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IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO

sport e scuola

Proprio in questi  giorni si terrà presso l’Università di Trento il workshop avente ad oggetto  IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO.

http://webmagazine.unitn.it/evento/ateneo/3962/il-ruolo-dello-sport-nel-sistema-universitario-italiano . Questo argomento è di primaria importanza per lo sviluppo dello sport in generale,  ma soprattutto per la nostra disciplina.

Per approfondire  l’argomento abbiamo il piacere di pubblicare il contributo di Marco Guglielmetti. Triathlonmania si rende disponibile a dare la massima visibilità a tutte le realtà universitarie già impegnante nel  Triathlon che vorranno condividere la loro esperienza.

 

a cura di Marco Guglielmetti

Cari Lettori, nel ringraziare preliminarmente la redazione di Triathlonmania per lo spazio dedicatomi, volevo sottoporre alla vostra attenzione l’importanza, ma al tempo stesso la difficoltà, di riuscire a conciliare lo sport praticato ad alto livello con l’istruzione universitaria.

Per quanto riguarda le linee generali e gli obiettivi che mi prefiggo di raggiungere, ho preso spunto da un interessante Documento di Lavoro del Parlamento Europeo risalente al 2004 ed intitolato: Conciliare lo sport e l’istruzione – Sostegno agli atleti dei paesi membri della UE.

Vi sembrerà datato, ma è invece ancora attualissimo nel nostro paese visti i pochi sviluppi che ci sono stati nel settore di cui ci si occupa.

Nel suddetto documento gli autori si erano prefissati l’obiettivo di comparare le scelte politiche dei vari paesi membri per conciliare lo sport e l’istruzione e di individuare quali siano le opportunità di formazione e le prospettive professionali a lungo termine disponibili per gli atleti professionisti e semi-professionisti al termine della loro carriera sportiva.

Per non annoiarvi evito di dilungarmi sui risultati del documento limitandomi a dire che, con estremo rammarico, è emerso come gli altri paesi membri della UE si siano fatti parte diligente ed interessati a questo argomento con largo anticipo rispetto a noi, con tutte le ovvie conseguenze in termini di risultati.

Ma veniamo a noi, oggi come oggi, è evidente come lo sport sia divenuto sempre più un’attività commerciale ed il numero di atleti professionisti e semiprofessionisti sia cresciuto in modo significativo.

Infatti, per avere successo gli atleti sono costretti, sin dalla giovane età, a dedicare tempo ed energie quasi esclusivamente all’allenamento e all’attività agonistica, spesso a scapito della loro istruzione.

La tendenza generale è stata quella di concentrarsi su obiettivi a breve termine, nella ricerca del successo sportivo, ignorando quale sarà la vita dopo la carriera sportiva.

Di conseguenza, molti atleti sono giunti al termine della loro carriera sportiva da professionisti ritrovandosi senza le qualifiche accademiche o professionali necessarie e sufficienti tali da consentire un corretto inserimento nel mondo del lavoro.

Il mio interesse è pertanto volto a sollecitare le istituzioni a promuovere le migliori iniziative per assistere gli atleti nell’ambito della loro istruzione superiore e universitaria:

· iniziative destinate a giovani atleti di talento a livello di scuola superiore;

· quote per l’ammissione degli atleti alle Università;

· flessibilità nell’ambito del sistema universitario (ad esempio in relazione agli orari delle lezioni, alle scadenze degli incarichi assegnati, alla programmazione degli esami, ecc.);

· borse di studio;

· assistenza generale (economica e di altro tipo) per gli atleti che desiderano conciliare la carriera sportiva e lo studio.

Se pur bisogna dare atto che si stanno sviluppando ottime iniziative per la promozione dei giovani atleti con l’istituzione dei Licei Sportivi, a livello Universitario ancora gli atleti riescono a trovare assistenza solo attraverso i centri sportivi universitari (CUS) e comunque, quasi sempre, a livello dilettantistico.

Tuttavia, e salvo rare eccezioni, non sono previste borse di studio universitarie appositamente concepite per gli atleti né risultano quote per facilitare l’ammissione degli atleti alle Università.

