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Gruppi sportivi militari: croce o delizia del triathlon?

Fiamme Oro, Carabinieri, Fiamme Azzurre, Esercito, come in quasi tutti gli altri sport in Italia anche nel triathlon  ci sono gruppi sportivi militari.
Leggendo su un forum si è aperta una (la solita) discussione circa questi gruppi militari, per alcuni “la morte” degli sport. Ecco alcune considerazioni in merito:

” ogni tanto mi capita di leggere (dai soliti tra l’altro) critiche sui gruppi sportivi militari, soprattutto sul fatto che alcuni integranti degli stessi siano “parassiti” che giustificano lo stipendio con titoli o titolucci in Italia. In una discussione recente , qualcuno parla di come in pochi investano su se stessi all’estero.
Come spesso accade, si affrontano discussioni non considerando il fatto che il triathlon NON è le lunghe distanze , il triathlon per questi atleti è la ITU, le WCS ecc, i giovani che fanno triathlon in Italia non sognano di certo la WTC (la vedono piuttosto come un qualche cosa da fare eventualmente a “fine carriera”) ma le Olimpiadi, correre con la divisa azzurra, emulare i vari Fabian, Uccellari ecc.
Nell’ultimo campionato italiano di Sapri in campo maschile nei primi 12 c’erano 8 “militari” , Facchinetti che ora corre con il Rimini è un ex dell’ Esercito, in campo femminile nelle prime 5 c’erano 4 “militari”, numeri che dimostrano che indubbiamente chi si trova nei gruppi militari è praticamente il meglio che si ha in Italia, l’ingresso  avviene tramite concorso dove i titoli vinti e i risultati conseguiti fanno punteggio , quindi non si discute. Il discorso che una volta entrati in molti si “siedano sugli allori” o che alcuni “rimangano parcheggiati” senza avere risultati, mi sembra frutto dei soliti luoghi comuni. Altra  cosa che in pochi non considerano, è che alcuni “atleti” sono inseriti nello staff come accompagnatori o che gareggino al di fuori del gruppo sportivo.
Anche il discorso di alcuni riguardo ricerca sponsors, passare alla WTC per fare “cassa” e altre cose simili, non tiene presente che se non hai un livello di base elevato, di soldi ne vedi pochi e non hai “credito” verso le organizzazioni e sponsors, a parte Cigana, Fontana e Degasperi tra gli uomini e Niederfriniger e Dogana tra le donne, chi può considerarsi PRO nella WTC con qualche speranza di piazzamento? Tra l’altro (Cigana escluso) tutta gente che è nata nella ITU e che da lì è partita .  Tra l’altro li trovi comunque gente che si è fatta la trafila ITU magari supportata dalla propria federazione e poi a carriera “finita” è passata alla WTC per allungare la propria carriera. Su un atleta ha un alto livello guadagna comunque soldi anche nella ITU, le wcs hanno montepremi alti e se ne possono correre diverse durante tutta la stagione, quindi perchè dovrebbero “investire” nella WCS se non hanno livello nella ITU? Curioso poi che qualcuno parli di come le squadre non investano ecc, io mi chiedo come mai queste persone che sono anche organizzatori e dirigenti di società parlino e straparlino di mancanza di aiuti , mancanza di movimento ecc e poi loro per primi non incentivano gli atleti elite non militari,  addirittura facendogli pagare comunque l’iscrizione, mettendo montepremi ridicoli e puntando solo sugli A.g. nella propria società? Di certo star seduti dietro una tastiera e giudicare atleti è facile, ma poi quando c’è da rimboccarsi le maniche per aiutarli o fare qualche cosa per loro tutti spariscono. Chi investe sugli Elite  a parte i gruppi militari sono 4-5 squadre, Peperoncino, 707, Cremona Stradivari, Los Tigres, Friesian, Forhans, DDS ,  altre se li costruiscono in casa (Rimini e squadre con settore giovanile), il Cus Trento sta facendo un ottimo lavoro per dare ulteriore sbocco ad alcuni giovani, ma il resto delle società? Quanti organizzatori aumentano il montepremi per incentivare la partecipazione degli elite? Le gare sono organizzate al 99% per gli Age Group che sono quelli che pagano. 
Ritornando al discorso del dover investire su se stessi, andare all’estero ecc, forse ai più sfugge (o non sanno) che anche i militari cercano comunque sempre il confronto al di fuori dello stivale, la maggior parte corre in Francia o Germania, negli unici due circuiti europei di livello (il Grand Prix è la massima espressione del triathlon dopo le WCS),  e questi sarebbero quelli che si accontentano di titolucci per giustificare lo stipendio?
Gli atleti dei gruppi sportivi militari sono ATLETI in primis, persone che corrono per fare sempre meglio e per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, persone che soffrono quando la gara non va , quando i risultati non arrivano, persone che si allenano duramente, che a volte investono anche propri soldi per trasferte e raduni. 
Per esser PRO  non servono solo soldi, di certo aiutano, ma in primis serve avere il livello, che si crea con genetica supportata da strutture, tecnici,  cose che spesso solo i gruppi sportivi militari ti possono dare, il problema non è che gli atleti non “rischino”, ma che in Italia non c’è chi investe su di loro , squadre, organizzatori, non c’è un sistema di gare che incentivi gli atleti , non ci sono montepremi interessanti che attirino big della disciplina e quindi creare gare di livello che facciano aumentare il livello tecnico dei nostri atleti. La colpa è facile darla sempre alla Federazione che non investe, non crea ecc, ma non credo che la Federazione imponga di non organizzare gare con montepremi interessanti o che vieti alle società di investire sugli Elite. Queste persone che criticano sempre ecc perché non si rimboccano le maniche e  non danno la possibilità a chi non è militare di fare il pro? Scommetto poi che sono i primi a esultare o a fare i complimenti a quei militari che secondo loro “rubano lo stipendio”  quando ottengono un buon risultato.
Il problema è che in Italia ( e non solo) ci sono gli pseudo atleti che vanno a elemosinare sponsors ( a volte in veri e propri porta a porta) per pagarsi il viaggio per il “mondiale “ Ironman  o 70.3, gente che poi magari chiede il rimborso alle proprie squadre e “ruba” spazi su quotidiani locali, amministrazioni locali ecc millantando risultati.  Questo secondo me è la vergogna, perché mentre certi atleti i soldi se li meritano per quello che hanno fatto e che fanno, questi gli tolgono quei pochi  che ancora ci sono in giro perché il triathlon non è il calcio  dove anche la squadra del Csi riesce a trovare uno sponsor.”

