Mute Triathlon

La vergognosa sagra dei furbetti al campionato italiano di duathlon no-draft a.g. di Rivergaro

Vergogna a Rivergaro

Si sono assegnati Domenica a Rivergaro i titoli di duathlon no draft A.g. , ma la gara passerà alla “storia” come una “seconda Viverone 2008” con un finale però diverso.

Ricordiamo che in quell’edizione dei campionati italiani di lungo l’allora Presidente Emilio Di Toro decise di annullare l’assegnazione dei titoli Age Group per via delle vergognose scie che avevano caratterizzato la gara. A Rivergaro quest’anno la situazione si è ripetuta in maniera altrettanto scandalosa, ma i titoli sono stati comunque assegnati . La classifica finale è un vero e proprio bollettino di guerra con diversi ammoniti e squalificati.

Per dovere di cronaca indichiamo solo il link delle classifiche : http://www.piacenzatriathlon.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=611:classifica-2015&Itemid=41
Chiediamo scusa a chi ha gareggiato correttamente e che si meriterebbe una cronaca che renda giusto onore al suo risultato, ma quanto accaduto a Rivergaro merita una riflessione importante.

Quella che sarebbe dovuta essere una festa per movimento A.G. ,che avrebbe dovuto incoronare i campioni italiani di specialità , si è trasformata invece in una serie infinita di polemiche che ancora a distanza di giorni non si è placata. Su Facebook sono stati pubblicati un video e alcune foto che non lasciano dubbi sul comportamento vergognoso e volutamente scorretto di moltissimi atleti che, nella maggior parte dei casi è riuscita a farla franca. Pubblichiamo due dei tanti messaggi indignati da parte di atleti , il primo a firma di Federico Banti , atleta del Cano Triathlon, è stato inviato alla Fitri, mentre il secondo è uno sfogo di una atleta :

Buongiorno, Mi chiamo Federico Banti, tesserato per la Canottieri Mincio Gruppi sportivi di Mantova.Ho purtroppo da presentare un esposto sull’operato sia dell’organizzazione, sia quella dei giudici relativo alla gara di Campionato italiano No-Draft di duathlon classico svoltasi a Rivergaro in data 03/05/2015. Questa mia lettera ha lo scopo di portare dei suggerimenti in vista di altre future gare no-draft.

Per quanto riguarda la frazione di ciclismo, da regolamento della gare No-draft, la chiusura al traffico è OBBLIGATORIA, cosa che non si è verificata: automobili sia nella direzione del percorso, sia in senso contrario, erano presenti, alcune addirittura hanno rallentato gli atleti. Questa situazione non mi pare normale!

Per quanto riguarda l’operato dei giudici, il sottoscritto di solito difende a spada tratta le decisioni prese dagli stessi, soprattutto le sanzioni per scia. A Rivergaro, secondo me, le sanzioni comminate agli atleti che si trovavano in grupponi erano nella maggior parte dei casi giuste. Quello invece che trovo INACCETTABILE è che i giudici in moto non comunichino agli atleti l’eventuale infrazione di scia con i sistemi previsti da regolamento: ovvero esposizione CHIARA del cartellino giallo, o chiamata del numero di pettorale (naturalmente fatta salva la sicurezza in gara). Non è possibile che una volta raggiunta la zona cambio, un atleta possa avere il minimo dubbio di una eventuale sanzione pendente. Non a caso durante la gara molti dei sanzionati NON INFORMATI non si sono fermati al penalty-box (me compreso), convinti di non avere alcuna sanzione pendente. Sul tabellone erano si esposti i numeri di pettorale dei sanzionati, ma erano scritti in caratteri minuscoli, ed un atleta per controllarli, si sarebbe dovuto fermare , perdere preziosi secondi ed eventualmente ripartire. In sostanza, la possibilità di sanare la posizione non è stata evidenziata in modo adeguato dai giudici.

Io non ho mai contestato un giudice per una sanzione in 23 anni da triatleta, ma scoprire a fine gara di essere squalificati per mancata segnalazione da parte dei giudici di una sanzione non mi pare corretto. Se fossi stato informato in modo adeguato e da regolamento, ovviamente mi sarei fermato al penalty-box a scontare i miei 4 minuti, senza battere ciglio.

Quando gareggio all’estero, una situazione del genere non mi è mai capitata. Le modalità con cui si viene informati di eventuali sanzioni sono fin troppo evidenti (cartellini di vari colori e chiamata del pettorale), e l’atleta, a fine frazione di ciclismo, conosce la propria situazione: se dovrà sanare l’infrazione fermandosi al penalty-box, oppure se è libero da pendenze.

Un triathleta arrabbiato e deluso dal triathlon italiano.

