Mute Triathlon

Analisi tecnica della due giorni di Lovadina: non poche le pecche.

 

Il triathlon fest di Lovadina è andato in scena con il solito successo in termini di iscritti e una due giorni caratterizzata dal mal tempo che ha messo a dura prova l’organizzazione.
Splendido lo scenario in cui si è svolta la manifestazione, lago ideale per nuotare, tanto verde e ampi spazi. Come sempre capita nelle gare i protagonisti principali sono  stati gli atleti che hanno dato spettacolo e colore , emozionante l’epilogo della gara maschile individuale così come tirata quella femminile con volata per il terzo gradino del podio. Interessanti spunti tecnici dalla gara individuale, Daniel Hofer (che con il prossimo orientamento tecnico verrà “tagliato” per via dell’età) ha dimostrato che sa sempre tirare fuori dal cilindro qualche numero e che sui 5000 m è molto competitivo, il giovane Steinwandter si è dovuto arrendere solo sul filo di lana al suo collega , mentre Fabian ha lottato praticamente sino all’arrivo nonostante la lunga ed estenuante stagione  e i problemi di salute del pre gara. Dietro in molti hanno deluso, ma il nuoto è stato condizionante, la partenza un po’ “volante” e l’assurdità di mettere una boa a 150m dalla riva con 160 atleti  ha di fatto tagliato fuori alcuni bigs dalla lotta  per il titolo. In campo femminile  la favorita non ha tradito le attese mentre Daniela Chmet (anche per lei “taglio” in vista per “raggiunti limiti di età”) mette l’ennesimo sigillo su un ‘ottima stagione.  Le giovani si dimostrano in grande crescita, con la Olmo che continua il suo processo di crescita con un altro bronzo (dopo quello nei c.i. di duathlon sprint), mentre dietro abbiamo praticamente tutte giovanissime che stanno dimostrando che il ricambio generazionale è oramai fatto.
Passando all’organizzazione direi che il colpo d’occhio della location è ottimo, immersa nel verde con spazi ampi, però il mal tempo ha complicato non poco le cose e ha fatto emergere alcuni problemi.
In primis i parcheggi erano lontani dalla segreteria e zona cambio, oltre 1 km, direi un po’ troppo considerando che il tragitto si doveva fare sotto l’acqua con bici, borse, zaini ecc. Il pacco gara per essere una due giorni importante era abbastanza misero, il vino di certo  è stato apprezzato dagli amanti del genere, ma i giovani e gli astemi magari avrebbero preferito altro, gli integratori dello sponsor federale ben graditi, ma alla fine il costo dell’iscrizione non era proprio economico e ci si aspettava qualche cosa di più. A livello logistico la pioggia ha creato non pochi problemi, un solo tendone (quello del pasta party) per oltre 1000 persone, per fortuna alcune squadre si erano attrezzate con gazebo propri e si è potuto contare sulla loro ospitalità, anche se la maggior parte delle persone è rimasta allo scoperto sotto l’acqua. La zona cambio in un prato con la pioggia si è rivelata molto  insidiosa , più di un concorrente uscito dall’acqua è scivolato all’ingresso della T1 dove era posizionato il tappeto del chip (scivoloso) coperto da moquette che già inzuppata, andava via via infangandosi e diventava sempre più scivolosa.  L’ingresso in acqua inadatto per una gara, ripido e con una moquette di 2 m di larghezza, non è stata effettuata alcuna spunta prima del via. Dal punto di vista tecnico, la partenza della prima batteria uomini altamente irregolare, c’erano ancora atleti che stavano entrando in acqua quando si è partiti. Il buon senso direbbe di evitare di mettere la prima  boa  a 150m dalla partenza soprattutto con 160 atleti  molti dei quali di livello simile nel nuoto, eppure a Lovadina tutto ciò è stato puntualmente fatto, creando non pochi problemi alla prima boa, con un sacco di contatti e atleti che hanno pagato questa scelta. Sinceramente in questi casi il delegato tecnico dovrebbe studiarsi un po’ le gare Itu dove la prima boa è sempre ad almeno 300-400m dallo start.  