Mute Triathlon

Le considerazioni di Danilo Palmucci sul convegno tecnico Fitri

Ancora Danilo Palmucci sulla questione Age Group

A cura di Danilo Palmucci

Cari amici,

siamo stati in 330 a partecipare all’ultimo Seminario a Piacenza, segno che siamo in grande crescita e i relatori con le loro argomentazioni ci hanno offerto spunti interessanti. Per me sono stati la conferma di sensazioni che avevo provato in carriera e che hanno trovato il sostegno dei dati scientifici, insomma un successo.

Ha aperto i lavori lo spagnolo Inigo Mujica che ci ha edotto sull’importanza del tapering ( io e il mio carissimo compagno triatleta Maurizio De Benedetti la chiamavamo la cura del sonno…) e sulle sue tecniche di allenamento in quota sfruttando l’uso (vietato vivaddio dal nostro Regolamento Antidoping e Sportivo) della camera iperbarica. Ci ha spiegato che ci sono investimenti importanti dietro a modesti incrementi prestativi ( 1-2%), ma sono i margini che fanno la differenza tra vincere una medaglia e partecipare. Sono felice che mi abbia risposto che è d’accordo sull’introduzione di esami ematici in gare WCS e alle Olimpiadi per tutelare le nostre chance e quelle dei suoi atleti, i suoi e i nostri investimenti. Grazie Inigo.

Ringrazio anche Mario Miglio che ha finalmente dato la benedizione scientifica alla mia tesi che un atleta uomo o donna non è detto che sia necessariamente finito alla soglia dei 30 ann,i e che fino a 40 anni se si è integri si può essere ancora competitivi. Grazie di cuore, anche questa lacuna tecnica è stata finalmente colmata e presto vedremo un atleta americano partecipare alla sua quinta olimpiade e una ragazza spagnola alla quarta. Quello che conta sono il talento e la classe e non la carta d’identità. Evviva! Qualcuno direbbe: scusateci per il ritardo…

Poi c’è stato un interessante approfondimento grazie a uno sponsor tecnico che fornisce il power-meter in dotazione da qualche tempo sulle bici dei nostri atleti. Di grande interesse la prova effettuata da un atleta mio coetaneo e di simile corporatura con la sua bici da crono vintage 1989 e una del 2015. Per ottenere una velocità di 40km/h con la prima ha dovuto produrre una potenza di 311W, con la crono di ultima generazione 241W, con un risparmio di ben 80W a pari velocità ( mancava però il dato della sua velocità corrispondente ai 311W con la bici di oggi…). A tale proposito ricordo che nell’agosto 1989, la settimana dopo i mondiali di Avignone dove ottenni il miglior tempo assoluto in bici, venni testato con la mia vecchia Rossin Ghibli da crono senza la lenticolare, al velodromo di Ferrara e mi venne riscontrato un cosiddetto valore della soglia anaerobica pari a 44,72 km/h. Un mio amico ingegnere ha calcolato un corrispettivo di 387W di potenza che con una bici di oggi mi avrebbero lanciato a 51,38 km/h in soglia (52 con la lenticolare). Ringrazio lo sponsor della FITri che oltre a valutare i nostri atleti oggi, mi ha dato la possibilità di ri-valutare me stesso allora.

In tema di ricerca pura, penso che sarebbe un interessante approfondimento valutare le prestazioni ironman in base a queste nuove conoscenze tecnologiche che sarebbero in grado di scrivere una classifica prestativa di valore scientifico e non meramente cronometrico, che manca di rispetto al valore degli atleti, ai quali mancavano per esempio 40/80W solo per il mezzo meccanico. Cari tecnici di triathlon, che ne pensate di testare bici vintage di ogni stagione e di stilare una bella classifica delle migliori prestazioni cronometriche ironman? Mettiamo a frutto le nuove tecnologie targate FITri, non vedo l’ora di leggere una classifica fondata su dati scientifici nel rispetto del valori assoluti e non sulla lista della spesa condita di chiacchiere da bar.

Rimane da chiedersi come mai siano cresciuti del 60% i partecipanti a questo corso e invece siano calati a zero i partecipanti italiani ai Mondiali Age Group, ma questa è un’altra storia perché a certe gare non basta iscriversi e partecipare per portare a casa una medaglia. Ci vogliono doti, impegno, un investimento complessivo di risorse umane e tecniche di valore immenso. Ricordo che in un recente passato gli atleti Age Group in odore di medaglie erano sponsorizzati dalla federazione anche per i collegiali oltre che per le trasferte europee e iridate. Ricordo nel 2002 di atleti elite, anche dei gruppi militari, dirottati tra gli AG con operazioni al limite del Regolamento Internazionale per la ragion di stato, per le medaglie da vantare con il CONI appunto. Oggi come oggi invece l’investimento è tutto sulle spalle dell’atleta, nonostante la medaglia vada appunto ad arricchire il medagliere e quindi tutto il nostro movimento. Uno sviluppo al contrario di cui non si capisce veramente il motivo, dati i fattori di crescita riscontrati in tutto il pianeta triathlon e quindi la presenza di talento e di liquidità. Sarà anche questo un provvedimento ad personam?