Federico Banti

Ciao Marco, sono Francesca Fracassi dei Road runners. Ho letto che vorresti pubblicare i commenti dei partecipanti a rivergaro e vorrei dare il mio contributo, perché ieri e oggi ripensando alla gara sono stata male e non è giusto.
Ieri tutte le donne che mi hanno superato erano in gruppi di tante persone, che sarebbero stati ben visibili se i giudici fossero passati più di una sola volta come hanno fatto durante la frazione di bici delle donne. I gruppi erano addirittura di uomini e donne insieme. Quando mi sorpassavano ero così piena di rabbia che le lacrime mi si fermavano in gola. Io faccio tanti sacrifici per lavorare e allenarmi e l’unica cosa che mi interessa è divertirmi e vivere uno sport pulito e con belle persone. Che senso ha passare il giorno della gara e i successivi a stare male perché mi sento presa in giro da giudici disinteressati? Ha senso riiscriversi?
Spero che tu pubblichi il mio pensiero, perché oltre a tanti furbi, domenica ci sono stati anche tanti onesti che sono stati presi in giro. Grazie Francesca
Tralasciamo di riportare altre testimonianze e altri commenti riguardanti pasta party e altre presunte mancanze contestate all’organizzazione, per analizzare quello che è il succo del discorso: L’ONESTA’ DEGLI ATLETI.
Il triathlon è nato no draft , l’introduzione della scia è avvenuta soprattutto per le continue polemiche a fine gara legate al rispetto del no draft e la situazione negli anni è andata addirittura peggiorando. I problemi sono diversi, sedi stradali non adeguate, chiusura totale del traffico non rispettata, ma soprattutto DISONESTA’ degli atleti e POCA CONOSCENZA del regolamento.
Il fatto paradossale  è che diversi atleti definiscono il no draft la vera essenza del triathlon, si professano paladini di questa modalità e poi alla prima occasione fanno i furbi. Altri invece non conoscono a pieno le regole delle gare senza scia, pedalando a centro strada, superando sulla destra o impedendo il sorpasso agli altri concorrenti. Sappiamo benissimo che in Italia vige la mentalità secondo la quale quando non ci sono controlli o si è certi di farla franca si infrangono le regole, il tutto poi legittimato dal solito ragionamento “se lo fanno gli altri perchè anche io non dovrei?”.  Succede poi che quando ci sono alcuni controlli e la mannaia dei giudici miete numerose vittime , si scateni il finimondo !
A Rivergaro si è toccato il fondo, quando ci sono in palio titoli e punti che contano gli atleti non guardano in faccia a nessuno, vale tutto! Si è assistito allo show delle invasioni di corsia (con auto che arrivavano in senso opposto), gruppi SCANDALOSI, addirittura compagni di squadra che hanno organizzato veri e propri trenini, sorpassi a destra… Molti hanno lamentato la presenza di pochi giudici e moltissimo caos al penality box.
Sinceramente c’è da chiedersi se il delegato tecnico abbia pensato alle problematiche che potevano scaturire da una gara no draft, il posizionamento del penality box era poco azzeccato, la segnalazione dei numeri dei penalizzati a dir poco improvvisata, non a caso in diversi hanno affermato di non aver visto il proprio numero segnato. Sicuramente insufficiente il numero dei giudici, una gara di importanza come un campionato italiano no draft deve avere massima importanza e quindi va preventivato un  numero di giudici elevato.  Questo aspetto a Rivergaro , a detta degli atleti, è stato sottovalutato, in diversi hanno lamentato la quasi totale assenza di controlli e hanno parlato di moto dei giudici che sono passate a forte velocità e in diversi casi sono state elevate sanzioni  senza mostrare alcun cartellino (con relativi problemi poi in fase di penality box). Le pur numerose ammonizioni / squalifiche per scia non sono però che la punta dell’ iceberg, in diversi l’hanno fatta franca e nel mucchio dei sanzionati è finito qualche innocente.
Naturalmente le colpe di questa figuraccia sono per la quasi totalità da addebitare agli atleti, sempre pronti a infrangere le regole , soprattutto quando in palio c’è qualche cosa, poi sicuramente a chi ha sottovalutato la situazione non predisponendo una vera a propria task force di giudici e a chi  non ha saputo poi gestire la situazione creatasi. Ci sarebbe voluto un altro Emilio Di Toro che prendesse la decisione di invalidare la gara, ma il presidente Fitri difficilmente si trova sui campi gara , già lo scorso anno la federazione aveva in toto disertato l’evento, quest’anno per lo meno erano presenti i consiglieri federali Ezio Rossero  e Andrea Libanore, mentre il presidente era in Puglia.

