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Coach Advisor: parliamo di misuratori di potenza e del loro utilizzo

Nasce Coach Advisor

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Altro appuntamento con Coach Advisor. In questo articolo parliamo del powermeter e del suo utilizzo nelle gare no draft e in quelle con scia consentita.

FEDERICO GIRASOLE

Il powermeter sta diventando sempre piu’ popolare tra i triathleti. E’ certamente la misura piu’ attendibile’ dello sforzo sostenuto dall’atleta nella frazione ciclistica. La differenza principale tra l’utilizzo del powermeter nelle gare draft free e nelle gare no draft, a parer mio e’ che nelle gare con scia consentita il powermeter in gara lo si utilizza unicamente come strumento di analisi dello sforzo fatto per capire cosa si e’ sbagliato, cosa si puo’ migliorare e come impostare i futuri impegni agonistici e gli allenamenti.

Nelle gare no draft il power meter viene invece spesso utilizzato come cruise control ovvero per mantenere l’intensita’ della frazione in bici nei range prestabiliti. E’ un strumento eccezionale che, al pari del cardio, del satellitare ha consentito agli atleti di monitorare le proprie prestazioni in maniera molto precisa. Al tempo stesso come per gli altri strumenti ha contribuito a creare una categoria di triathleti dipendenti dalla tecnologia. La consapevolezza delle intensita’ dei ritmi senza che siano confermati da uno strumento e’ , a parer mio, quello che puo’ consentire all’atleta di fare il salto di qualita’ .

RICCARDO BEDEI

Il misuratore di potenza è un ottimo strumento per monitorare in tempo reale il carico di lavoro che viene assegnato dall’allenatore. I dati che ne derivano sono utili anche per verificare a posteriori un allenamento o una gara o un test. Non è uno strumento indispensabile, ma è chiaro che se correttamente utilizzato può dare dei riferimenti importanti e dei vantaggi innegabili per chi si può permettere questo tipo di tecnologia. Infatti grazie a determinati test si possono avere abbastanza precisamente le zone di allenamento in ogni metabolismo personalizzate per ogni atleta. Il carico esterno viene monitorato immediatamente dopo pochi secondi al contrario della FC che sebbene sia importante non ha la stessa velocità di risposta, oltre ad essere soggetta ad una serie di altre variabili che talvolta possono non dare risposte attendibili.

Tuttavia io ho sempre ritenuto che un atleta che sia in grado di fare delle buone autovalutazioni può tranquillamente allenarsi senza e usare il misuratore di potenza e basarsi sulla FC o la vecchia formula di distanza percorsa/min in grado di far capire se ad esempio la stessa salita o lo stesso percorso è stato fatto meglio o peggio rispetto alle medesime sensazioni (in questo un’applicazione come STRAVA può sicuramente aiutare). Per quanto riguarda la gara anche qui i pareri sono contrastanti, tuttavia più la distanza di gara è lunga e più dosare le energie/watt risulta indispensabile ai fini della performance. Mentre per sprint e olimpici piuttosto che concentrarsi sui valori della potenza espressa bisognerebbe avere la lucidità per saper leggere la gara mentre la si corre, e usare i volari solo in fase di analisi post gara. L’uso frequente dei questi dispositivi ha come rovescio della medaglia di creare una sorta di dipendenza vera e propria dai GPS e strumenti tecnologici portando i corridori a perdere i segnali interiori della fatica e delle sensazioni associate ad un determinato passo, o associare il passo a quelle che sono le sensazioni dei muscoli o degli atti respiratori.

MARCO NOVELLI

Sicuramente l’utilizzo dei powermeter negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale sia nel ciclismo che nel triathlon, diventando ,alla stregua dei GPS, lo strumento più utilizzato per il monitoramento dell’allenamento. Il suo utilizzo nel triathlon riveste particolare importanza nelle lunghe distanze, dove la distribuzione dello sforzo in gara è fondamentale soprattutto sulle due ruote, per poter affrontare al meglio la frazione finale che , spesso, risulta decisiva.  Nelle gare con scia ammessa, la conformazione dei percorsi e le dinamiche di gara, quasi mai permettono una distribuzione “intelligente” delle energie, molto più importante non perdere il gruppo che “salvare” la gamba. Ecco quindi che quasi sempre il powermeter in gare con scia permessa viene utilizzato per una “raccolta dati” da analizzare nel “dopo gara”, mentre nelle gare no draft si tratta di un fondamentale strumento per monitorare il ritmo gara.

Per quanto riguarda il suo utilizzo in allenamento è utile sia per preparare gare con scia permessa che no draft, alla stregua e complementarmente al cardio/GPS, servono all’atleta per individuare in maniera ancora più precisa la zona in cui si sta lavorando.

