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Commento di Mario Miglio sulla candidatura di Bertrandi

Pubblichiamo un commento inviatoci da Mario Miglio riguardo la candidatura di Renato Betrandi.

Che il triathlon italiano sia migliorato e stia concludendo una delle migliori stagioni agonistiche è un dato di fatto. Che ciò sia merito di chi si è trovato a capo della federazione negli ultimi tre anni è tutto da dimostrare.
Una lettura superficiale del sito elettorale del nostro presidente potrebbe indurre il lettore disattento a valutazioni fuorvianti, se non completamente errate, sulla nostra realtà sportiva, sull’origine dei risultati agonistici, sull’organizzazione delle gare e degli altri settori fondamentali e strategici.
Tutti sanno che, nello sport come in altri settori, i risultati si raccolgono a lunga scadenza ed è giusto chiedersi chi ha gettato i semi del raccolto che il presidente Bertrandi sta mietendo.
L’argomento merita riflessioni serie con conclusioni che non possono essere sintetizzate in poche righe. Limitiamoci perciò alla trattazione di un paio di argomenti: l’aumento dei tesserati e delle società; i risultati agonistici a livello internazionale.
La prima questione si risolve abbastanza in fretta: come può una piccola federazione come la FITri non aumentare il numero di atleti e società? Si tratta di un fatto fisiologico. Non bisogna dimenticare tuttavia che a questo fenomeno hanno contribuito non poco i comitati regionali a partire dalla Lombardia, dal Veneto e dal Lazio, i cui presidenti uscenti, Luigi Pericoli, Roberto Contento e Marco Comotto, sono schierati e si candideranno al Consiglio Federale con Luigi Bianchi. Bisognerebbe poi ascoltare gli altri presidenti e delegati regionali per capire quanto hanno lavorato per la crescita del movimento e quanto sono stati aiutati dal presidente Bertrandi. Bisognerebbe ancora saper distinguere tra le nuove società, quelle vere, che fanno attività e propongono, ogni anno, nuovi talenti, e quelle fittizie, nate con agevolazioni economiche, tramite progetti discutibili, che hanno vita breve, di solito pari a quella necessaria per esprimere la loro preferenza elettorale.
La seconda questione ha del grottesco: i risultati agonistici di tutto il movimento del triathlon italiano asserviti alla campagna elettorale del presidente.
I nostri triathleti sono stati quest’anno tra i più bravi d’Europa e nel mondo solo grazie al presidente Bertrandi? Oppure il merito va condiviso con le società di base dalle quali provengono, con i tecnici che ogni giorno li allenano, con il settore tecnico federale che li stimola e li aiuta? La mia opinione è che le capacità prestative dei nostri atleti sono frutto di un movimento e di una cultura sportiva cresciuta e radicata sul territorio nazionale grazie al lavoro di tanti soggetti, in mezzo a mille difficoltà e senza l’aiuto determinante di una politica federale di prospettiva e di sviluppo dell’attività  e che  oggi, in vista del rinnovo delle cariche elettive della federazione, costringe  i veri protagonisti del triathlon italiano a chiedersi sinceramente se questa dirigenza federale sia all’altezza delle esigenze di crescita che tutto l’ambiente richiede.
Proviamo a guardare qualche dato, nel modo più semplice possibile, cominciando dai giovani, invitando, chi volesse approfondire l’argomento, ad analizzare tutti gli altri risultati degli italiani nel mondo, paratriathlon compresi, ad annotare nomi di società e tecnici, a chiedersi se costoro condividono i punti di vista del nostro presidente. Al contrario prendiamo in analisi le società dei più stretti collaboratori del presidente Bertrandi e andiamo a vedere che cosa hanno prodotto, in termini di risultati agonistici, negli ultimi anni e chiediamoci, seriamente, se sono queste le persone che vogliamo che gestiscano la federazione per un nuovo quadriennio.
Ad Aguilas gli azzurri under 23 salgono, nella staffetta, sul tetto d’Europa: Giorgia Priarone, Elena Petrini, Andrea De Ponti, Davide Uccellari. Tutti atleti SAS. Atleti cresciuti nei nostri vivai e appartenenti ad una fascia d’età delicatissima, che presuppone allenamento e programmi a lunga scadenza. Una fascia d’età che comporta un sacco di contraddizioni, di abbandoni, di risultati agonistici spesso in contrasto con tutto l’allenamento svolto e con le aspettative di un ambiente federale scettico, se non apertamente ostile. Fabian e Mazzetti hanno le stesse radici e hanno le stesse radici un’altra dozzina di atleti di alto livello che ancora non sono riusciti ad esprimersi al meglio, che per gareggiare devono emigrare in Francia, in Austria e in Slovenia, che preferiscono confrontarsi con i più forti al mondo piuttosto che gareggiare a Tuoro, nella parodia di uno dei grandi progetti del Presidente Di Toro.  Vogliamo chiedere al presidente Bertrandi quando e quanto si è occupato della SAS nei suoi due anni e mezzo di presidenza? Vogliamo chiedergli come mai quest’anno la FITri si è perfino “dimenticata” di assegnare il titolo italiano under 23?
Eilat, Nancy e tante prove di Coppa Europa: titoli, medaglie e piazzamenti di prestigio per gli atleti junior e youth: Matthias Steinwandter ( Alta Pusteria), Delian Stateff, Riccardo Salvino, Riccardo De Palma (Minerva Roma), Angelica Olmo (Pianeta Acqua), Lisa Shanung (Bressanone Nuoto), Federica Parodi (Virtus Acqui Terme), Luisa Iogna Prat (TD Rimini), solo per citare alcuni tra i giovani più promettenti. Si potrebbe allungare la lista con i nomi dei campioni italiani delle varie categorie, quelli dei loro tecnici e delle rispettive società.
Le società di questi giovani sono schierate con il presidente Bertrandi? Se non lo sono perché?
Il lavoro di più di un decennio di un settore tecnico federale che non ha mai smesso di lavorare nemmeno negli ultimi tempi, malgrado lo scetticismo del presidente Bertrandi e dei suoi fidi consiglieri, e l’impegno delle società che tutti i giorni si dedicano alla crescita del nostro sport, rischiano di non avere continuità e di andare perduti. Oggi il triathlon italiano ha un metodo, che va perfezionato e reso funzionale e che ha bisogno di un supporto dirigenziale importante e consapevole per fare un ulteriore salto di qualità.
Solo chi vive dall’interno le difficoltà e le esigenze del nostro movimento è in grado di studiarne le dinamiche, di evidenziarne i problemi e di prospettare le soluzioni progettuali adeguate. Affinché gli sforzi di tutti non siano vani.
“Perché?”: abbiamo più volte sentito, in queste settimane, il presidente Bertrandi porre questa domanda. Non vede dove sia il problema. Non sa di cosa stiamo parlando.
E si candida, insieme ad una squadra infarcita di persone che non sa percepire le esigenze del triathlon italiano, che non ne condivide la cultura e la passione, a dirigere un movimento che ha ideali e riferimenti diversi, altri obiettivi, altre priorità. Forse sperando di rivendicare ancora, tra quattro anni, il lavoro fatto da altri.

