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“Il più sofisticato programma di doping di squadra della storia dello sport” Ecco il dossier che inchioda Lance Armstrong

Tratto da LA STAMPA.IT

Il più sofisticato programma di doping di squadra mai realizzato nella storia dello sport. Così è stato definito dall’Usada, l’agenzia antidoping americana, il ricorso a sostanze vietate da parte dell’ex ciclista statunitense Lance Armstrong – vincitore tra l’altro di sette Tour de France consecutivi, dal 1998 al 2005 – e della sua squadra di allota Us Postal. L’Usada ha finalmente trasmesso all’Uci (Federazione ciclistica internazionale) lo scottante dossier – quasi mille pagine – che quasi certamente porterà all’annullamento ufficiale di tutti i risultati ottenuti in quel periodo da Armstrong. L’Usada avrebbe fornito prove dettagliate sui programmi di doping sistematico per tutti i corridori componenti del team Us Postal, ma anche email e certificati di pagamento che confermerebbero l’uso, il traffico e il commercio di farmaci vietati nello sport. Sarebbero addirittura 26 le persone che hanno reso testimonianze preziose nell’inchesta dell’Usada, e fra queste ci sono ben undici ciclisti professionisti. Sei sono ancora in attività – Levi Leipheimer (Omega Pharma QuickStep), Christian Vande Velde (Garmin-Sharp), David Zabriskie (Garmin-Sharp), Tom Danielson (Garmin-Sharp), Michael Barry (Sky) e George Hincapie (Bmc) – e sono già stati sospesi dall’Usada (Barry e Hincapie hanno già annunciato il ritiro, gli altri potrebbero tornare a correre già in primavera poiché la prevedibile squalifica di 2 anni dovrebbe essere ridotta a 6 mesi grazie alla collaborazione fornita durante le indagini). Oltre ai 6 ciclisti ancora in attività, avrebbero confermato il doping di squadra altri 5 ex gregari di Armstrong e cioè Frankie Andreu, Tyler Hamilton, Floyd Landis, Stephen Swart e Jonathan Vaughters.
Clamorosa in particolare è stata la dichiarazione di George Hincapie, che era stato uno dei più fedeli compagni di Armstrong: “Per oltre 30 anni ho dedicato la mia vita al ciclismo. Sono sempre stato determinato a competere al più alto livello, in uno degli sport più impegnativi. Sono venuto a contatto con compagni di squadra diventati anche cari amici, manager e dirigenti di grande professionalità, tifosi meravigliosi. Ma all’inizio della mia carriera professionistica è diventato subito chiaro per me che, dato l’ampio uso di farmaci da parte della maggior parte dei ciclisti, non mi sarebbe stato possibile competere ai massimi livelli senza ricorrere al doping. Sono profondamente pentito di quella scelta e chiedo sinceramente scusa ai miei familiari, ai miei compagni di squadra e ai tifosi. Negli ultimi sei anni della mia carriera, dal 2006 in poi (Armstrong aveva vinto il suo ultimo Tour nel 2005 e si era poi ritirato, ndr), ho gareggiato pulito e non ho usato alcun farmaco per aumentare le mie prestazioni. Circa due anni fa sono stato avvicinato dagli investigatorifederali americani e più recentemente dall’Usada, che mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza personale. Ho capito che era meglio dire tutta la verità. Credo che il mio esempio possa servire anche negli altri sport. Per fortuna, l’uso di doping nello sport non è più così diffuso nella cultura del ciclismo e i giovani corridori non si trovano più di fronte alla stessa scelta che fui costretto a fare io. Ora voglio cambiare la mia vita e mi piacerebbe giocare un ruolo significativo nello sviluppo del ciclismo e incoraggiare i giovani che lo praticano a gareggiare e vincere rispettando le regole”.
Anche un altro ex gregario Armstrong, il canadese Michael Barry, dopo aver testimoniato contro il texano ha confessato ieri di aver fatto uso di doping tra il 2002 e il 2006: “Quando arrivai alla US Postal nel 2002 avevo realizzato il mio sogno di bambino, ma mi resi subito conto che quel mondo non era quello che avevo desiderato e immaginato. Il doping era una vera epidemia per il ciclismo. Mi sono dopato e adesso sono pentito di averlo fatto. Ho passato tante notti senza dormire, non riuscivo più a divertirmi con il ciclismo. Ma dal 2006 la mia vita è cambiata e sono diventato un paladino del ciclismo pulito, ho lottato contro il doping e posso garantire che oggi il ciclismo è uno sport più pulito e si può vincere anche senza barare. Chiedo perdono a tutti quelli che ho deluso, accetto la squalifica (intanto però si è già ritirato poche setimane fa dall’attività agonistica, ndr) e continuerò a lavorare per riconquistare la fiducia della gente e diffondere la lezione che ho imparato sulla mia pelle”.

