Mute Triathlon

I “TOP” e i “FLOP” italiani del 2017

top e flop

La stagione 2017 è oramai andata in archivio , per alcuni è stata più che positiva, per altri non è stata di certo da incorniciare. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati tra gli azzurri:

ELITE UOMINI:

Sicuramente il 2017 non sarà ricordato come il più prolifico per questo settore. Quello che doveva essere la punta di diamante del movimento, Alessandro Fabian, dopo aver passato l’off season facendo capire una sua nuova avventura nella long distance, ( unica apparizione nel 70.3 di Pescara, fuori dal podio ), a parte un secondo posto in una WC di basso livello, non è stato in grado di dimostrarsi agli stessi livelli di qualche anno fa. Le sue ultime uscite in WC sono state disastrose.  Per l’azzurro , oramai quasi più impegnato nei sui video su facebook che sui campi gara, il 2018 non può essere corso ai livelli del 2017, si rischierebbe di compromettere la sua rincorsa alla terza olimpiade.

Dietro a Fabian la situazione non è delle migliori, Uccellari non ha praticamente calcato gli scenari internazionali , Stateff continua ad alternare prestazioni di livello con incredibili black out, conditi da diversi ritiri. La musica nelle WTS è totalmente diversa rispetto alle WC, senza un ulteriore salto di livello e soprattutto costanza, il giovane romano rischia di andare a sbattere contro un muro. Pozzatti è atteso al salto di qualità e sembrerebbe l’unica alternativa credibile ad alto livello. A De Ponti e Barnaby è mancato la zampata in WC, per il discorso WTS vale quanto detto su Stateff, forse per loro la situazione è ancora più complicata.

ELITE DONNE:

Alice Betto con il podio storico in WC a Leeds e la medaglia d’argento agli Europei ha dato speranze ad un movimento in piena crisi. Agli osservatori più attenti però non può sfuggire il fatto che sono giunte con lo stesso copione, che è poi l’unico che la Betto riesce a recitare attualmente: nuoto davanti , fuga ristretta in bici e cercare di resistere al rientro a piedi delle inseguitrici. Non è un caso infatti che in tutte lo occasioni abbia fatto registrare uno degli ultimi tempi del suo gruppo nella frazione finale . Nel 2018 rientreranno quasi tutte le big e si comincerà a fare sul serio, nel caso di gare in cui la frazione di corsa sarà decisiva, la Betto rischia grosso.

Nonostante ci sia molto entusiasmo intorno alle Betto, classifiche alla mano, in tutte le gare internazionali che ha corso, Verena Steinhauser è sempre risultata la migliore azzurra. A Cagliari , nella WC di casa ha messo dietro Betto e Mazzetti, Top 10 nelle ultime due WC stagionali, Campionato Europeo U23, top 20 Mondiale U23, Top 15 Campionato Europeo di triathlon sprint, è attesa all’ “esame WTS”, ben consapevole di quello che l’aspetta. Mai una parola sopra le righe e tanta concretezza.

Altra stagione negativa per Angelica Olmo, che sparisce durante gli appuntamenti che contano, accompagnati troppo spesso da infortuni e giornate no, che suonano oramai come scuse. Da una atleta su cui si è investito molto e che durante le categorie giovanili ha fatto parlare di sé come il futuro del triathlon mondiale, ci si aspetta molto di più. Gli unici piazzamenti sono arrivati in gare dal livello modesto, la WTS per lei rimane ancora molto lontana.

Mazzetti ha corso quasi esclusivamente in Italia , Zane e Priarone non sono ancora all’altezza di poter competere con le big in WTS, per la Priarone la prima frazione è ancora troppo deficitaria per poter anche solo affacciarsi alla F1 del triathlon

GIOVANI DONNE:

Come già fatto per la Olmo, l’Italia del triathlon sta puntando tutto su Beatrice Mallozzi, che ha dimostrato buone capacità, chiudendo a podio tutte le gare europee che ha corso. Purtroppo si è ritirata in una delle uniche due gare importanti a livello internazionale , i campionati europei, mentre in quella più importante, i campionati mondiali Junior, non è nemmeno partita.  Il futuro sembra essere tutto suo, ma se guardiamo le sue coetanee al top della sua categoria  e alcune leggermente più grandi (Knibb), il gap sembra ancora elevato. Non si può pretendere in campo internazionale di vincere le gare solo correndo forte. Dietro di lei solo la Spimi, con le sue due prime frazioni , può provare a fare quel salto di qualità per essere poi competitiva a livello internazionale.

