farcela, il fatto di vincere me stessa in qualunque situazione: gelo,pioggia torrenziale,caldo torrido,paura delle acque libere…  Mi hanno soprannominato “non so se ce la faccio”. Mi esalta il fatto di esercitare lo sport non da professionista,ma neanche da principiante,in modo da divertirmi e competere anche con atlete che potrebbero essere mie figlie o nipoti. Su 200 triathlon “vanto “2 ritiri e 2 finisher in croce rossa . La gara più appassionante il 73 dell’isola d’Elba.Una vera chicca anche se la preparazione è stata molto sofferta. Tanta violenza su me stessa per preparare la frazione di bici ,la più impegnativa, nell’entroterra ligure. Agostino convalescente della protesi d’anca non poteva seguirmi ma mi ha appoggiato tantissimo psicologicamente. Prima donna italiana sopra i 65 anni a finire un mezzo iron.

Con Agostino ,siete una delle coppie più affiatate che i campi di triathlon abbiano visto. Vi allenate assieme? Ci racconti una tua Gionata tipo?

Il fatto di essere coppia felice nelle grandi fatiche ci aiuta e ci unisce nel quotidiano e nelle cose semplici, a cogliere tante piccole sfumature della vita. Nei nostri “mantenimenti” (non osiamo chiamarli allenamenti) è sempre presente più che il gesto atletico peraltro molto mediocre l’amore verso la natura e l’ambiente in cui svolgiamo la nostra attività. Io sono più regolare; mi piace fare qualcosa tutti i giorni. Agostino,poco genio e molta sregolatezza viene a traino, perché preferirebbe poltrire qualche giorno e poi fa la sua sparata. Però poi alla fine siamo sempre insieme. La nostra attività la svolgiamo preferibilmente al mattino presto per il nuoto e la corsa. Tutta una mattina per la bici.  Palestra poca,preferiamo l’aria aperta. Il sabato e la domenica ci piace essere sul campo di gara col nostro fedele (anche se l’abbiamo cambiato quest’anno) camper. Abbiamo così una verifica che ce la facciamo ancora. Una vasta schiera di fans ci incita e ci incoraggia a continuare,anche se non sappiamo fino a quando resisteremo.

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