Infatti, iniziative specifiche per venire incontro alle esigenze degli atleti/studenti vengono attuate soltanto in alcune Università, di cui vi evidenzio, solo a titolo esemplificativo, quelle che ritengo le più significative:

  • Università Luiss – (PROGETTO STUDIO E SPORT);
  • Università di Trento – (PROGETTO TOPSPORT), dove, peraltro, fondamentale è il contributo del nostro collega-triathleta Degasperi;
  • Università di Pavia – (COLLEGE REMIERO);
  • Università degli Studi dell’Insubria di Varese (COLLEGE SPORTIVO UNIVERSITARIO – ATLETICA LEGGERA E CANOTTAGGIO);
  • Università di Udine (Convenzione con la FEDERAZIONE ITALIANA TRIATHLON dell’agosto 2014).

Mai come in questo periodo storico è importante per un atleta ottenere nel corso della propria carriera sportiva le qualifiche accademiche o professionali necessarie e sufficienti a consentire un corretto inserimento nel mondo del lavoro.

Ed infatti, non sono a mio avviso sufficienti le iniziative, seppur virtuose, tese a risolvere il problema a posteriori:

  • Assegno Straordinario Vitalizio, intitolato “Giulio Onesti”, da attribuire agli sportivi italiani che nel corso della loro carriera abbiano onorato la Patria, anche conseguendo un titolo di rilevanza internazionale in ambito professionistico o dilettantistico, e che versino in condizione di grave disagio economico;
  • Convenzione Coni/Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, volta a sostenere con impegno l’educazione al lavoro di atleti disoccupati, stimolando la condivisione dei valori sportivi all’interno dell’ambiente aziendale.

Il problema va risolto all’origine e, a livello di fattibilità, ravvedo nelle Università il vettore per costituire gruppi sportivi in grado di accompagnare i giovani talenti ad ambire a competere anche in campo internazionale, dando quindi man forte all’ottimo lavoro già svolto dai Gruppi Sportivi Militari, ma senza per questo rinunciare ad una formazione accademica che – a carriera terminata – ritornerà molto utile.

Senza contare che proprio in questo periodo c’è molta attenzione su questo argomento:

  • Il nuovo programma ERASMUS +, dove per la prima volta è stato incluso anche lo sport;
  • Dichiarazione su Innovazione, Università e Sport sottoscritta a fine 2013 da CRUI, MIUR, Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio, CUSI, FISU e da molti rappresentanti istituzionali ed accademici;
  • La XII Conferenza sulle carriere duplici dell’11 settembre 2014 svoltasi a Roma;
  • Workshop organizzato dall’Università di Trento: IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO che si terrà proprio in questi giorni (12-13 marzo 2015).

Trattasi di progetti e dichiarazioni di intenti molto interessanti ma, a mio avviso, la chiave di volta per introdurre in Italia (ed in tempi brevi) il modello dei College Universitari anglosassoni non può non ravvisarsi nella collaborazione diretta e fattiva con le Federazioni di riferimento.

Dallo studio da me effettuato, la suddetta impostazione è già stata utilizzata con successo dalla Federazione Italiana Atletica Leggera (FIDAL) e dalla Federazione Italiana Canottaggio (FIC) di concerto con l’Università degli Studi di Varese e Como (INSUBRIA).

La predetta Facoltà ha messo a disposizione borse di studio e fornito alloggi agli studenti-atleti più meritevoli (provenienti anche da altre regioni) nonché tutors per agevolare lo studio e previsto sessioni di esami adatti agli impegni delle gare con ciò mostrando sensibilità sull’argomento.

Anche la Federazione ha fatto la sua parte e, oltre ad individuare, con oneri a proprio carico, un direttore tecnico incaricato di supervisionare la preparazione agonistica degli atleti, ha fornito supporti logistici.

Ancora, a riprova della bontà del progetto, il College di Mezzofondo dell’Insubria è formalmente diventato anche Centro Tecnico Nazionale di Atletica Leggera.