GIOVANI UOMINI:

Per gli uomini discorso ancora più complicato, a livello internazionale non possiamo attualmente sperare di avere atleti protagonisti, il gap è ancora enorme soprattutto nell’ultima frazione. Spinazzè  ha chiuso la sua parentesi tra gli Junior con buoni risultati in Italia, il finale di stagione di Lazzaretto lascia ben sperare per la sua crescita sportiva, tra i giovani Strada, Crociani sembrano avere una buona prospettiva di crescita. Il punto interrogativo è legato a Polikarpenko, sempre diviso tra triathlon e atletica, tanto brillante nella seconda quanto poco incisivo a livello internazionale nella prima. Il rischio è che le sirene dell’atletica leggera convincano il giovane a lasciare il triathlon. Nicola Azzano continua il suo percorso di crescita, ma manca quel salto di qualità che lo possa proiettare anche in una dimensione internazionale, così come Soldati ,che forse non ha la stessa facilità di corsa del suo coscritto.

SETTORE CROSS:

A livello di risultati sicuramente il settore Cross strappa l’oscar in questo 2017. Tra i giovani è nato un progetto che ha permesso di evitare che alcuni abbandonassero l’attività agonistica , trovando nuovi stimoli in un settore in espansione. Pradella e Menditto hanno portato medaglie “pesanti”, ma dietro a loro ci sono giovani di altissimo livello. Tra gli Elite Peroncini ha trovato una sua dimensione nell’off-road, ma sicuramente chi ricorderà il 2017 come un anno da incorniciare è Marcello Ugazio. Il giovane classe 1996 ha letteralmente sbaragliato la concorrenza ai campionati europei , vincendo addirittura la classifica generale. La scalata verso l’elite mondiale è ancora lunga e non facile, ma Marcello è un atleta caparbio e con un gran motore.

DUATHLON e WINTER TRIATHLON:

Per un settore come quello del Cross che sta esplodendo, ad uno che è praticamente scomparso. C’era una volta il duathlon italiano, con Alessandri, Torsani, Moroni, Piacentini, Picco, Barzaghi, Pigoni, Fiumara, con le apparizioni dei vari Uccellari, Fabian, Hofer, Secchiero …. Sara Dossena poteva essere l’unica speranza azzurra di un movimento che , nonostante le continue promesse di “resuscitarlo”, è di fatto scomparso.

Discorso analogo per il winter triathlon, che in Italia è limitato ad una gara sola (a livello mondiale si è sulla stessa riga). Finiti i tempi di Paolo Riva , Daniel Antonioli ha chiuso un 2017 sottotono.

LUNGO:

In campo maschile due nomi su tutti: Giulio Molinari e Alessandro Degasperi. La loro prestazione alle Hawaii è stata solo il coronamento di una stagione di altissimo livello. Solidissimo nelle prime due frazioni, il carabiniere piemontese deve solo trovare fiducia nell’ultima frazione , per poter dimostrare anche nella lunghissima distanza, quelle straordinarie qualità che nel 70.3 lo hanno portato a combattere spalla a spalla con l’elite mondiale. Discorso diverso per il Dega, un killer nell’ultima frazione , un calcolatore straordinario durante la gara, non è un caso se ha vinto Lanzarote, a detta di molti la gara più dura del circuito WTC.

Daniel Fontana, combatte da qualche tempo con gli acciacchi che la sua lunga carriera gli ha “regalato”. A quasi 42 anni Daniel era il più vecchio tra gli elite in gara a Kona, la sua grinta e voglia di combattere è sempre quella che gli ha permesso di qualificarsi per due Olimpiadi, vincere numerosi titoli nazionali, laurearsi vice campione mondiale di 70.3, essere il primo italiano a vincere un Im, stabilire la miglior prestazione italiana all-time sulla distanza, la miglior prestazione italiana all – time sia come tempo finale che come posizione a Kona. Insomma, quando Daniel saluterà il triathlon, ci mancherà!
Ivan Risti ha chiuso il 2017 con l’ottimo 5° posto nella prima dell’Ironman in Argentina, sicuramente il prossimo anno può puntare ad essere a Kona.

Casadei e Cigana, hanno chiuso un 2017 senza grossi acuti, anche per l’ex ciclista professionista la carta d’identità non gioca a suo favore, mentre per il poliziotto , infortunio a parte, sembra essere iniziata la parabola discendente. Parabola discendente iniziata anche per Martina Dogana, che ha onorato comunque la sua stagione chiusasi con un brutto incidente. Il futuro azzurro sembra chiamarsi Marta Bernardi, atleta da poco approdata al triathlon che però deve ancora crescere molto per poter fare la voce grossa a livello mondiale. Alle sue spalle la sola Margie Santimaria sembra avere le capacità di poter correre tra le elite.

