Mute Triathlon

Le gare di triathlon sono sicure?

Dopo la morte dell’atleta cinquantenne ad Andora, ci si interroga sulla sicurezza e sui rischi che si corrono nelle gare di triathlon.
Negli ultimi anni le morti in gara, limitatamente alla nostra realtà , sono state per fortuna un fenomeno molto raro, Andrea Clerici e Tolmino Mela sono stati gli ultimi due casi di decessi in gara, il primo a gara terminata , il secondo per un incidente  nella frazione ciclistica.
E’ inutile negare che nelle gare italiane ci sono alcuni aspetti che espongono gli atleti a diversi rischi, più o meno gravi, ma che comunque sono sempre da tenere in considerazione.
Si spendono fiumi e fiumi di parole sulle   riviste di podismo, ciclismo , triathlon ecc sui problemi legati alle alte temperature, medici ed esperti consigliano di evitare le ore più calde del giorno per ovvi motivi , eppure  andando a scorrere gli orari di partenza di parecchie gare del periodo più caldo dell’anno scopriamo che questi consigli sembrano non interessare gli organizzatori. Altre volte invece si parte in orari un po’ più “freschi” ma la frazione podistica capita giusto nelle ore più calde.
Come già ampiamente discusso l’utilizzo della muta può portare a diversi problemi, soprattutto in giornate caldissime dove l’atleta è magari costretto a rimanere nel box di spunta o di partenza per diversi minuti. Altre volte poi la muta viene usata anche se la temperatura dell’acqua lo vieterebbe per non precisati motivi di sicurezza. Quello che viene da chiedersi è se chi permette questo ha ben in mente la funzione principale della muta e la ratio della regola sul suo utilizzo. La muta infatti rappresenta uno strumento da utilizzare in base alla sicurezza in acqua legata alle basse temperature, l’utilizzo con temperature elevate ( 20° in acqua è una temperatura elevata) è controproducente e “rischiosa”. Purtroppo è usanza considerarla come mezzo di galleggiamento e la si permette per “agevolare” chi ha problemi nel nuoto.
Su quest’ultimo punto ci sarebbero da fare tantissime riflessioni, oramai il triathlon sembra diventata una moda, sempre più improvvisati si gettano nella triplice senza le minime basi per affrontare una gara , soprattutto nella frazione natatoria , statisticamente la più difficile. In acqua non si improvvisa, soprattutto in acque libere dove le  componenti di rischio sono amplificate rispetto alla piscina. Chi sa a malapena galleggiare è pericoloso non solo per se stesso, ma anche per gli altri, spesso capita che atleti “lenti” di alcune batterie vengano raggiunti da quelli più veloci di quelle successive, creando non poca confusione in fase di sorpasso, se non addirittura pericolo visto che alcuni, presi dal panico e poco pratici nel nuoto in gruppo, si avventurano in un improbabile stile rana o dorso , per la gioia di alcuni atleti destinatari di gambate e  bracciate.
Passando alla frazione ciclistica anche se il regolamento obbligherebbe la chiusura totale del traffico per alcune tipologie di gare, capita spesso di avere auto sui percorsi , mentre altre gare hanno il traffico aperto/controllato. Sinceramente queste situazioni sono pericolosissime, anche se gli atleti se ne disinteressano, salvo poi scandalizzarsi quando sono vittime loro stessi di qualche incidente.
Purtroppo diversi atleti giudicano la gara in base al pacco gara, al costo iscrizione, alla “scenografia” ecc senza guardare agli aspetti della sicurezza, tranne, come appena scritto, in cui non ci si faccia male.

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@novellimarco

Commenti dei lettori


  1. Vattla'piè on 9 maggio 2014 at 13:23 said:

    Credo che si dovrebbe distinguere la considerazione della sicurezza in base alle categorie. Nelle gare disputate da giovani e giovanissimi ci si dovrebbe impegnare ad un livello di controllo assoluto, anche se è di difficile attuazione poichè possono capitare degli imprevisti. Mentre per le gare disputate da atleti Senior e Master, ci si dovrebbe affidare anche al loro buonsenso, alla loro maturità. Per esempio una gara in cui la frazione ciclistica si svolge su un circuito breve, chiuso al traffico, da percorrere più volte, diventa apprezzabile per le categorie giovanili, mentre per atleti adulti può risultare noiosa. Poi ribadisco il mio pensiero riguardo il draft – no draft: grupponi di atleti lanciati a velocità elevate, sono sicuramente a rischio, io stessa incrociandoli o essendone superata, spacialmente in curva, ne colgo la pericolosità.