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“Il più sofisticato programma di doping di squadra della storia dello sport” Ecco il dossier che inchioda Lance Armstrong

11th ottobre, 2012

Tratto da LA STAMPA.IT

Il più sofisticato programma di doping di squadra mai realizzato nella storia dello sport. Così è stato definito dall’Usada, l’agenzia antidoping americana, il ricorso a sostanze vietate da parte dell’ex ciclista statunitense Lance Armstrong – vincitore tra l’altro di sette Tour de France consecutivi, dal 1998 al 2005 – e della sua squadra di allota Us Postal. L’Usada ha finalmente trasmesso all’Uci (Federazione ciclistica internazionale) lo scottante dossier – quasi mille pagine – che quasi certamente porterà all’annullamento ufficiale di tutti i risultati ottenuti in quel periodo da Armstrong. L’Usada avrebbe fornito prove dettagliate sui programmi di doping sistematico per tutti i corridori componenti del team Us Postal, ma anche email e certificati di pagamento che confermerebbero l’uso, il traffico e il commercio di farmaci vietati nello sport. Sarebbero addirittura 26 le persone che hanno reso testimonianze preziose nell’inchesta dell’Usada, e fra queste ci sono ben undici ciclisti professionisti. Sei sono ancora in attività – Levi Leipheimer (Omega Pharma QuickStep), Christian Vande Velde (Garmin-Sharp), David Zabriskie (Garmin-Sharp), Tom Danielson (Garmin-Sharp), Michael Barry (Sky) e George Hincapie (Bmc) – e sono già stati sospesi dall’Usada (Barry e Hincapie hanno già annunciato il ritiro, gli altri potrebbero tornare a correre già in primavera poiché la prevedibile squalifica di 2 anni dovrebbe essere ridotta a 6 mesi grazie alla collaborazione fornita durante le indagini). Oltre ai 6 ciclisti ancora in attività, avrebbero confermato il doping di squadra altri 5 ex gregari di Armstrong e cioè Frankie Andreu, Tyler Hamilton, Floyd Landis, Stephen Swart e Jonathan Vaughters.
Clamorosa in particolare è stata la dichiarazione di George Hincapie, che era stato uno dei più fedeli compagni di Armstrong: “Per oltre 30 anni ho dedicato la mia vita al ciclismo. Sono sempre stato determinato a competere al più alto livello, in uno degli sport più impegnativi. Sono venuto a contatto con compagni di squadra diventati anche cari amici, manager e dirigenti di grande professionalità, tifosi meravigliosi. Ma all’inizio della mia carriera professionistica è diventato subito chiaro per me che, dato l’ampio uso di farmaci da parte della maggior parte dei ciclisti, non mi sarebbe stato possibile competere ai massimi livelli senza ricorrere al doping. Sono profondamente pentito di quella scelta e chiedo sinceramente scusa ai miei familiari, ai miei compagni di squadra e ai tifosi. Negli ultimi sei anni della mia carriera, dal 2006 in poi (Armstrong aveva vinto il suo ultimo Tour nel 2005 e si era poi ritirato, ndr), ho gareggiato pulito e non ho usato alcun farmaco per aumentare le mie prestazioni. Circa due anni fa sono stato avvicinato dagli investigatorifederali americani e più recentemente dall’Usada, che mi hanno chiesto di raccontare la mia esperienza personale. Ho capito che era meglio dire tutta la verità. Credo che il mio esempio possa servire anche negli altri sport. Per fortuna, l’uso di doping nello sport non è più così diffuso nella cultura del ciclismo e i giovani corridori non si trovano più di fronte alla stessa scelta che fui costretto a fare io. Ora voglio cambiare la mia vita e mi piacerebbe giocare un ruolo significativo nello sviluppo del ciclismo e incoraggiare i giovani che lo praticano a gareggiare e vincere rispettando le regole”.
Anche un altro ex gregario Armstrong, il canadese Michael Barry, dopo aver testimoniato contro il texano ha confessato ieri di aver fatto uso di doping tra il 2002 e il 2006: “Quando arrivai alla US Postal nel 2002 avevo realizzato il mio sogno di bambino, ma mi resi subito conto che quel mondo non era quello che avevo desiderato e immaginato. Il doping era una vera epidemia per il ciclismo. Mi sono dopato e adesso sono pentito di averlo fatto. Ho passato tante notti senza dormire, non riuscivo più a divertirmi con il ciclismo. Ma dal 2006 la mia vita è cambiata e sono diventato un paladino del ciclismo pulito, ho lottato contro il doping e posso garantire che oggi il ciclismo è uno sport più pulito e si può vincere anche senza barare. Chiedo perdono a tutti quelli che ho deluso, accetto la squalifica (intanto però si è già ritirato poche setimane fa dall’attività agonistica, ndr) e continuerò a lavorare per riconquistare la fiducia della gente e diffondere la lezione che ho imparato sulla mia pelle”.

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