 

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I “TOP” e i “FLOP” italiani del 2017

8th dicembre, 2017

top e flop

La stagione 2017 è oramai andata in archivio , per alcuni è stata più che positiva, per altri non è stata di certo da incorniciare. Vediamo chi sono i promossi e i bocciati tra gli azzurri:

ELITE UOMINI:

Sicuramente il 2017 non sarà ricordato come il più prolifico per questo settore. Quello che doveva essere la punta di diamante del movimento, Alessandro Fabian, dopo aver passato l’off season facendo capire una sua nuova avventura nella long distance, ( unica apparizione nel 70.3 di Pescara, fuori dal podio ), a parte un secondo posto in una WC di basso livello, non è stato in grado di dimostrarsi agli stessi livelli di qualche anno fa. Le sue ultime uscite in WC sono state disastrose.  Per l’azzurro , oramai quasi più impegnato nei sui video su facebook che sui campi gara, il 2018 non può essere corso ai livelli del 2017, si rischierebbe di compromettere la sua rincorsa alla terza olimpiade.

Dietro a Fabian la situazione non è delle migliori, Uccellari non ha praticamente calcato gli scenari internazionali , Stateff continua ad alternare prestazioni di livello con incredibili black out, conditi da diversi ritiri. La musica nelle WTS è totalmente diversa rispetto alle WC, senza un ulteriore salto di livello e soprattutto costanza, il giovane romano rischia di andare a sbattere contro un muro. Pozzatti è atteso al salto di qualità e sembrerebbe l’unica alternativa credibile ad alto livello. A De Ponti e Barnaby è mancato la zampata in WC, per il discorso WTS vale quanto detto su Stateff, forse per loro la situazione è ancora più complicata.

ELITE DONNE:

Alice Betto con il podio storico in WC a Leeds e la medaglia d’argento agli Europei ha dato speranze ad un movimento in piena crisi. Agli osservatori più attenti però non può sfuggire il fatto che sono giunte con lo stesso copione, che è poi l’unico che la Betto riesce a recitare attualmente: nuoto davanti , fuga ristretta in bici e cercare di resistere al rientro a piedi delle inseguitrici. Non è un caso infatti che in tutte lo occasioni abbia fatto registrare uno degli ultimi tempi del suo gruppo nella frazione finale . Nel 2018 rientreranno quasi tutte le big e si comincerà a fare sul serio, nel caso di gare in cui la frazione di corsa sarà decisiva, la Betto rischia grosso.

Nonostante ci sia molto entusiasmo intorno alle Betto, classifiche alla mano, in tutte le gare internazionali che ha corso, Verena Steinhauser è sempre risultata la migliore azzurra. A Cagliari , nella WC di casa ha messo dietro Betto e Mazzetti, Top 10 nelle ultime due WC stagionali, Campionato Europeo U23, top 20 Mondiale U23, Top 15 Campionato Europeo di triathlon sprint, è attesa all’ “esame WTS”, ben consapevole di quello che l’aspetta. Mai una parola sopra le righe e tanta concretezza.

Altra stagione negativa per Angelica Olmo, che sparisce durante gli appuntamenti che contano, accompagnati troppo spesso da infortuni e giornate no, che suonano oramai come scuse. Da una atleta su cui si è investito molto e che durante le categorie giovanili ha fatto parlare di sé come il futuro del triathlon mondiale, ci si aspetta molto di più. Gli unici piazzamenti sono arrivati in gare dal livello modesto, la WTS per lei rimane ancora molto lontana.

Mazzetti ha corso quasi esclusivamente in Italia , Zane e Priarone non sono ancora all’altezza di poter competere con le big in WTS, per la Priarone la prima frazione è ancora troppo deficitaria per poter anche solo affacciarsi alla F1 del triathlon

GIOVANI DONNE:

Come già fatto per la Olmo, l’Italia del triathlon sta puntando tutto su Beatrice Mallozzi, che ha dimostrato buone capacità, chiudendo a podio tutte le gare europee che ha corso. Purtroppo si è ritirata in una delle uniche due gare importanti a livello internazionale , i campionati europei, mentre in quella più importante, i campionati mondiali Junior, non è nemmeno partita.  Il futuro sembra essere tutto suo, ma se guardiamo le sue coetanee al top della sua categoria  e alcune leggermente più grandi (Knibb), il gap sembra ancora elevato. Non si può pretendere in campo internazionale di vincere le gare solo correndo forte. Dietro di lei solo la Spimi, con le sue due prime frazioni , può provare a fare quel salto di qualità per essere poi competitiva a livello internazionale.

