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Challenge Riccione: la gara era da fermare?

Challenge Riccione flagellata dal maltempo: giusto non fermare la gara?

L’edizione 2019 del Challenge di Riccione passerà alle cronache per le condizioni atmosferiche proibitive che hanno accompagnato gli atleti durante gran parte della manifestazione.

Sui social le immagini e i video della manifestazione mostrano gli atleti sotto un vero e proprio diluvio, i commenti dei presenti parlano di temperature molto basse. Impietoso il bollettino medico della gara, con diversi atleti colpiti da ipotermia e numerosi interventi per soccorrere concorrenti in difficoltà. Non è un caso se 1/3 degli atleti al via non ha portato a termine la gara.

Sembra che  nulla possa fermare le macchine organizzative di certe gare blasonate, quasi come se il grosso introito che c’è dietro, sia più importante dell’incolumità dei partecipanti.  A Riccione fortunatamente nessuno ha perso la vita, ma bisogna sempre aspettare un tragico epilogo (anche se in SudAfrica si è visto che nemmeno la morte di 2 atleti ha fermato la gara) per potersi fermare? Bisogna sempre lasciare agli atleti , che quando sono in gara spesso non hanno alcuna concezione del pericolo o pensano solo ai soldi spesi per essere al via, la scelta se proseguire o meno?

Su Facebook in diversi hanno voluto fare una riflessione su questo aspetto, su quale sia il limite che separa una impresa da una tragedia. A volte bisognerebbe avere il coraggio di non pensare ai soldi , ai sacrifici fatti e pensare più alle persone e a se stessi.

Questa polemica ha fatto passare in secondo piano le vittorie di Ceccarelli e Curridori.

Nella foto la Gran Fondo Gimondi, altra gara funestata dal maltempo e al centro di diverse riflessioni sulla sospensione o meno delle manifestazioni in condizioni proibitive.

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9th maggio, 2019

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L’edizione 2019 del Challenge di Riccione passerà alle cronache per le condizioni atmosferiche proibitive che hanno accompagnato gli atleti durante gran parte della manifestazione.

Sui social le immagini e i video della manifestazione mostrano gli atleti sotto un vero e proprio diluvio, i commenti dei presenti parlano di temperature molto basse. Impietoso il bollettino medico della gara, con diversi atleti colpiti da ipotermia e numerosi interventi per soccorrere concorrenti in difficoltà. Non è un caso se 1/3 degli atleti al via non ha portato a termine la gara.

Sembra che  nulla possa fermare le macchine organizzative di certe gare blasonate, quasi come se il grosso introito che c’è dietro, sia più importante dell’incolumità dei partecipanti.  A Riccione fortunatamente nessuno ha perso la vita, ma bisogna sempre aspettare un tragico epilogo (anche se in SudAfrica si è visto che nemmeno la morte di 2 atleti ha fermato la gara) per potersi fermare? Bisogna sempre lasciare agli atleti , che quando sono in gara spesso non hanno alcuna concezione del pericolo o pensano solo ai soldi spesi per essere al via, la scelta se proseguire o meno?

Su Facebook in diversi hanno voluto fare una riflessione su questo aspetto, su quale sia il limite che separa una impresa da una tragedia. A volte bisognerebbe avere il coraggio di non pensare ai soldi , ai sacrifici fatti e pensare più alle persone e a se stessi.

Questa polemica ha fatto passare in secondo piano le vittorie di Ceccarelli e Curridori.

Nella foto la Gran Fondo Gimondi, altra gara funestata dal maltempo e al centro di diverse riflessioni sulla sospensione o meno delle manifestazioni in condizioni proibitive.

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