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La vergognosa sagra dei furbetti al campionato italiano di duathlon no-draft a.g. di Rivergaro

7th maggio, 2015

Vergogna a Rivergaro

Si sono assegnati Domenica a Rivergaro i titoli di duathlon no draft A.g. , ma la gara passerà alla “storia” come una “seconda Viverone 2008” con un finale però diverso.

Ricordiamo che in quell’edizione dei campionati italiani di lungo l’allora Presidente Emilio Di Toro decise di annullare l’assegnazione dei titoli Age Group per via delle vergognose scie che avevano caratterizzato la gara. A Rivergaro quest’anno la situazione si è ripetuta in maniera altrettanto scandalosa, ma i titoli sono stati comunque assegnati . La classifica finale è un vero e proprio bollettino di guerra con diversi ammoniti e squalificati.

Per dovere di cronaca indichiamo solo il link delle classifiche : http://www.piacenzatriathlon.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=611:classifica-2015&Itemid=41
Chiediamo scusa a chi ha gareggiato correttamente e che si meriterebbe una cronaca che renda giusto onore al suo risultato, ma quanto accaduto a Rivergaro merita una riflessione importante.

Quella che sarebbe dovuta essere una festa per movimento A.G. ,che avrebbe dovuto incoronare i campioni italiani di specialità , si è trasformata invece in una serie infinita di polemiche che ancora a distanza di giorni non si è placata. Su Facebook sono stati pubblicati un video e alcune foto che non lasciano dubbi sul comportamento vergognoso e volutamente scorretto di moltissimi atleti che, nella maggior parte dei casi è riuscita a farla franca. Pubblichiamo due dei tanti messaggi indignati da parte di atleti , il primo a firma di Federico Banti , atleta del Cano Triathlon, è stato inviato alla Fitri, mentre il secondo è uno sfogo di una atleta :

Buongiorno, Mi chiamo Federico Banti, tesserato per la Canottieri Mincio Gruppi sportivi di Mantova.Ho purtroppo da presentare un esposto sull’operato sia dell’organizzazione, sia quella dei giudici relativo alla gara di Campionato italiano No-Draft di duathlon classico svoltasi a Rivergaro in data 03/05/2015. Questa mia lettera ha lo scopo di portare dei suggerimenti in vista di altre future gare no-draft.

Per quanto riguarda la frazione di ciclismo, da regolamento della gare No-draft, la chiusura al traffico è OBBLIGATORIA, cosa che non si è verificata: automobili sia nella direzione del percorso, sia in senso contrario, erano presenti, alcune addirittura hanno rallentato gli atleti. Questa situazione non mi pare normale!

Per quanto riguarda l’operato dei giudici, il sottoscritto di solito difende a spada tratta le decisioni prese dagli stessi, soprattutto le sanzioni per scia. A Rivergaro, secondo me, le sanzioni comminate agli atleti che si trovavano in grupponi erano nella maggior parte dei casi giuste. Quello invece che trovo INACCETTABILE è che i giudici in moto non comunichino agli atleti l’eventuale infrazione di scia con i sistemi previsti da regolamento: ovvero esposizione CHIARA del cartellino giallo, o chiamata del numero di pettorale (naturalmente fatta salva la sicurezza in gara). Non è possibile che una volta raggiunta la zona cambio, un atleta possa avere il minimo dubbio di una eventuale sanzione pendente. Non a caso durante la gara molti dei sanzionati NON INFORMATI non si sono fermati al penalty-box (me compreso), convinti di non avere alcuna sanzione pendente. Sul tabellone erano si esposti i numeri di pettorale dei sanzionati, ma erano scritti in caratteri minuscoli, ed un atleta per controllarli, si sarebbe dovuto fermare , perdere preziosi secondi ed eventualmente ripartire. In sostanza, la possibilità di sanare la posizione non è stata evidenziata in modo adeguato dai giudici.

Io non ho mai contestato un giudice per una sanzione in 23 anni da triatleta, ma scoprire a fine gara di essere squalificati per mancata segnalazione da parte dei giudici di una sanzione non mi pare corretto. Se fossi stato informato in modo adeguato e da regolamento, ovviamente mi sarei fermato al penalty-box a scontare i miei 4 minuti, senza battere ciglio.

Quando gareggio all’estero, una situazione del genere non mi è mai capitata. Le modalità con cui si viene informati di eventuali sanzioni sono fin troppo evidenti (cartellini di vari colori e chiamata del pettorale), e l’atleta, a fine frazione di ciclismo, conosce la propria situazione: se dovrà sanare l’infrazione fermandosi al penalty-box, oppure se è libero da pendenze.

Un triathleta arrabbiato e deluso dal triathlon italiano.

