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Analisi del fallimento azzurro a Rio e del quadriennio olimpico 2013-2016

Fallimento quadriennio 2013-2016

Fallimento quadriennio 2013-2016

 

Con le gare di Rio si è chiuso il quadriennio olimpico 2013-2016, il primo della gestione del Presidente F.I.Tri. Luigi Bianchi. L’arrivo esultante di Charlotte Bonin, per un 17° posto lontanissima dalle prime (oltre 4’30” il suo distacco dalla vincitrice), è emblematico del totale fallimento tecnico di questo quadriennio, partito con proclami e promesse altisonanti e conclusosi con risultati altamente fallimentari.

 

Cominciamo con il ricordare che subito dopo il suo insediamento, il presidente Luigi Bianchi, unitamente al DT Mario Miglio, aveva chiaramente dichiarato come obiettivo principale per il quadriennio olimpico, il conseguimento di sempre più importanti risultati in campo internazionale, in particolare di puntare decisamente alle Olimpiadi di Rio 2016, promettendo la qualificazione di 3 uomini e 3 donne (risultato massimo conseguibile) , ma soprattutto il miglioramento del risultato di Londra per Fabian (10° posto) con obiettivo di puntare addirittura alla medaglia. (https://www.youtube.com/watch?v=71B96_W4Tp8 minuto 26.40 circa)

 

Come ben sappiamo, le gare di Rio si sono concluse con gli azzurri lontanissimi dalla posizioni che contano, scomparsi totalmente nella frazione decisiva (corsa) e, in alcuni casi (Annamaria Mazzetti), addirittura mai protagonisti e nelle retrovie. Discorso a parte merita la prova di Davide Uccellari, vittima di una caduta durante le fasi cruciali della frazione ciclistica, che ha quindi hanno condizionato il prosieguo della sua gara, conclusasi nelle posizioni medio-basse della classifica. L’atleta azzurro più atteso era sicuramente Alessandro Fabian, che ha corso come da copione, con un nuoto nelle primissime posizioni, una bici nel gruppo di testa, per chiudere con la frazione di corsa condotta in totale affanno, nella speranza di essere sorpassato da meno concorrenti possibili provenienti dal gruppo degli inseguitori.  Il risultato finale parla di un 14° posto con l’atleta azzurro entrato in T2 in un gruppo di 10 atleti con circa 1’20” di vantaggio sugli inseguitori.

 

La prestazione di Fabian, analizzata asetticamente, si sarebbe potuta considerare positiva; viste le Sue ultime gare prima di Rio, il 14° posto finale è un ottimo risultato, ma per come è stato impostato il quadriennio e valutate le aspettative non si può non tenere in considerazione il contesto in cui è stata conseguita.

 

Come già evidenziato, all’indomani di Londra, sono iniziati i proclami legati a Rio 2016, con obiettivo dichiarato il miglioramento della 10° posizione; in diverse occasioni si è parlato addirittura di medaglia. Il quadriennio di Fabian è iniziato a Giugno 2013 (dopo che il carabiniere padovano è stato fermo da fine stagione 2012 per alcuni problemi “fisici”) unico anno del quadriennio caratterizzato da una certa costanza di risultati, con due WTS corse (20° e 17° nella gran final), 2 WC con relative top 10 (5° e 8°) e il 2° posto agli europei. Nelle stagioni 2014-2015 Fabian non ha trovato più costanza nei risultati, alternando prestazioni in WTS oltre la 30°-40° posizione a qualche top 10-20, trovando la sua dimensione nelle gare di WC con un podio e un 5° posto nel 2014. Negli europei un 7° e un 8° posto. Nell’anno olimpico ci sono stati chiari campanelli di allarme sulla condizione dell’azzurro, unitamente all’entrata in condizione di diversi atleti che hanno finalizzato la preparazione per l’evento a cinque cerchi, i risultati in WTS sono andati via via peggiorando, sino ad arrivare ad un ultimo posto ad Amburgo. Emblematica anche la prima gara del quadriennio in WC fuori dalla Top 10, quella casalinga di Cagliari, dove su un percorso selettivo simile a quello poi trovato a Rio, ha dimostrato una condizione ciclistica non eccellente, chiudendo 11° assoluto con una start list non di primissimo livello. Unico risultato incoraggiante il 4° posto agli europei, ma anche in questo caso andava valutato il livello degli atleti al via, nettamente lontano da quello di una WTS.