Ritengo che il modello di impostazione utilizzato dalla FIDAL/INSUBRIA sia un ottimo spunto di riflessione nonché modello ed esempio da promuovere e, ove possibile, da integrare e migliorare.

Per quanto riguarda il Triathlon, sarà pertanto interessante verificare gli effetti e gli sviluppi della convenzione che la FITRI ha sottoscritto con l’Università di Udine nell’agosto 2014 rispetto ai modelli applicati dalle altre Federazioni.

Altrettanto importante sarà dare la massima visibilità alle già numerose realtà che, in fase embrionale o già perfettamente strutturate, si stanno sviluppando sul territorio nazionale nella disciplina del Triathlon:

CUS BARI – CUS BRESCIA – CUS CATANIA – CUS CASERTA – CUS FERRARA – CUS NAPOLI -CUS PARMA – CUS PADOVA – CUS PRO PATRIA MILANO – CUS TORINO – CUS UDINE – CUS VERONA – UNI.SPORT TRENTO.

Auspico, pertanto, un interesse sempre maggiore da parte della FITRI all’argomento che ritengo fondamentale per lo sviluppo del nostro sport.

Senza contare che – soprattutto tramite l’educazione e la possibilità di creare ai nostri giovani talenti delle prospettive che vadano oltre la carriera sportiva – si può contribuire ad abbattere una volta per tutte la piaga del doping.

Infatti, il doping attecchisce molto più facilmente su soggetti che non hanno altra prospettiva di guadagno che non quella che derivi dall’attività di atleta professionista.

Bisogna far capire ai nostri giovani che lo sport praticato ad alto livello deve essere inteso come un momento bellissimo della vita a cui farà seguito un’altra fase altrettanto stimolante ma, per consentire che ciò accada, dobbiamo consentirgli di formarsi ed istruirsi nel modo migliore.

Buon proseguimento di lettura su Triathlonmania e sportivi saluti a tutti.

 

 

 

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IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO

12th marzo, 2015

sport e scuola

Proprio in questi  giorni si terrà presso l’Università di Trento il workshop avente ad oggetto  IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO.

http://webmagazine.unitn.it/evento/ateneo/3962/il-ruolo-dello-sport-nel-sistema-universitario-italiano . Questo argomento è di primaria importanza per lo sviluppo dello sport in generale,  ma soprattutto per la nostra disciplina.

Per approfondire  l’argomento abbiamo il piacere di pubblicare il contributo di Marco Guglielmetti. Triathlonmania si rende disponibile a dare la massima visibilità a tutte le realtà universitarie già impegnante nel  Triathlon che vorranno condividere la loro esperienza.

 

a cura di Marco Guglielmetti

Cari Lettori, nel ringraziare preliminarmente la redazione di Triathlonmania per lo spazio dedicatomi, volevo sottoporre alla vostra attenzione l’importanza, ma al tempo stesso la difficoltà, di riuscire a conciliare lo sport praticato ad alto livello con l’istruzione universitaria.

Per quanto riguarda le linee generali e gli obiettivi che mi prefiggo di raggiungere, ho preso spunto da un interessante Documento di Lavoro del Parlamento Europeo risalente al 2004 ed intitolato: Conciliare lo sport e l’istruzione – Sostegno agli atleti dei paesi membri della UE.

Vi sembrerà datato, ma è invece ancora attualissimo nel nostro paese visti i pochi sviluppi che ci sono stati nel settore di cui ci si occupa.

Nel suddetto documento gli autori si erano prefissati l’obiettivo di comparare le scelte politiche dei vari paesi membri per conciliare lo sport e l’istruzione e di individuare quali siano le opportunità di formazione e le prospettive professionali a lungo termine disponibili per gli atleti professionisti e semi-professionisti al termine della loro carriera sportiva.

Per non annoiarvi evito di dilungarmi sui risultati del documento limitandomi a dire che, con estremo rammarico, è emerso come gli altri paesi membri della UE si siano fatti parte diligente ed interessati a questo argomento con largo anticipo rispetto a noi, con tutte le ovvie conseguenze in termini di risultati.