Mario Miglio

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Commenti dei lettori


  1. danilopalmucci on 4 ottobre 2012 at 20:16 said:

    Caro Brass e ti dico caro per lo stesso motivo di affetto da te sottolineato, questo tuo secondo intervento è perfetto, calibrato, onesto e affettuoso nei confronti dell’ amico Mario, con il quale ho sempre avuto anch’ io un ottimo rapporto come atleta in nazionale e come discente ai corsi di formazione.
    Confrontalo col tuo primo intervento e ti rendi conto che nel secondo sei riuscito molto meglio a descrivere la passione per il triathlon che ci lega tutti, nel primo invece e soprattutto nell’ intervento di Mario c’ erano alcuni elementi di tensione e sofferenza che non era il caso esternare pubblicamente. Il popolo del triathlon sa chi è sincero, laborioso, propositivo e serio sul lavoro e questo spero che sia il metro sul quale si baserà il voto della maggioranza degli elettori.
    ti saluto con affetto
    danilo

  2. Brass on 4 ottobre 2012 at 09:40 said:

    Mikyn, quello che mi aspetto da un politico è sostanza, dello stile perfetto e delle prese per il culo ne ho abbastanza…
    altrimenti vinca il più bravo a parlare…poi non lamentiamoci se fa solo quello.