Anche in questo caso come a Sapri distanze non esatte, anche se di poco siamo sempre di fronte a gare non precise, almeno per dei campionati italiani si potrebbe tentare di avere misurazioni perfette, a Lovadina le distanze erano di 800-18.6-4.6 tutte oltre il 5% di tolleranza . Altra  scriteriata scelta è stata quella del percorso podistico, adatto di certo ad un Triathlon cross , ma non di certo ad un campionato italiano di triathlon sprint, la Domenica poi con il passaggio degli atleti i percorsi sono diventati un vero e proprio pantano, con numeri incredibili per non cadere in alcuni punti, soprattutto nel tratto finale. Proprio quest’ultima parte altamente inadeguata per arrivi in volata (come poi è accaduto), con corsia stretta e scivolosa, inoltre nello stesso punto passavano i concorrenti a piedi, in bici e chi doveva ritornare verso il parcheggio / docce. Anche qui, il delegato tecnico ha grosse responsabilità , possibile che in fase di valutazione queste considerazioni non sono state fatte?
La Domenica nella gara a squadre la sede stradale era altamente inadeguata per una gara no draft, grupponi si sono formati con la partenza a 30” e in alcuni punti del percorso era impossibile superare vista la ristrettezza della carreggiata. Qualche giudice in moto , ma nessuna sanzione a fronte di scie in alcuni casi spudorate. Mancanza di servizio scopa sia in bici che a piedi, obbligatorio per regolamento ma non presente a Lovadina come lamentato da alcuni atleti che si trovavano ultimi nella loro batteria, mancanza di controlli dei giri intermedi , in bici nessuno controllava se qualcuno avesse fatto tutti e due i giri. In alcuni punti si sono viste auto sul percorso, ma la sicurezza è stata buona . Oltre al “caso Signorini” alcuni atleti di punta hanno affermato che altre moto sono cadute sul percorso rischiando di colpire gli atleti, sinceramente un caso può capitare (anche se non va stigmatizzato), ma di fronte a diversi forse qualche responsabilità andrebbe accertata.
La due giorni doveva essere la Triathlon Fest, ma sinceramente di festa non c’è stato nulla, la zona è scarsa a livello di recettività alberghiera per cui la maggior parte degli atleti doveva spostarsi di qualche km rendendo di fatto deserta la zona gara dopo la manifestazione. Premiazioni fatte stravolgendo il programma (della gara individuale) e nessun’altra premiazione per A.g. ecc.
Per concludere da apprezzare lo sforzo organizzativo della 47 Anno Domini che ha fatto del suo meglio per far fronte ad una due giorni meterologicamente parlando negativa, sicuramente con due giornate di sole diversi problemi non si sarebbero riscontrati. Di certo la Federazione ha allestito un evento non all’altezza, con scelte tecniche (prima boa percorso nuoto, percorso corsa, arrivo corsa) molto  discutibili e forse neanche degne di una gara regionale, figuriamoci in un campionato italiano con 1000 atleti al via. La formula 2+2 togliendo i gruppi militari e le “storiche” squadre big civili si è rivelato più un campionato giovanile, con improbabili aggiunte in squadra di M2-M3 giusto per fare numero, così come assurdo che la squadra vincitrice della coppa crono vanti al suo interno atleti vincitori di gare rank e di medaglie ai campionati italiani U23 (come Barnaby), il tutto a causa del regolamento che ha obbligato i giovani a correre la 2+2. Sicuramente da valutare il ritorno ad una divisione tra elite e a.g. perché non è possibile che gente come Barnaby, Butturini, Salini, Von Berg (solo per citarne alcuni) sia considerata “A.g.”