GIOVANI UOMINI:

Per gli uomini discorso ancora più complicato, a livello internazionale non possiamo attualmente sperare di avere atleti protagonisti, il gap è ancora enorme soprattutto nell’ultima frazione. Spinazzè  ha chiuso la sua parentesi tra gli Junior con buoni risultati in Italia, il finale di stagione di Lazzaretto lascia ben sperare per la sua crescita sportiva, tra i giovani Strada, Crociani sembrano avere una buona prospettiva di crescita. Il punto interrogativo è legato a Polikarpenko, sempre diviso tra triathlon e atletica, tanto brillante nella seconda quanto poco incisivo a livello internazionale nella prima. Il rischio è che le sirene dell’atletica leggera convincano il giovane a lasciare il triathlon. Nicola Azzano continua il suo percorso di crescita, ma manca quel salto di qualità che lo possa proiettare anche in una dimensione internazionale, così come Soldati ,che forse non ha la stessa facilità di corsa del suo coscritto.

SETTORE CROSS:

A livello di risultati sicuramente il settore Cross strappa l’oscar in questo 2017. Tra i giovani è nato un progetto che ha permesso di evitare che alcuni abbandonassero l’attività agonistica , trovando nuovi stimoli in un settore in espansione. Pradella e Menditto hanno portato medaglie “pesanti”, ma dietro a loro ci sono giovani di altissimo livello. Tra gli Elite Peroncini ha trovato una sua dimensione nell’off-road, ma sicuramente chi ricorderà il 2017 come un anno da incorniciare è Marcello Ugazio. Il giovane classe 1996 ha letteralmente sbaragliato la concorrenza ai campionati europei , vincendo addirittura la classifica generale. La scalata verso l’elite mondiale è ancora lunga e non facile, ma Marcello è un atleta caparbio e con un gran motore.

DUATHLON e WINTER TRIATHLON:

Per un settore come quello del Cross che sta esplodendo, ad uno che è praticamente scomparso. C’era una volta il duathlon italiano, con Alessandri, Torsani, Moroni, Piacentini, Picco, Barzaghi, Pigoni, Fiumara, con le apparizioni dei vari Uccellari, Fabian, Hofer, Secchiero …. Sara Dossena poteva essere l’unica speranza azzurra di un movimento che , nonostante le continue promesse di “resuscitarlo”, è di fatto scomparso.

Discorso analogo per il winter triathlon, che in Italia è limitato ad una gara sola (a livello mondiale si è sulla stessa riga). Finiti i tempi di Paolo Riva , Daniel Antonioli ha chiuso un 2017 sottotono.

LUNGO:

In campo maschile due nomi su tutti: Giulio Molinari e Alessandro Degasperi. La loro prestazione alle Hawaii è stata solo il coronamento di una stagione di altissimo livello. Solidissimo nelle prime due frazioni, il carabiniere piemontese deve solo trovare fiducia nell’ultima frazione , per poter dimostrare anche nella lunghissima distanza, quelle straordinarie qualità che nel 70.3 lo hanno portato a combattere spalla a spalla con l’elite mondiale. Discorso diverso per il Dega, un killer nell’ultima frazione , un calcolatore straordinario durante la gara, non è un caso se ha vinto Lanzarote, a detta di molti la gara più dura del circuito WTC.

Daniel Fontana, combatte da qualche tempo con gli acciacchi che la sua lunga carriera gli ha “regalato”. A quasi 42 anni Daniel era il più vecchio tra gli elite in gara a Kona, la sua grinta e voglia di combattere è sempre quella che gli ha permesso di qualificarsi per due Olimpiadi, vincere numerosi titoli nazionali, laurearsi vice campione mondiale di 70.3, essere il primo italiano a vincere un Im, stabilire la miglior prestazione italiana all-time sulla distanza, la miglior prestazione italiana all – time sia come tempo finale che come posizione a Kona. Insomma, quando Daniel saluterà il triathlon, ci mancherà!
Ivan Risti ha chiuso il 2017 con l’ottimo 5° posto nella prima dell’Ironman in Argentina, sicuramente il prossimo anno può puntare ad essere a Kona.

Casadei e Cigana, hanno chiuso un 2017 senza grossi acuti, anche per l’ex ciclista professionista la carta d’identità non gioca a suo favore, mentre per il poliziotto , infortunio a parte, sembra essere iniziata la parabola discendente. Parabola discendente iniziata anche per Martina Dogana, che ha onorato comunque la sua stagione chiusasi con un brutto incidente. Il futuro azzurro sembra chiamarsi Marta Bernardi, atleta da poco approdata al triathlon che però deve ancora crescere molto per poter fare la voce grossa a livello mondiale. Alle sue spalle la sola Margie Santimaria sembra avere le capacità di poter correre tra le elite.

 

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