  3. Brass on 4 ottobre 2012 at 08:53 said:

    Ciao Danilo, tutto bene grazie, spero sia lo stesso per te.
    Innanzitutto ci tengo a precisare che ogni mio intervento non è nemmeno lontanamente collegato al mio business. Lo sa anche un non addetto ai lavori che un commerciante dovrebbe stare fuori, o molto lontano dalla polemica delle opinioni.
    Mi piacerebbe anche parlare di negozio-online-triathlon-italia-europa ma non credo sia interessante per nessuno qui.

    Forse merita un approfondimento un’altra cosa, già dopo un intervento alcuni miei amici di Fb mi hanno chiesto da che parte sto.

    vediamo di chiarire due cose: Non vorrei sembrasse il mio un commento di parte verso Miglio per chissà quali interessi economici o di tornaconto di qualsiasi genere, considero Mario un amico, non di quelli che pranzano o cenano assieme ogni tot giorni, ma semplicemente mi ha allenato per un certo periodo nella corsa e mi ha insegnato qualcosa, più in là nel tempo mi ha chiamato a far parte della sua squadra di lavoro per Atene in qualità di meccanico per la nazionale. Una bella esperienza.
    Non saprei nemmeno cosa prendano i tecnici, i dipendenti, gli amministratori di una federazione, io ci sono sempre andato gratis, giusto le spese vive sostenute, qualche volta nemmeno quelle perchè ho deciso di presentarmi in luoghi ove pensavo la mia presenza poteva essere di aiuto.

    Miglio ha una società solamente rivolta ai giovani, se abbiamo dei contatti non è certo per un tornaconto, anzi, io già come mia filosofia di business non stringo accordi con società.

    Se ci becchiamo a una gara ( come succede con te Danilo ) ci si scambiano delle opinioni, fuori dal proprio orticello, fuori dal proprio ruolo, fuori dai propri interessi personali. Solo così io credo di meritare la stima dei miei interlocutori, lo stesso vale per loro.

    Non ti nascondo che Miglio CT era un mito per me, non ti nascondo nemmeno che Mario è un tecnico ma non un atleta, credo sappia la differenza che c’è fra le due cose, sicuramente lui con il cronometro in mano non saprà mai quello che sappiamo noi infilando la muta, le scarpe ecc, sicuramente i suoi test da campo e da laboratorio non sveleranno mai quello che noi vediamo in gara. Proprio per questo credo sia uno dei pochi che è disposto ad ascoltare anche noi.

    Se ti consola caro Danilo ( e dico caro con vero affetto ) , Mario ha sempre una strada tortuosa davanti a se nel suo lavoro, lui come noi ha più “nemici” che amici, perchè come noi, ha il coraggio di esprimere le proprie opinioni, non lavora sotto…lo fa alla luce del sole.

    Un saluto
    Brass

  4. lascaranda on 3 ottobre 2012 at 20:14 said:

    Perchè caduta di stile? Miglio si è schierato sin da subito con la cordata che si oppone a quella di Bertrandi, anzi se non ricordo male è stato uno dei promotori di quella cordata. Con questa lettera mi sembra semplicemente che renda evidenti i motivi per cui ha ritenuto di fare questa scelta.

  5. MikyN on 3 ottobre 2012 at 17:34 said:

    Questo intervento di Miglio è una brutta caduta di stile, per egli stesso e per tutta la sua lista.
    Nulla di meno, nulla di più.

  6. danilopalmucci on 2 ottobre 2012 at 23:47 said:

    Brass,
    innanzi tutto, come stai ? come va il business? Tu dovresti avere anche da questo il polso della situazione rispetto ad altri mercati europei e mondiali.
    Cosa dovremmo fare per migliorare e farti mettere più biciclette, più attrezzature?
    Facci sapere il tuo parere al riguardo, penso sia molto interessante per tutti.
    Detto questo, ribadisco che alle dichiarazioni programmatiche di Bertrandi deve rispondere Bianchi, con le sue intenzioni e sfruttando qualsiasi mezzo per farsi conoscere prima dell’ Assemblea.
    Questo atto di disponibilità lo apprezzeremmo in molti, visto che mentre Bertrandi calca le scene da decenni, prima come atleta, poi come dirigente dopo la prematura scomparsa del compianto Biglia, a seguire da organizzatore e presidente di una delle più importanti squadre italiane, fino alla presidenza FITri, ebbene di lui sappiamo tutto, non molto invece del dott Bianchi appunto.
    Non credo che il dott. Bianchi sia per esempio sceso in campo solo per sanare le presunte ingiustizie subite da Miglio e altri tecnici o presidenti di atleti giovani e giovanissimi, ma se un personaggio del genere dovesse mai scendere in campo per sanare ingiustizie subite da chi ha vinto medaglie e titoli e medaglie cat ASSOLUTI a livello italiano, europeo e mondiale, allora dovremmo gioire perchè forse, dico forse, sarebbe finalmente arrivato il nostro momento 🙂 🙂 🙂
    Dico questo per stemperare e farci 2 risate amichevoli, spero tu capisca il mio humour.
    Concludendo avrei preferito che Mario ci facesse un quadro del suo eventuale contributo tecnico e di idee al Consiglio che nascerà il prox 11 novembre, per dare colore e spessore alla sua candidatura rispetto a quella degli altri candidati omologhi.
    Per il resto come si dice in tutto il mondo. chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato … che è Miglio…
    ciao