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@novellimarco

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Gruppi sportivi militari: croce o delizia del triathlon?

6th settembre, 2013

Fiamme Oro, Carabinieri, Fiamme Azzurre, Esercito, come in quasi tutti gli altri sport in Italia anche nel triathlon  ci sono gruppi sportivi militari.
Leggendo su un forum si è aperta una (la solita) discussione circa questi gruppi militari, per alcuni “la morte” degli sport. Ecco alcune considerazioni in merito:

” ogni tanto mi capita di leggere (dai soliti tra l’altro) critiche sui gruppi sportivi militari, soprattutto sul fatto che alcuni integranti degli stessi siano “parassiti” che giustificano lo stipendio con titoli o titolucci in Italia. In una discussione recente , qualcuno parla di come in pochi investano su se stessi all’estero.
Come spesso accade, si affrontano discussioni non considerando il fatto che il triathlon NON è le lunghe distanze , il triathlon per questi atleti è la ITU, le WCS ecc, i giovani che fanno triathlon in Italia non sognano di certo la WTC (la vedono piuttosto come un qualche cosa da fare eventualmente a “fine carriera”) ma le Olimpiadi, correre con la divisa azzurra, emulare i vari Fabian, Uccellari ecc.
Nell’ultimo campionato italiano di Sapri in campo maschile nei primi 12 c’erano 8 “militari” , Facchinetti che ora corre con il Rimini è un ex dell’ Esercito, in campo femminile nelle prime 5 c’erano 4 “militari”, numeri che dimostrano che indubbiamente chi si trova nei gruppi militari è praticamente il meglio che si ha in Italia, l’ingresso  avviene tramite concorso dove i titoli vinti e i risultati conseguiti fanno punteggio , quindi non si discute. Il discorso che una volta entrati in molti si “siedano sugli allori” o che alcuni “rimangano parcheggiati” senza avere risultati, mi sembra frutto dei soliti luoghi comuni. Altra  cosa che in pochi non considerano, è che alcuni “atleti” sono inseriti nello staff come accompagnatori o che gareggino al di fuori del gruppo sportivo.
Anche il discorso di alcuni riguardo ricerca sponsors, passare alla WTC per fare “cassa” e altre cose simili, non tiene presente che se non hai un livello di base elevato, di soldi ne vedi pochi e non hai “credito” verso le organizzazioni e sponsors, a parte Cigana, Fontana e Degasperi tra gli uomini e Niederfriniger e Dogana tra le donne, chi può considerarsi PRO nella WTC con qualche speranza di piazzamento? Tra l’altro (Cigana escluso) tutta gente che è nata nella ITU e che da lì è partita .  Tra l’altro li trovi comunque gente che si è fatta la trafila ITU magari supportata dalla propria federazione e poi a carriera “finita” è passata alla WTC per allungare la propria carriera. Su un atleta ha un alto livello guadagna comunque soldi anche nella ITU, le wcs hanno montepremi alti e se ne possono correre diverse durante tutta la stagione, quindi perchè dovrebbero “investire” nella WCS se non hanno livello nella ITU? Curioso poi che qualcuno parli di come le squadre non investano ecc, io mi chiedo come mai queste persone che sono anche organizzatori e dirigenti di società parlino e straparlino di mancanza di aiuti , mancanza di movimento ecc e poi loro per primi non incentivano gli atleti elite non militari,  addirittura facendogli pagare comunque