 

I risultati negativi di questa stagione olimpica sono stati sempre sminuiti, mai nessuna presa di coscienza e “mea culpa” circa ritardi o errori nella preparazione, ma soltanto numerose giustificazioni, cercando di spostare continuamente l’attenzione sull’obbiettivo dichiarato della top 10 a Rio. Alla luce di tutte queste dichiarazioni e dei continui proclami dell’Area Tecnica, nonché dell’atleta stesso con il suo entourage, il risultato di Rio non può che essere considerato fallimentare.  Emblematiche sono le parole nel dopo gara dello stesso Fabian, che rilasciando una intervista ad un quotidiano, con una impensata caduta di stile, ha di fatto accusato i fratelli Brownlee di essere avvantaggiati per via dell’utilizzo della camera iperbarica, pratica vietata in diversi stati compresa l’Italia .

Intervista Fabian post Rio

Intervista Fabian post Rio

In questa intervista emerge la stessa visione ingiustificatamente ottimista, totalmente distaccata dalla realtà dei fatti, che ha portato lo stesso Fabian ad asserire che è possibile battere i due fratelli inglesi. Questa affermazione stride con la personalità di Fabian, ragazzo umile, che negli ultimi anni, forse influenzato dall’esagerato ottimismo decantato dal Suo staff tecnico riguardo al Suo valore, ha probabilmente perso la cognizione dei veri valori sul campo. L’affermare che il nostro portacolori non ha la minima possibilità di battere i fratelli Brownlee, al netto di infortuni  e incidenti in gara, non va contro a nessuna possibilità di smentita, il divario è talmente ampio, soprattutto nell’ultima frazione che non è assolutamente colmabile da parte di Fabian, anche perché diretta conseguenza  di una struttura fisica e di una tecnica di corsa non all’altezza. Il tutto in un’ottica priva di margini di miglioramento tali da permettergli non solo di avvicinarsi ai due inglesi, ma nemmeno ai vari Gomez, Mola, Murray, Luis.

 

Annamaria Mazzetti è l’atleta che ha fatto registrare in questo quadriennio una serie impressionante di alti e bassi, di prestazioni incostanti, sintomatico del fatto che i Suoi risultati sono spesso legati al “caso” ed il Suo livello tecnico tale da non poterla considerare una atleta di punta. Molte delle Sue performance sono state influenzate dalla fragilità emotiva, spesso ha concluso le gare in lacrime o ha avuto vere e proprie crisi pre gara , come ad esempio a Cagliari quando, prima della partenza, ha mandato una volante della Polizia a prendere di urgenza la muta di riserva in albergo per effettuare il cambio prima del via, mentre a fine gara è scoppiata in lacrime, ingiustificatamente,  anche davanti ai microfoni della Rai . Non è un segreto anche che l’atleta azzurra soffra la concorrenza di altre atlete italiane, ha spesso svolto raduni in solitaria e in diverse occasioni ha evitato il confronto in gara. Solo nel 2015, anno in cui molte big hanno tirato il fiato, ha avuto una stagione abbastanza costante, con l’argento agli europei, due top 10 e due top 20 in WTS, che però aveva iniziato con due ritiri. Anche per lei il 2016 è stato un anno disastroso, partito con un illusorio 9° in WTS, ma proseguito con risultati da dimenticare, un ritiro ed addirittura un doppiaggio in WTS, mentre in WC un ritiro e un 32° posto imbarazzante nella WC casalinga di Cagliari, dietro ad altre azzurre.  A Rio ha dimostrato tutti i propri limiti, dopo un nuoto discreto, ha perso subito il treno buono in bici ed ha navigato soffrendo nel gruppo delle inseguitrici, chiudendo poi con un anonimo 29° posto palesato da un distacco abissale dalla vincitrice. Anche per lei, dichiarazioni ingiustificatamente ottimistiche nel pre-gara , come ad esempio nell’articolo apparso su “IL GIORNO” del 23 Luglio 2016 dove affermava testualmente  “se tutto dovesse andare per il verso giusto, penso di poter puntare all’ingresso nella top 10”.