Ma veniamo a noi, oggi come oggi, è evidente come lo sport sia divenuto sempre più un’attività commerciale ed il numero di atleti professionisti e semiprofessionisti sia cresciuto in modo significativo.

Infatti, per avere successo gli atleti sono costretti, sin dalla giovane età, a dedicare tempo ed energie quasi esclusivamente all’allenamento e all’attività agonistica, spesso a scapito della loro istruzione.

La tendenza generale è stata quella di concentrarsi su obiettivi a breve termine, nella ricerca del successo sportivo, ignorando quale sarà la vita dopo la carriera sportiva.

Di conseguenza, molti atleti sono giunti al termine della loro carriera sportiva da professionisti ritrovandosi senza le qualifiche accademiche o professionali necessarie e sufficienti tali da consentire un corretto inserimento nel mondo del lavoro.

Il mio interesse è pertanto volto a sollecitare le istituzioni a promuovere le migliori iniziative per assistere gli atleti nell’ambito della loro istruzione superiore e universitaria:

· iniziative destinate a giovani atleti di talento a livello di scuola superiore;

· quote per l’ammissione degli atleti alle Università;

· flessibilità nell’ambito del sistema universitario (ad esempio in relazione agli orari delle lezioni, alle scadenze degli incarichi assegnati, alla programmazione degli esami, ecc.);

· borse di studio;

· assistenza generale (economica e di altro tipo) per gli atleti che desiderano conciliare la carriera sportiva e lo studio.

Se pur bisogna dare atto che si stanno sviluppando ottime iniziative per la promozione dei giovani atleti con l’istituzione dei Licei Sportivi, a livello Universitario ancora gli atleti riescono a trovare assistenza solo attraverso i centri sportivi universitari (CUS) e comunque, quasi sempre, a livello dilettantistico.

Tuttavia, e salvo rare eccezioni, non sono previste borse di studio universitarie appositamente concepite per gli atleti né risultano quote per facilitare l’ammissione degli atleti alle Università.

Infatti, iniziative specifiche per venire incontro alle esigenze degli atleti/studenti vengono attuate soltanto in alcune Università, di cui vi evidenzio, solo a titolo esemplificativo, quelle che ritengo le più significative:

  • Università Luiss – (PROGETTO STUDIO E SPORT);
  • Università di Trento – (PROGETTO TOPSPORT), dove, peraltro, fondamentale è il contributo del nostro collega-triathleta Degasperi;
  • Università di Pavia – (COLLEGE REMIERO);
  • Università degli Studi dell’Insubria di Varese (COLLEGE SPORTIVO UNIVERSITARIO – ATLETICA LEGGERA E CANOTTAGGIO);
  • Università di Udine (Convenzione con la FEDERAZIONE ITALIANA TRIATHLON dell’agosto 2014).

Mai come in questo periodo storico è importante per un atleta ottenere nel corso della propria carriera sportiva le qualifiche accademiche o professionali necessarie e sufficienti a consentire un corretto inserimento nel mondo del lavoro.

Ed infatti, non sono a mio avviso sufficienti le iniziative, seppur virtuose, tese a risolvere il problema a posteriori:

  • Assegno Straordinario Vitalizio, intitolato “Giulio Onesti”, da attribuire agli sportivi italiani che nel corso della loro carriera abbiano onorato la Patria, anche conseguendo un titolo di rilevanza internazionale in ambito professionistico o dilettantistico, e che versino in condizione di grave disagio economico;
  • Convenzione Coni/Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, volta a sostenere con impegno l’educazione al lavoro di atleti disoccupati, stimolando la condivisione dei valori sportivi all’interno dell’ambiente aziendale.

Il problema va risolto all’origine e, a livello di fattibilità, ravvedo nelle Università il vettore per costituire gruppi sportivi in grado di accompagnare i giovani talenti ad ambire a competere anche in campo internazionale, dando quindi man forte all’ottimo lavoro già svolto dai Gruppi Sportivi Militari, ma senza per questo rinunciare ad una formazione accademica che – a carriera terminata – ritornerà molto utile.