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Le gare di triathlon sono sicure?

9th maggio, 2014

Dopo la morte dell’atleta cinquantenne ad Andora, ci si interroga sulla sicurezza e sui rischi che si corrono nelle gare di triathlon.
Negli ultimi anni le morti in gara, limitatamente alla nostra realtà , sono state per fortuna un fenomeno molto raro, Andrea Clerici e Tolmino Mela sono stati gli ultimi due casi di decessi in gara, il primo a gara terminata , il secondo per un incidente  nella frazione ciclistica.
E’ inutile negare che nelle gare italiane ci sono alcuni aspetti che espongono gli atleti a diversi rischi, più o meno gravi, ma che comunque sono sempre da tenere in considerazione.
Si spendono fiumi e fiumi di parole sulle   riviste di podismo, ciclismo , triathlon ecc sui problemi legati alle alte temperature, medici ed esperti consigliano di evitare le ore più calde del giorno per ovvi motivi , eppure  andando a scorrere gli orari di partenza di parecchie gare del periodo più caldo dell’anno scopriamo che questi consigli sembrano non interessare gli organizzatori. Altre volte invece si parte in orari un po’ più “freschi” ma la frazione podistica capita giusto nelle ore più calde.
Come già ampiamente discusso l’utilizzo della muta può portare a diversi problemi, soprattutto in giornate caldissime dove l’atleta è magari costretto a rimanere nel box di spunta o di partenza per diversi minuti. Altre volte poi la muta viene usata anche se la temperatura dell’acqua lo vieterebbe per non precisati motivi di sicurezza. Quello che viene da chiedersi è se chi permette questo ha ben in mente la funzione principale della muta e la ratio della regola sul suo utilizzo. La muta infatti rappresenta uno strumento da utilizzare in base alla sicurezza in acqua legata alle basse temperature, l’utilizzo con temperature elevate ( 20° in acqua è una temperatura elevata) è controproducente e “rischiosa”. Purtroppo è usanza considerarla come mezzo di galleggiamento e la si permette per “agevolare” chi ha problemi nel nuoto.
Su quest’ultimo punto ci sarebbero da fare tantissime riflessioni, oramai il triathlon sembra diventata una moda, sempre più improvvisati si gettano nella triplice senza le minime basi per affrontare una gara , soprattutto nella frazione natatoria , statisticamente la più difficile. In acqua non si improvvisa, soprattutto in acque libere dove le  componenti di rischio sono amplificate rispetto alla piscina. Chi sa a malapena galleggiare è pericoloso non solo per se stesso, ma anche per gli altri, spesso capita che atleti “lenti” di alcune batterie vengano raggiunti da quelli più veloci di quelle successive, creando non poca confusione in fase di sorpasso, se non addirittura pericolo visto che alcuni, presi dal panico e poco pratici nel nuoto in gruppo, si avventurano in un improbabile stile rana o dorso , per la gioia di alcuni atleti destinatari di gambate e  bracciate.
Passando alla frazione ciclistica anche se il regolamento obbligherebbe la chiusura totale del traffico per alcune tipologie di gare, capita spesso di avere auto sui percorsi , mentre altre gare hanno il traffico aperto/controllato. Sinceramente queste situazioni sono pericolosissime, anche se gli atleti se ne disinteressano, salvo poi scandalizzarsi quando sono vittime loro stessi di qualche incidente.
Purtroppo diversi atleti giudicano la gara in base al pacco gara, al costo iscrizione, alla “scenografia” ecc senza guardare agli aspetti della sicurezza, tranne, come appena scritto, in cui non ci si faccia male.

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