Un ‘ultima considerazione: negli ultimi due campionati italiani di triathlon (Sapri e Lovadina) abbiamo visto gare con percorsi fuori tolleranza e decisamente più costi, a Lovadina campo gara disegnato in maniera pericolosa e non adatto ad una gara di alto livello con tanti atleti,  ci si chiede a cosa servano i delegati tecnici e se veramente facciano i sopralluoghi pre gara. Una cosa è sicura, nell’ epoca Di Toro questo non sarebbe successo, lui sarebbe stato sui campi gara e avrebbe risolto in tempo zero tutte le problematiche…. Cambiano i vertici , ma il rimpianto per IL PRESIDENTE rimane sempre.

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Analisi tecnica della due giorni di Lovadina: non poche le pecche.

10th ottobre, 2013

 

Il triathlon fest di Lovadina è andato in scena con il solito successo in termini di iscritti e una due giorni caratterizzata dal mal tempo che ha messo a dura prova l’organizzazione.
Splendido lo scenario in cui si è svolta la manifestazione, lago ideale per nuotare, tanto verde e ampi spazi. Come sempre capita nelle gare i protagonisti principali sono  stati gli atleti che hanno dato spettacolo e colore , emozionante l’epilogo della gara maschile individuale così come tirata quella femminile con volata per il terzo gradino del podio. Interessanti spunti tecnici dalla gara individuale, Daniel Hofer (che con il prossimo orientamento tecnico verrà “tagliato” per via dell’età) ha dimostrato che sa sempre tirare fuori dal cilindro qualche numero e che sui 5000 m è molto competitivo, il giovane Steinwandter si è dovuto arrendere solo sul filo di lana al suo collega , mentre Fabian ha lottato praticamente sino all’arrivo nonostante la lunga ed estenuante stagione  e i problemi di salute del pre gara. Dietro in molti hanno deluso, ma il nuoto è stato condizionante, la partenza un po’ “volante” e l’assurdità di mettere una boa a 150m dalla riva con 160 atleti  ha di fatto tagliato fuori alcuni bigs dalla lotta  per il titolo. In campo femminile  la favorita non ha tradito le attese mentre Daniela Chmet (anche per lei “taglio” in vista per “raggiunti limiti di età”) mette l’ennesimo sigillo su un ‘ottima stagione.  Le giovani si dimostrano in grande crescita, con la Olmo che continua il suo processo di crescita con un altro bronzo (dopo quello nei c.i. di duathlon sprint), mentre dietro abbiamo praticamente tutte giovanissime che stanno dimostrando che il ricambio generazionale è oramai fatto.
Passando all’organizzazione direi che il colpo d’occhio della location è ottimo, immersa nel verde con spazi ampi, però il mal tempo ha complicato non poco le cose e ha fatto emergere alcuni problemi.
In primis i parcheggi erano lontani dalla segreteria e zona cambio, oltre 1 km, direi un po’ troppo considerando che il tragitto si doveva fare sotto l’acqua con bici, borse, zaini ecc. Il pacco gara per essere una due giorni importante era abbastanza misero, il vino di certo  è stato apprezzato dagli amanti del genere, ma i giovani e gli astemi magari avrebbero preferito altro, gli integratori dello sponsor federale ben graditi, ma alla fine il costo dell’iscrizione non era proprio economico e ci si aspettava qualche cosa di più. A livello logistico la pioggia ha creato non pochi problemi, un solo tendone (quello del pasta party) per oltre 1000 persone, per fortuna alcune squadre si erano attrezzate con gazebo propri e si è potuto contare sulla loro ospitalità, anche se la maggior parte delle persone è rimasta allo scoperto sotto l’acqua. La zona cambio in un prato con la pioggia si è rivelata molto  insidiosa , più di un concorrente uscito dall’acqua è scivolato all’ingresso della T1 dove era posizionato il tappeto del chip (scivoloso) coperto da moquette che già inzuppata, andava via via infangandosi e diventava sempre più scivolosa.  L’ingresso in acqua inadatto per una gara, ripido e con una moquette di 2 m di larghezza, non è stata effettuata alcuna spunta prima del via. Dal punto di vista tecnico, la partenza della prima batteria uomini altamente irregolare, c’erano ancora atleti che stavano entrando in acqua quando si è partiti. Il buon senso direbbe di evitare di mettere la prima  boa  a 150m dalla partenza soprattutto con 160 atleti  molti dei quali di livello simile nel nuoto, eppure a Lovadina tutto ciò è stato puntualmente fatto, creando non pochi problemi alla prima boa, con un sacco di contatti e atleti che hanno pagato questa scelta. Sinceramente in questi casi il delegato tecnico dovrebbe studiarsi un po’ le gare Itu dove la prima boa è sempre ad almeno 300-400m dallo start.  