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@novellimarco

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Coach Advisor: parliamo di misuratori di potenza e del loro utilizzo

13th aprile, 2018
Nasce Coach Advisor

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Altro appuntamento con Coach Advisor. In questo articolo parliamo del powermeter e del suo utilizzo nelle gare no draft e in quelle con scia consentita.

FEDERICO GIRASOLE

Il powermeter sta diventando sempre piu’ popolare tra i triathleti. E’ certamente la misura piu’ attendibile’ dello sforzo sostenuto dall’atleta nella frazione ciclistica. La differenza principale tra l’utilizzo del powermeter nelle gare draft free e nelle gare no draft, a parer mio e’ che nelle gare con scia consentita il powermeter in gara lo si utilizza unicamente come strumento di analisi dello sforzo fatto per capire cosa si e’ sbagliato, cosa si puo’ migliorare e come impostare i futuri impegni agonistici e gli allenamenti.

Nelle gare no draft il power meter viene invece spesso utilizzato come cruise control ovvero per mantenere l’intensita’ della frazione in bici nei range prestabiliti. E’ un strumento eccezionale che, al pari del cardio, del satellitare ha consentito agli atleti di monitorare le proprie prestazioni in maniera molto precisa. Al tempo stesso come per gli altri strumenti ha contribuito a creare una categoria di triathleti dipendenti dalla tecnologia. La consapevolezza delle intensita’ dei ritmi senza che siano confermati da uno strumento e’ , a parer mio, quello che puo’ consentire all’atleta di fare il salto di qualita’ .

RICCARDO BEDEI

Il misuratore di potenza è un ottimo strumento per monitorare in tempo reale il carico di lavoro che viene assegnato dall’allenatore. I dati che ne derivano sono utili anche per verificare a posteriori un allenamento o una gara o un test. Non è uno strumento indispensabile, ma è chiaro che se correttamente utilizzato può dare dei riferimenti importanti e dei vantaggi innegabili per chi si può permettere questo tipo di tecnologia. Infatti grazie a determinati test si possono avere abbastanza precisamente le zone di allenamento in ogni metabolismo personalizzate per ogni atleta. Il carico esterno viene monitorato immediatamente dopo pochi secondi al contrario della FC che sebbene sia importante non ha la stessa velocità di risposta, oltre ad essere soggetta ad una serie di altre variabili che talvolta possono non dare risposte attendibili.

Tuttavia io ho sempre ritenuto che un atleta che sia in grado di fare delle buone autovalutazioni può tranquillamente allenarsi senza e usare il misuratore di potenza e basarsi sulla FC o la vecchia formula di distanza percorsa/min in grado di far capire se ad esempio la stessa salita o lo stesso percorso è stato fatto meglio o peggio rispetto alle medesime sensazioni (in questo un’applicazione come STRAVA può sicuramente aiutare). Per quanto riguarda la gara anche qui i pareri sono contrastanti, tuttavia più la distanza di gara è lunga e più dosare le energie/watt risulta indispensabile ai fini della performance. Mentre per sprint e olimpici piuttosto che concentrarsi sui valori della potenza espressa bisognerebbe avere la lucidità per saper leggere la gara mentre la si corre, e usare i volari solo in fase di analisi post gara. L’uso frequente dei questi dispositivi ha come rovescio della medaglia di creare una sorta di dipendenza vera e propria dai GPS e strumenti tecnologici portando i corridori a perdere i segnali interiori della fatica e delle sensazioni associate ad un determinato passo, o associare il passo a quelle che sono le sensazioni dei muscoli o degli atti respiratori.

MARCO NOVELLI

Sicuramente l’utilizzo dei powermeter negli ultimi anni è cresciuto in maniera esponenziale sia nel ciclismo che nel triathlon, diventando ,alla stregua dei GPS, lo strumento più utilizzato per il monitoramento dell’allenamento. Il suo utilizzo nel triathlon riveste particolare importanza nelle lunghe distanze, dove la distribuzione dello sforzo in gara è fondamentale soprattutto sulle due ruote, per poter affrontare al meglio la frazione finale che , spesso, risulta decisiva.  Nelle gare con scia ammessa, la conformazione dei percorsi e le dinamiche di gara, quasi mai permettono una distribuzione “intelligente” delle energie, molto più importante non perdere il gruppo che “salvare” la gamba. Ecco quindi che quasi sempre il powermeter in gare con scia permessa viene utilizzato per una “raccolta dati” da analizzare nel “dopo gara”, mentre nelle gare no draft si tratta di un fondamentale strumento per monitorare il ritmo gara.

Per quanto riguarda il suo utilizzo in allenamento è utile sia per preparare gare con scia permessa che no draft, alla stregua e complementarmente al cardio/GPS, servono all’atleta per individuare in maniera ancora più precisa la zona in cui si sta lavorando.

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