Senza contare che proprio in questo periodo c’è molta attenzione su questo argomento:

  • Il nuovo programma ERASMUS +, dove per la prima volta è stato incluso anche lo sport;
  • Dichiarazione su Innovazione, Università e Sport sottoscritta a fine 2013 da CRUI, MIUR, Ufficio Sport della Presidenza del Consiglio, CUSI, FISU e da molti rappresentanti istituzionali ed accademici;
  • La XII Conferenza sulle carriere duplici dell’11 settembre 2014 svoltasi a Roma;
  • Workshop organizzato dall’Università di Trento: IL RUOLO DELLO SPORT NEL SISTEMA UNIVERSITARIO ITALIANO che si terrà proprio in questi giorni (12-13 marzo 2015).

Trattasi di progetti e dichiarazioni di intenti molto interessanti ma, a mio avviso, la chiave di volta per introdurre in Italia (ed in tempi brevi) il modello dei College Universitari anglosassoni non può non ravvisarsi nella collaborazione diretta e fattiva con le Federazioni di riferimento.

Dallo studio da me effettuato, la suddetta impostazione è già stata utilizzata con successo dalla Federazione Italiana Atletica Leggera (FIDAL) e dalla Federazione Italiana Canottaggio (FIC) di concerto con l’Università degli Studi di Varese e Como (INSUBRIA).

La predetta Facoltà ha messo a disposizione borse di studio e fornito alloggi agli studenti-atleti più meritevoli (provenienti anche da altre regioni) nonché tutors per agevolare lo studio e previsto sessioni di esami adatti agli impegni delle gare con ciò mostrando sensibilità sull’argomento.

Anche la Federazione ha fatto la sua parte e, oltre ad individuare, con oneri a proprio carico, un direttore tecnico incaricato di supervisionare la preparazione agonistica degli atleti, ha fornito supporti logistici.

Ancora, a riprova della bontà del progetto, il College di Mezzofondo dell’Insubria è formalmente diventato anche Centro Tecnico Nazionale di Atletica Leggera.

Ritengo che il modello di impostazione utilizzato dalla FIDAL/INSUBRIA sia un ottimo spunto di riflessione nonché modello ed esempio da promuovere e, ove possibile, da integrare e migliorare.

Per quanto riguarda il Triathlon, sarà pertanto interessante verificare gli effetti e gli sviluppi della convenzione che la FITRI ha sottoscritto con l’Università di Udine nell’agosto 2014 rispetto ai modelli applicati dalle altre Federazioni.

Altrettanto importante sarà dare la massima visibilità alle già numerose realtà che, in fase embrionale o già perfettamente strutturate, si stanno sviluppando sul territorio nazionale nella disciplina del Triathlon:

CUS BARI – CUS BRESCIA – CUS CATANIA – CUS CASERTA – CUS FERRARA – CUS NAPOLI -CUS PARMA – CUS PADOVA – CUS PRO PATRIA MILANO – CUS TORINO – CUS UDINE – CUS VERONA – UNI.SPORT TRENTO.

Auspico, pertanto, un interesse sempre maggiore da parte della FITRI all’argomento che ritengo fondamentale per lo sviluppo del nostro sport.

Senza contare che – soprattutto tramite l’educazione e la possibilità di creare ai nostri giovani talenti delle prospettive che vadano oltre la carriera sportiva – si può contribuire ad abbattere una volta per tutte la piaga del doping.

Infatti, il doping attecchisce molto più facilmente su soggetti che non hanno altra prospettiva di guadagno che non quella che derivi dall’attività di atleta professionista.

Bisogna far capire ai nostri giovani che lo sport praticato ad alto livello deve essere inteso come un momento bellissimo della vita a cui farà seguito un’altra fase altrettanto stimolante ma, per consentire che ciò accada, dobbiamo consentirgli di formarsi ed istruirsi nel modo migliore.

Buon proseguimento di lettura su Triathlonmania e sportivi saluti a tutti.

 

 

 

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