Anche in questo caso come a Sapri distanze non esatte, anche se di poco siamo sempre di fronte a gare non precise, almeno per dei campionati italiani si potrebbe tentare di avere misurazioni perfette, a Lovadina le distanze erano di 800-18.6-4.6 tutte oltre il 5% di tolleranza . Altra  scriteriata scelta è stata quella del percorso podistico, adatto di certo ad un Triathlon cross , ma non di certo ad un campionato italiano di triathlon sprint, la Domenica poi con il passaggio degli atleti i percorsi sono diventati un vero e proprio pantano, con numeri incredibili per non cadere in alcuni punti, soprattutto nel tratto finale. Proprio quest’ultima parte altamente inadeguata per arrivi in volata (come poi è accaduto), con corsia stretta e scivolosa, inoltre nello stesso punto passavano i concorrenti a piedi, in bici e chi doveva ritornare verso il parcheggio / docce. Anche qui, il delegato tecnico ha grosse responsabilità , possibile che in fase di valutazione queste considerazioni non sono state fatte?
La Domenica nella gara a squadre la sede stradale era altamente inadeguata per una gara no draft, grupponi si sono formati con la partenza a 30” e in alcuni punti del percorso era impossibile superare vista la ristrettezza della carreggiata. Qualche giudice in moto , ma nessuna sanzione a fronte di scie in alcuni casi spudorate. Mancanza di servizio scopa sia in bici che a piedi, obbligatorio per regolamento ma non presente a Lovadina come lamentato da alcuni atleti che si trovavano ultimi nella loro batteria, mancanza di controlli dei giri intermedi , in bici nessuno controllava se qualcuno avesse fatto tutti e due i giri. In alcuni punti si sono viste auto sul percorso, ma la sicurezza è stata buona . Oltre al “caso Signorini” alcuni atleti di punta hanno affermato che altre moto sono cadute sul percorso rischiando di colpire gli atleti, sinceramente un caso può capitare (anche se non va stigmatizzato), ma di fronte a diversi forse qualche responsabilità andrebbe accertata.
La due giorni doveva essere la Triathlon Fest, ma sinceramente di festa non c’è stato nulla, la zona è scarsa a livello di recettività alberghiera per cui la maggior parte degli atleti doveva spostarsi di qualche km rendendo di fatto deserta la zona gara dopo la manifestazione. Premiazioni fatte stravolgendo il programma (della gara individuale) e nessun’altra premiazione per A.g. ecc.
Per concludere da apprezzare lo sforzo organizzativo della 47 Anno Domini che ha fatto del suo meglio per far fronte ad una due giorni meterologicamente parlando negativa, sicuramente con due giornate di sole diversi problemi non si sarebbero riscontrati. Di certo la Federazione ha allestito un evento non all’altezza, con scelte tecniche (prima boa percorso nuoto, percorso corsa, arrivo corsa) molto  discutibili e forse neanche degne di una gara regionale, figuriamoci in un campionato italiano con 1000 atleti al via. La formula 2+2 togliendo i gruppi militari e le “storiche” squadre big civili si è rivelato più un campionato giovanile, con improbabili aggiunte in squadra di M2-M3 giusto per fare numero, così come assurdo che la squadra vincitrice della coppa crono vanti al suo interno atleti vincitori di gare rank e di medaglie ai campionati italiani U23 (come Barnaby), il tutto a causa del regolamento che ha obbligato i giovani a correre la 2+2. Sicuramente da valutare il ritorno ad una divisione tra elite e a.g. perché non è possibile che gente come Barnaby, Butturini, Salini, Von Berg (solo per citarne alcuni) sia considerata “A.g.”

Un ‘ultima considerazione: negli ultimi due campionati italiani di triathlon (Sapri e Lovadina) abbiamo visto gare con percorsi fuori tolleranza e decisamente più costi, a Lovadina campo gara disegnato in maniera pericolosa e non adatto ad una gara di alto livello con tanti atleti,  ci si chiede a cosa servano i delegati tecnici e se veramente facciano i sopralluoghi pre gara. Una cosa è sicura, nell’ epoca Di Toro questo non sarebbe successo, lui sarebbe stato sui campi gara e avrebbe risolto in tempo zero tutte le problematiche…. Cambiano i vertici , ma il rimpianto per IL PRESIDENTE rimane sempre.

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