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I fatti che hanno portato alle polemiche nel Triathlon di Milano

Domenica a Milano c’è stato un dopo gara abbastanza rovente per via di alcune squalifiche combinate  per taglio di percorso . In merito i giudici hanno giustamente sanzionato atlete e atleti con parziali chiaramente viziati dalla mancata effettuazione di tutti i giri previsti in bici o a piedi, il caso più discusso è stato quello di Elena Casiraghi della DDS giunta seconda all’arrivo ma poi giustamente squalificata per aver fatto un giro in meno a piedi, il tutto confermato dalla stessa atleta e dal controllo incrociato dei passaggi.
Quello che però è clamorosamente sfuggito a tutti i giudici è stato il parziale in bici della vincitrice delle donne, la slovena Mateja Simic che ha fatto realizzare uno stratosferico 1.00’19” , rifilando oltre 11′ alla seconda miglior donna in bici e quasi 2′ al miglior uomo .
Il giudice arbitro ha effettuato il controllo dei passaggi e sembrerebbe che non ci fossero incongruenze, ma come si fa a non accorgersi che la stessa Simic (che ha condotto la gara sempre in solitaria con ampio margine su tutte le altre donne) non può aver fatto quel tempo se non facendo un giro in meno nella frazione ciclistica?
I fatti poi non lasciano spazio a dubbi, la stessa Simic è stata pure “doppiata” dal gruppo di testa degli uomini , quindi come potrebbe aver fatto un tempo di quasi 2′ inferiore a loro? In nessuna gara al mondo con scia una donna ha fatto un tempo in bici inferiore a quello dei migliori  uomini, considerando poi il fatto che davanti erano in 6 e la Simic da sola, non ci voleva molto a capire che i conti non tornavano.
Ricordiamo che il regolamento non parla di sistema di cronometraggio elettronico (chip) come sistema di cronometraggio ufficiale, quindi i giudici hanno fatto bene ad incrociare i dati, perchè però non hanno analizzato il tempo della vincitrice palesemente viziato da uno sbaglio a contare i giri? Sta di fatto che la Simic è rimasta in classifica, per la gioia delle concorrenti dietro di lei che per regolamento sono andate fuori dal tempo “limite” (distacco in percentuale dalla prima) per ricevere premio in denaro (non sappiamo se l’organizzazione abbia pagato lo stesso i premi) e per quanto riguarda il rank uno dei paramentri che influenzano il calcolo è il distacco dalla prima classificata che a Milano è risultato abissale.
Nei commenti che si sono scatenati sui social network si è parlato di elasticità nei giudizi su alcune regole, qualcuno ha detto che la colpa degli errori era da attribuire all’organizzazione quindi non era da addossare agli atleti.
Il regolamento in merito è chiaro: l’atleta ha la responsabilità di contarsi i giri (in caso di multilap) e di conoscere i percorsi gara, per cui la colpa per eventuali errori è esclusivamente sua. Ci sono certamente casi di errori di percorso causati da pecche organizzative, da volontari distratti ecc, ma alla fine se non si applicasse il regolamento alla lettera ci sarebbero sempre precedenti scomodi.

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@novellimarco

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I fatti che hanno portato alle polemiche nel Triathlon di Milano

30th luglio, 2013

Domenica a Milano c’è stato un dopo gara abbastanza rovente per via di alcune squalifiche combinate  per taglio di percorso . In merito i giudici hanno giustamente sanzionato atlete e atleti con parziali chiaramente viziati dalla mancata effettuazione di tutti i giri previsti in bici o a piedi, il caso più discusso è stato quello di Elena Casiraghi della DDS giunta seconda all’arrivo ma poi giustamente squalificata per aver fatto un giro in meno a piedi, il tutto confermato dalla stessa atleta e dal controllo incrociato dei passaggi.
Quello che però è clamorosamente sfuggito a tutti i giudici è stato il parziale in bici della vincitrice delle donne, la slovena Mateja Simic che ha fatto realizzare uno stratosferico 1.00’19” , rifilando oltre 11′ alla seconda miglior donna in bici e quasi 2′ al miglior uomo .
Il giudice arbitro ha effettuato il controllo dei passaggi e sembrerebbe che non ci fossero incongruenze, ma come si fa a non accorgersi che la stessa Simic (che ha condotto la gara sempre in solitaria con ampio margine su tutte le altre donne) non può aver fatto quel tempo se non facendo un giro in meno nella frazione ciclistica?
I fatti poi non lasciano spazio a dubbi, la stessa Simic è stata pure “doppiata” dal gruppo di testa degli uomini , quindi come potrebbe aver fatto un tempo di quasi 2′ inferiore a loro? In nessuna gara al mondo con scia una donna ha fatto un tempo in bici inferiore a quello dei migliori  uomini, considerando poi il fatto che davanti erano in 6 e la Simic da sola, non ci voleva molto a capire che i conti non tornavano.
Ricordiamo che il regolamento non parla di sistema di cronometraggio elettronico (chip) come sistema di cronometraggio ufficiale, quindi i giudici hanno fatto bene ad incrociare i dati, perchè però non hanno analizzato il tempo della vincitrice palesemente viziato da uno sbaglio a contare i giri? Sta di fatto che la Simic è rimasta in classifica, per la gioia delle concorrenti dietro di lei che per regolamento sono andate fuori dal tempo “limite” (distacco in percentuale dalla prima) per ricevere premio in denaro (non sappiamo se l’organizzazione abbia pagato lo stesso i premi) e per quanto riguarda il rank uno dei paramentri che influenzano il calcolo è il distacco dalla prima classificata che a Milano è risultato abissale.
Nei commenti che si sono scatenati sui social network si è parlato di elasticità nei giudizi su alcune regole, qualcuno ha detto che la colpa degli errori era da attribuire all’organizzazione quindi non era da addossare agli atleti.
Il regolamento in merito è chiaro: l’atleta ha la responsabilità di contarsi i giri (in caso di multilap) e di conoscere i percorsi gara, per cui la colpa per eventuali errori è esclusivamente sua. Ci sono certamente casi di errori di percorso causati da pecche organizzative, da volontari distratti ecc, ma alla fine se non si applicasse il regolamento alla lettera ci sarebbero sempre precedenti scomodi.

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