Federico Banti

Ciao Marco, sono Francesca Fracassi dei Road runners. Ho letto che vorresti pubblicare i commenti dei partecipanti a rivergaro e vorrei dare il mio contributo, perché ieri e oggi ripensando alla gara sono stata male e non è giusto.
Ieri tutte le donne che mi hanno superato erano in gruppi di tante persone, che sarebbero stati ben visibili se i giudici fossero passati più di una sola volta come hanno fatto durante la frazione di bici delle donne. I gruppi erano addirittura di uomini e donne insieme. Quando mi sorpassavano ero così piena di rabbia che le lacrime mi si fermavano in gola. Io faccio tanti sacrifici per lavorare e allenarmi e l’unica cosa che mi interessa è divertirmi e vivere uno sport pulito e con belle persone. Che senso ha passare il giorno della gara e i successivi a stare male perché mi sento presa in giro da giudici disinteressati? Ha senso riiscriversi?
Spero che tu pubblichi il mio pensiero, perché oltre a tanti furbi, domenica ci sono stati anche tanti onesti che sono stati presi in giro. Grazie Francesca
Tralasciamo di riportare altre testimonianze e altri commenti riguardanti pasta party e altre presunte mancanze contestate all’organizzazione, per analizzare quello che è il succo del discorso: L’ONESTA’ DEGLI ATLETI.
Il triathlon è nato no draft , l’introduzione della scia è avvenuta soprattutto per le continue polemiche a fine gara legate al rispetto del no draft e la situazione negli anni è andata addirittura peggiorando. I problemi sono diversi, sedi stradali non adeguate, chiusura totale del traffico non rispettata, ma soprattutto DISONESTA’ degli atleti e POCA CONOSCENZA del regolamento.
Il fatto paradossale  è che diversi atleti definiscono il no draft la vera essenza del triathlon, si professano paladini di questa modalità e poi alla prima occasione fanno i furbi. Altri invece non conoscono a pieno le regole delle gare senza scia, pedalando a centro strada, superando sulla destra o impedendo il sorpasso agli altri concorrenti. Sappiamo benissimo che in Italia vige la mentalità secondo la quale quando non ci sono controlli o si è certi di farla franca si infrangono le regole, il tutto poi legittimato dal solito ragionamento “se lo fanno gli altri perchè anche io non dovrei?”.  Succede poi che quando ci sono alcuni controlli e la mannaia dei giudici miete numerose vittime , si scateni il finimondo !
A Rivergaro si è toccato il fondo, quando ci sono in palio titoli e punti che contano gli atleti non guardano in faccia a nessuno, vale tutto! Si è assistito allo show delle invasioni di corsia (con auto che arrivavano in senso opposto), gruppi SCANDALOSI, addirittura compagni di squadra che hanno organizzato veri e propri trenini, sorpassi a destra… Molti hanno lamentato la presenza di pochi giudici e moltissimo caos al penality box.
Sinceramente c’è da chiedersi se il delegato tecnico abbia pensato alle problematiche che potevano scaturire da una gara no draft, il posizionamento del penality box era poco azzeccato, la segnalazione dei numeri dei penalizzati a dir poco improvvisata, non a caso in diversi hanno affermato di non aver visto il proprio numero segnato. Sicuramente insufficiente il numero dei giudici, una gara di importanza come un campionato italiano no draft deve avere massima importanza e quindi va preventivato un  numero di giudici elevato.  Questo aspetto a Rivergaro , a detta degli atleti, è stato sottovalutato, in diversi hanno lamentato la quasi totale assenza di controlli e hanno parlato di moto dei giudici che sono passate a forte velocità e in diversi casi sono state elevate sanzioni  senza mostrare alcun cartellino (con relativi problemi poi in fase di penality box). Le pur numerose ammonizioni / squalifiche per scia non sono però che la punta dell’ iceberg, in diversi l’hanno fatta franca e nel mucchio dei sanzionati è finito qualche innocente.
Naturalmente le colpe di questa figuraccia sono per la quasi totalità da addebitare agli atleti, sempre pronti a infrangere le regole , soprattutto quando in palio c’è qualche cosa, poi sicuramente a chi ha sottovalutato la situazione non predisponendo una vera a propria task force di giudici e a chi  non ha saputo poi gestire la situazione creatasi. Ci sarebbe voluto un altro Emilio Di Toro che prendesse la decisione di invalidare la gara, ma il presidente Fitri difficilmente si trova sui campi gara , già lo scorso anno la federazione aveva in toto disertato l’evento, quest’anno per lo meno erano presenti i consiglieri federali Ezio Rossero  e Andrea Libanore, mentre il presidente era in Puglia.
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