  7. Brass on 2 ottobre 2012 at 15:22 said:

    Scusa Danilo, ho letto i due interventi, mi sembra di capire che Bertrandi voglia continuare con gli uomini attuali, Miglio vorrebbe un’alternativa. Cosa ha scritto per denigrare il lavoro di quelli come te? mi sembra che abbia detto l’esatto contrario. Per come lo conosco io non è un burocrate, non è entrato nel triathlon per avere uno stipendio, anzi…
    Forse c’è un’incomprensione.

    Rimangono comunque i nomi che ha fatto, i dati che ha portato, o meglio chiede siano verificati da noi stessi…quindi… Quando dice società di diretta appartenenza immagino si riferisca a Torino, Pro patria Milano, Silca, butto lì a memoria, non conosco i consiglieri a memoria, forse sbaglio.

    Fra le sue righe mi sembra di leggere una denuncia di immobilismo, di piccoli interessi personali a rivestire cariche…insomma vorrebbe un presidente ( che sicuramente è vicino a lui ) e uno staff più moderno e dinamico. oppure semplicemente un ricambio.

    Io rimbalzo il discorso prettamente tecnico agonistico degli atleti elite, penso solo a quello che è successo negli ultimi tre anni, discorsi legati ai giudici, legati all’attività intera e non solo della nazionale. Regolamento tecnico. Mi sembra francamente che il giochino sia scappato di mano, e qui non credo ci siano dubbi.

    Ora è evidente che Miglio ( cioè uomo di Bianchi ) porta una stoccata a Bertrandi, non credo lo faccia per sputare sul piatto dove mangia, ma perchè vuole guadagnare spazio per poter far crescere il triathlon. Non potrebbe farlo dicendo: le medaglie conquistate quest’anno sono i frutti diretti della persona di Bertrandi. Non lo dice perchè non lo pensa….tutto qui.

    Buon lavoro a tutti, e buona fortuna.

  8. Brass on 2 ottobre 2012 at 10:59 said:

    Mi piace l’intervento di Mario…

  9. danilopalmucci on 2 ottobre 2012 at 00:00 said:

    Caro Mario,
    leggo questo commento e rimango soavemente pensieroso.
    Tu ti lamenti che qualcuno vanti risultati che sono frutto del lavoro degli altri, parli di professionalità, di lavoro sui giovani, di progetti sviluppo, di nuove leve, di paratriathlon e quant’ altro.
    Innanzi tutto volevo commentare: complimenti per i risultati ottenuti, da te e da chi ritieni sia meritevole. Mi domando cosa sia cambiato oggi rispetto a quando un giovane tecnico, proveniente dall’ atletica, ha avuto la chance da una federazione, della quale conosceva poco o niente, di approfondire uno sport per due terzi sconosciuto, vestendo immediatamente i panni di tecnico federale stipendiato, pur avendo una visuale di 1/3 , l’ atletica avulsa da tutto il resto, Penso che a questa Federazione tu in primis dovresti essere riconoscente perchè ti ha dato modo di costruirti una professionalità che non avevi assolutamente. La Federazione ha su di te investito e ti ha dato una chance che l’ atletica non ti ha mai concesso. Devo dire che l’ hai ben sfruttata, complimenti. Sono contento che ora vivi di quello.
    Sai, caro Mario, questa opportunità che tu hai avuto non è stata concessa a molti atleti o ex atleti di triathlon che hanno messo le basi di questo sport sulla propria pelle, sulle proprie risorse fisiche ed economiche, ben più meritevoli di te ai tempi e che ancora oggi non hanno nulla da invidiarti nè sul piano tecnico, nè dell’ esperienza, nè dei risultati, nè umano. Tutti loro li hai mai considerati, ringraziati, o li hai frettolosamente dimenticati?
    Questa tua lettera la ritengo una caduta di stile da parte di chi, come te, fino ad oggi ha forse parlato troppo poco, ora forse troppo, non ti sembra?
    Personalmente non mi interessa molto dei risultati fino ad oggi ottenuti, i miei li ho da tempo dimenticati, forse li conosci meglio tu di me.Mi interessano quelli da raggiungere e questi verranno solo se si lavorerà tutti insieme e non perdendo tempo a sgomitare e a mettersi in prima fila. Come sai questo che dico l’ ho praticato personalmente, lavorando sempre duro per il Triathlon Italiano, contribuendo nel silenzio di un sussurro costruttivo, senza mai pretendere nulla in cambio, ma per il semplice piacere di far parte di questo bellissimo mondo. Come me, tanti altri atleti e tecnici non hanno mai avuto grandi e nemmeno piccoli sostegni, riconoscimenti o celebrazioni, ma i lori nomi e quelli dei loro atleti li trovi sistematicamente negli albi d’ oro e nelle classifiche delle gare internazionali in Italia, in Europa e nel Mondo.
    Questo popolo laborioso e silenzioso merita di poter lavorare in pace, non sulle macerie di un braccio di ferro che tu, il mite Miglio, hai lanciato con questo grido di sfida
    ciao

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Commento di Mario Miglio sulla candidatura di Bertrandi

1st ottobre, 2012

Pubblichiamo un commento inviatoci da Mario Miglio riguardo la candidatura di Renato Betrandi.