l’iscrizione, mettendo montepremi ridicoli e puntando solo sugli A.g. nella propria società? Di certo star seduti dietro una tastiera e giudicare atleti è facile, ma poi quando c’è da rimboccarsi le maniche per aiutarli o fare qualche cosa per loro tutti spariscono. Chi investe sugli Elite  a parte i gruppi militari sono 4-5 squadre, Peperoncino, 707, Cremona Stradivari, Los Tigres, Friesian, Forhans, DDS ,  altre se li costruiscono in casa (Rimini e squadre con settore giovanile), il Cus Trento sta facendo un ottimo lavoro per dare ulteriore sbocco ad alcuni giovani, ma il resto delle società? Quanti organizzatori aumentano il montepremi per incentivare la partecipazione degli elite? Le gare sono organizzate al 99% per gli Age Group che sono quelli che pagano. 
Ritornando al discorso del dover investire su se stessi, andare all’estero ecc, forse ai più sfugge (o non sanno) che anche i militari cercano comunque sempre il confronto al di fuori dello stivale, la maggior parte corre in Francia o Germania, negli unici due circuiti europei di livello (il Grand Prix è la massima espressione del triathlon dopo le WCS),  e questi sarebbero quelli che si accontentano di titolucci per giustificare lo stipendio?
Gli atleti dei gruppi sportivi militari sono ATLETI in primis, persone che corrono per fare sempre meglio e per raggiungere traguardi sempre più ambiziosi, persone che soffrono quando la gara non va , quando i risultati non arrivano, persone che si allenano duramente, che a volte investono anche propri soldi per trasferte e raduni. 
Per esser PRO  non servono solo soldi, di certo aiutano, ma in primis serve avere il livello, che si crea con genetica supportata da strutture, tecnici,  cose che spesso solo i gruppi sportivi militari ti possono dare, il problema non è che gli atleti non “rischino”, ma che in Italia non c’è chi investe su di loro , squadre, organizzatori, non c’è un sistema di gare che incentivi gli atleti , non ci sono montepremi interessanti che attirino big della disciplina e quindi creare gare di livello che facciano aumentare il livello tecnico dei nostri atleti. La colpa è facile darla sempre alla Federazione che non investe, non crea ecc, ma non credo che la Federazione imponga di non organizzare gare con montepremi interessanti o che vieti alle società di investire sugli Elite. Queste persone che criticano sempre ecc perché non si rimboccano le maniche e  non danno la possibilità a chi non è militare di fare il pro? Scommetto poi che sono i primi a esultare o a fare i complimenti a quei militari che secondo loro “rubano lo stipendio”  quando ottengono un buon risultato.
Il problema è che in Italia ( e non solo) ci sono gli pseudo atleti che vanno a elemosinare sponsors ( a volte in veri e propri porta a porta) per pagarsi il viaggio per il “mondiale “ Ironman  o 70.3, gente che poi magari chiede il rimborso alle proprie squadre e “ruba” spazi su quotidiani locali, amministrazioni locali ecc millantando risultati.  Questo secondo me è la vergogna, perché mentre certi atleti i soldi se li meritano per quello che hanno fatto e che fanno, questi gli tolgono quei pochi  che ancora ci sono in giro perché il triathlon non è il calcio  dove anche la squadra del Csi riesce a trovare uno sponsor.”

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