Dichiarazione Mazzetti su "IL GIORNO"

Dichiarazione Mazzetti su “IL GIORNO”

Charlotte Bonin a Rio ha chiuso in 17° posizione, un risultato insperato alla vigilia, con la “solita” condotta di gara che ha caratterizzato tutte le Sue apparizioni in WTS, nuoto buono, bici costantemente nella coda del gruppo, situazione di gara che inevitabilmente la porta ad impiegare un’infinità di energie per richiudere i continui buchi che il percorso di Rio tendeva a creare, ed una frazione di corsa alla continua ed affannosa ricerca di un passo che le consentisse di perdere meno posizioni possibili. Anche in questo caso dopo aver concluso la frazione di bici in un gruppo di 18 atlete, ha terminato 17^, lasciando dietro la sola Zaferes , vittima di una tremenda giornata no e chiudendo con un ritardo abissale dalla Jorgensen (oltre 4’30”). Il quadriennio della Charlie Nazionale si è chiuso con la qualificazione conquistata per il rotto della cuffia, dopo le ultime due stagioni che l’hanno vista protagonista di una involuzione tecnica impressionante ed un relativo crollo delle prestazioni. Anche per lei però, le dichiarazioni pre-gara del proprio tecnico e DT della nazionale Mario Miglio, la vedevano “correre forte come non mai” ed in crescita di condizione, con tutti i suoi problemi fisici (che avrebbero condizionato le sue prestazioni negli ultimi 2 anni) risolti. Non a caso in una dichiarazione su “La Stampa”  si affermava che il Suo posto a Rio era tra le top 15. Tutti elementi questi che fanno pendere l’ago della bilancia della prestazione verso il segno negativo.  ( DICHIARAZIONI MIGLIO SU BONIN )

 

Discorso diverso per Davide “Uccio” Uccellari, che ha chiuso la sua seconda olimpiade con una prestazione non soddisfacente. Rimane però il rammarico di non averlo potuto vedere esprimersi al meglio nella frazione finale, la sua preferita. Anche per lui il quadriennio è stato caratterizzato da alti e bassi, impreziosito da podi in WC , ma anche da prestazioni lontane dai primi in WTS. Sicuramente il nuoto rimane il suo tallone d’achille, anche se ha dimostrato nelle giornate di grazia di non poter ridurre il gap dagli atleti di vertice. Per essere competitivo, però, deve trovare la continuità.

 

E’ quindi tempo di bilanci, mentre non si può contestare quasi nulla agli atleti, che hanno corso al massimo delle loro possibilità e hanno dato il 100% a Rio, non altrettanto si può affermare dell’area tecnica.

 

I contributi CONI per l’attività olimpica sono aumentati notevolmente in questi 3 anni, proprio in virtù delle promesse (fatte dalla Fitri) di risultati totalmente disattese. Alla luce di ciò è facilmente presumibile e prevedibile un drastico taglio dei fondi per il prossimo quadriennio.

 

Mai durante il ciclo olimpico l’Area tecnica ha mostrato preoccupazione; nonostante i risultati siano andati via via peggiorando, si è assistito ad un’ingiustificata serie di dichiarazioni ottimistiche e controcorrente, condite ogni volta, a posteriori, dalle solite stucchevoli scuse atte ad “indorare la pillola”. Sarebbe stato, invece, molto più costruttivo fare una serie riflessione riguardo ai metodi utilizzati. L’area tecnica ha provato in tutti i modi a difendersi, chi ha cercato una svolta tentando di a cambiare allenatore (Andrea De Ponti) o ha cercato strade “alternative “non gradite” alla Federazione (Sara Dossena in occasione del suo recente infortunio) , si è trovato di fronte a ritorsioni. I numerosi raduni a Poggio all’Agnello si sono trasformati in veri e propri tour de force che non tenevano minimamente conto della programmazione svolta dagli atleti, non a caso in diverse occasioni si sono registrati infortuni più o meno gravi.