Che il triathlon italiano sia migliorato e stia concludendo una delle migliori stagioni agonistiche è un dato di fatto. Che ciò sia merito di chi si è trovato a capo della federazione negli ultimi tre anni è tutto da dimostrare.
Una lettura superficiale del sito elettorale del nostro presidente potrebbe indurre il lettore disattento a valutazioni fuorvianti, se non completamente errate, sulla nostra realtà sportiva, sull’origine dei risultati agonistici, sull’organizzazione delle gare e degli altri settori fondamentali e strategici.
Tutti sanno che, nello sport come in altri settori, i risultati si raccolgono a lunga scadenza ed è giusto chiedersi chi ha gettato i semi del raccolto che il presidente Bertrandi sta mietendo.
L’argomento merita riflessioni serie con conclusioni che non possono essere sintetizzate in poche righe. Limitiamoci perciò alla trattazione di un paio di argomenti: l’aumento dei tesserati e delle società; i risultati agonistici a livello internazionale.
La prima questione si risolve abbastanza in fretta: come può una piccola federazione come la FITri non aumentare il numero di atleti e società? Si tratta di un fatto fisiologico. Non bisogna dimenticare tuttavia che a questo fenomeno hanno contribuito non poco i comitati regionali a partire dalla Lombardia, dal Veneto e dal Lazio, i cui presidenti uscenti, Luigi Pericoli, Roberto Contento e Marco Comotto, sono schierati e si candideranno al Consiglio Federale con Luigi Bianchi. Bisognerebbe poi ascoltare gli altri presidenti e delegati regionali per capire quanto hanno lavorato per la crescita del movimento e quanto sono stati aiutati dal presidente Bertrandi. Bisognerebbe ancora saper distinguere tra le nuove società, quelle vere, che fanno attività e propongono, ogni anno, nuovi talenti, e quelle fittizie, nate con agevolazioni economiche, tramite progetti discutibili, che hanno vita breve, di solito pari a quella necessaria per esprimere la loro preferenza elettorale.
La seconda questione ha del grottesco: i risultati agonistici di tutto il movimento del triathlon italiano asserviti alla campagna elettorale del presidente.
I nostri triathleti sono stati quest’anno tra i più bravi d’Europa e nel mondo solo grazie al presidente Bertrandi? Oppure il merito va condiviso con le società di base dalle quali provengono, con i tecnici che ogni giorno li allenano, con il settore tecnico federale che li stimola e li aiuta? La mia opinione è che le capacità prestative dei nostri atleti sono frutto di un movimento e di una cultura sportiva cresciuta e radicata sul territorio nazionale grazie al lavoro di tanti soggetti, in mezzo a mille difficoltà e senza l’aiuto determinante di una politica federale di prospettiva e di sviluppo dell’attività  e che  oggi, in vista del rinnovo delle cariche elettive della federazione, costringe  i veri protagonisti del triathlon italiano a chiedersi sinceramente se questa dirigenza federale sia all’altezza delle esigenze di crescita che tutto l’ambiente richiede.
Proviamo a guardare qualche dato, nel modo più semplice possibile, cominciando dai giovani, invitando, chi volesse approfondire l’argomento, ad analizzare tutti gli altri risultati degli italiani nel mondo, paratriathlon compresi, ad annotare nomi di società e tecnici, a chiedersi se costoro condividono i punti di vista del nostro presidente. Al contrario prendiamo in analisi le società dei più stretti collaboratori del presidente Bertrandi e andiamo a vedere che cosa hanno prodotto, in termini di risultati agonistici, negli ultimi anni e chiediamoci, seriamente, se sono queste le persone che vogliamo che gestiscano la federazione per un nuovo quadriennio.
Ad Aguilas gli azzurri under 23 salgono, nella staffetta, sul tetto d’Europa: Giorgia Priarone, Elena Petrini, Andrea De Ponti, Davide Uccellari. Tutti atleti SAS. Atleti cresciuti nei nostri vivai e appartenenti ad una fascia d’età delicatissima, che presuppone allenamento e programmi a lunga scadenza. Una fascia d’età che comporta un sacco di contraddizioni, di abbandoni, di risultati agonistici spesso in contrasto con tutto l’allenamento svolto e con le aspettative di un ambiente federale scettico, se non apertamente ostile. Fabian e Mazzetti hanno le stesse radici e hanno le stesse radici un’altra dozzina di atleti di alto livello che ancora non sono riusciti ad esprimersi al meglio, che per gareggiare devono emigrare in Francia, in Austria e in Slovenia, che preferiscono confrontarsi con i più forti al mondo piuttosto che gareggiare a Tuoro, nella parodia di uno dei grandi progetti del Presidente Di Toro.  Vogliamo chiedere al presidente Bertrandi quando e quanto si è occupato della SAS nei suoi due anni e mezzo di presidenza? Vogliamo chiedergli come mai quest’anno la FITri si è perfino “dimenticata” di assegnare il titolo italiano under 23?
Eilat, Nancy e tante prove di Coppa Europa: titoli, medaglie e piazzamenti di prestigio per gli atleti junior e youth: Matthias Steinwandter ( Alta Pusteria), Delian Stateff, Riccardo Salvino, Riccardo De Palma (Minerva Roma), Angelica Olmo (Pianeta Acqua), Lisa Shanung (Bressanone Nuoto), Federica Parodi (Virtus Acqui Terme), Luisa Iogna Prat (TD Rimini), solo per citare alcuni tra i giovani più promettenti. Si potrebbe allungare la lista con i nomi dei campioni italiani delle varie categorie, quelli dei loro tecnici e delle rispettive società.
Le società di questi giovani sono schierate con il presidente Bertrandi? Se non lo sono perché?
Il lavoro di più di un decennio di un settore tecnico federale che non ha mai smesso di lavorare nemmeno negli ultimi tempi, malgrado lo scetticismo del presidente Bertrandi e dei suoi fidi consiglieri, e l’impegno delle società che tutti i giorni si dedicano alla crescita del nostro sport, rischiano di non avere continuità e di andare perduti. Oggi il triathlon italiano ha un metodo, che va perfezionato e reso funzionale e che ha bisogno di un supporto dirigenziale importante e consapevole per fare un ulteriore salto di qualità.
Solo chi vive dall’interno le difficoltà e le esigenze del nostro movimento è in grado di studiarne le dinamiche, di evidenziarne i problemi e di prospettare le soluzioni progettuali adeguate. Affinché gli sforzi di tutti non siano vani.
“Perché?”: abbiamo più volte sentito, in queste settimane, il presidente Bertrandi porre questa domanda. Non vede dove sia il problema. Non sa di cosa stiamo parlando.
E si candida, insieme ad una squadra infarcita di persone che non sa percepire le esigenze del triathlon italiano, che non ne condivide la cultura e la passione, a dirigere un movimento che ha ideali e riferimenti diversi, altri obiettivi, altre priorità. Forse sperando di rivendicare ancora, tra quattro anni, il lavoro fatto da altri.

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