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Le considerazioni di Danilo Palmucci sul convegno tecnico Fitri

19th novembre, 2015

Ancora Danilo Palmucci sulla questione Age Group

A cura di Danilo Palmucci

Cari amici,

siamo stati in 330 a partecipare all’ultimo Seminario a Piacenza, segno che siamo in grande crescita e i relatori con le loro argomentazioni ci hanno offerto spunti interessanti. Per me sono stati la conferma di sensazioni che avevo provato in carriera e che hanno trovato il sostegno dei dati scientifici, insomma un successo.

Ha aperto i lavori lo spagnolo Inigo Mujica che ci ha edotto sull’importanza del tapering ( io e il mio carissimo compagno triatleta Maurizio De Benedetti la chiamavamo la cura del sonno…) e sulle sue tecniche di allenamento in quota sfruttando l’uso (vietato vivaddio dal nostro Regolamento Antidoping e Sportivo) della camera iperbarica. Ci ha spiegato che ci sono investimenti importanti dietro a modesti incrementi prestativi ( 1-2%), ma sono i margini che fanno la differenza tra vincere una medaglia e partecipare. Sono felice che mi abbia risposto che è d’accordo sull’introduzione di esami ematici in gare WCS e alle Olimpiadi per tutelare le nostre chance e quelle dei suoi atleti, i suoi e i nostri investimenti. Grazie Inigo.

Ringrazio anche Mario Miglio che ha finalmente dato la benedizione scientifica alla mia tesi che un atleta uomo o donna non è detto che sia necessariamente finito alla soglia dei 30 ann,i e che fino a 40 anni se si è integri si può essere ancora competitivi. Grazie di cuore, anche questa lacuna tecnica è stata finalmente colmata e presto vedremo un atleta americano partecipare alla sua quinta olimpiade e una ragazza spagnola alla quarta. Quello che conta sono il talento e la classe e non la carta d’identità. Evviva! Qualcuno direbbe: scusateci per il ritardo…

Poi c’è stato un interessante approfondimento grazie a uno sponsor tecnico che fornisce il power-meter in dotazione da qualche tempo sulle bici dei nostri atleti. Di grande interesse la prova effettuata da un atleta mio coetaneo e di simile corporatura con la sua bici da crono vintage 1989 e una del 2015. Per ottenere una velocità di 40km/h con la prima ha dovuto produrre una potenza di 311W, con la crono di ultima generazione 241W, con un risparmio di ben 80W a pari velocità ( mancava però il dato della sua velocità corrispondente ai 311W con la bici di oggi…). A tale proposito ricordo che nell’agosto 1989, la settimana dopo i mondiali di Avignone dove ottenni il miglior tempo assoluto in bici, venni testato con la mia vecchia Rossin Ghibli da crono senza la lenticolare, al velodromo di Ferrara e mi venne riscontrato un cosiddetto valore della soglia anaerobica pari a 44,72 km/h. Un mio amico ingegnere ha calcolato un corrispettivo di 387W di potenza che con una bici di oggi mi avrebbero lanciato a 51,38 km/h in soglia (52 con la lenticolare). Ringrazio lo sponsor della FITri che oltre a valutare i nostri atleti oggi, mi ha dato la possibilità di ri-valutare me stesso allora.

In tema di ricerca pura, penso che sarebbe un interessante approfondimento valutare le prestazioni ironman in base a queste nuove conoscenze tecnologiche che sarebbero in grado di scrivere una classifica prestativa di valore scientifico e non meramente cronometrico, che manca di rispetto al valore degli atleti, ai quali mancavano per esempio 40/80W solo per il mezzo meccanico. Cari tecnici di triathlon, che ne pensate di testare bici vintage di ogni stagione e di stilare una bella classifica delle migliori prestazioni cronometriche ironman? Mettiamo a frutto le nuove tecnologie targate FITri, non vedo l’ora di leggere una classifica fondata su dati scientifici nel rispetto del valori assoluti e non sulla lista della spesa condita di chiacchiere da bar.

Rimane da chiedersi come mai siano cresciuti del 60% i partecipanti a questo corso e invece siano calati a zero i partecipanti italiani ai Mondiali Age Group, ma questa è un’altra storia perché a certe gare non basta iscriversi e partecipare per portare a casa una medaglia. Ci vogliono doti, impegno, un investimento complessivo di risorse umane e tecniche di valore immenso. Ricordo che in un recente passato gli atleti Age Group in odore di medaglie erano sponsorizzati dalla federazione anche per i collegiali oltre che per le trasferte europee e iridate. Ricordo nel 2002 di atleti elite, anche dei gruppi militari, dirottati tra gli AG con operazioni al limite del Regolamento Internazionale per la ragion di stato, per le medaglie da vantare con il CONI appunto. Oggi come oggi invece l’investimento è tutto sulle spalle dell’atleta, nonostante la medaglia vada appunto ad arricchire il medagliere e quindi tutto il nostro movimento. Uno sviluppo al contrario di cui non si capisce veramente il motivo, dati i fattori di crescita riscontrati in tutto il pianeta triathlon e quindi la presenza di talento e di liquidità. Sarà anche questo un provvedimento ad personam?

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