 

L’unica atleta che avrebbe potuto puntare ad un possibile risultato a Rio era Alice Betto. Atleta solida nelle tre discipline che non avrebbe avuto problemi a conquistare la qualificazione in largo anticipo e quindi poter poi pensare al meglio all’appuntamento a cinque cerchi. Purtroppo quando la situazione tra gli azzurri è diventata preoccupante, l’atleta delle Fiamme Oro è stata spremuta inutilmente per portare a casa risultati che avrebbero permesso di “salvare la baracca”. Ciò in fasi delicate della stagione quando sarebbe stato meglio farla riposare. E’ il caso dell’europeo di Kitzbuel 2014. Di fatto la Sua rincorsa olimpica è terminata proprio alla fine di quella stagione, operazioni rimandate e valutazioni “superficiali” dei problemi fisici l’hanno di fatto fatta entrare in una lunga agonia, culminata con la chiusura anticipata della sua rincorsa olimpica culminata già nel 2015. Anche questo caso è stato trattato con il classico scaricabarile, che come sempre ha visto uscire perdente solo l’atleta.

 

In più occasioni si è rimarcato come i 4 atleti azzurri al via a Rio fossero i migliori che il contesto nazionale potesse esprimere. C’è da evidenziare però, che nell’ultimo biennio, quando soprattutto le azzurre hanno cominciato ad inanellare una serie negativa di prestazioni, sono totalmente mancate le occasioni di confronto tra loro e le ipotetiche concorrenti italiane, emblematico il fatto che nell’unica occasione a livello internazionale in cui questo è stato possibile, nella WC di Cagliari, Verena Steinhauser (al suo esordio in una WC), sia risultata di gran lunga migliore (sfiorando la top 10) rispetto a Mazzetti, relegata nelle retrovie. Per Bonin invece, l’atleta più in difficoltà nel finale del ciclo olimpico, nessun confronto diretto con possibili pretendenti ad un posto di P.O. nella nazionale azzurra. L’unica che è stata lanciata nella mischia, insensatamente, dall’area tecnica è stata Angelica Olmo. La Olmo dopo non essere riuscita ad entrare nelle Fiamme Azzurre si è accasata al C.S. Carabinieri, di fatto aprendosi una porta per poter diventare P.O. Emblematico come sia subito diventata la riserva nr. 1 di Mazzetti e Bonin per Rio; nonostante prestazioni assolutamente negative (addirittura un doppiaggio) nelle sue uscita in WC e WTS, l’area tecnica ha cercato in tutti i modi di portarla a Rio come 3° donna, sfruttando i forfait di altre nazioni, con l’epilogo della bocciatura secca del Coni (per mancanza di livello tecnico) che tutti conosciamo.

 

Analizzando i risultati di Rio, comparandoli con quelli di Londra 2012, si può notare come i Nostri atleti si siano involuti a fronte di una evoluzione di moltissimi altri concorrenti. Rispetto alla top 10 di Londra, oltre a Fabian in campo maschile erano al via i fratelli Brownlee, Bryukhankov, Silva e Riederer, con quest’ultimo a fine carriera, quindi solamente 5 dei 9 atleti che a Londra avevano preceduto il nostro miglior azzurro. A Rio i due inglesi hanno aumentato notevolmente il vantaggio sul nostro portacolori, mentre pur avendo la meglio sugli altri 3, Fabian ha subito il sorpasso dei vari Luis, Mola, Murray, Varga, Grajales, che tranne nel caso del francese erano finiti lontani a Londra. La medaglia di bronzo Schoeman è l’esempio di come un atleta si sia evoluto nel corso del quadriennio, facendo un salto di qualità impressionante in poco tempo. Tra le donne Mazzetti ha potuto migliorare sia la sua posizione che il distacco dalla vincitrice rispetto a Londra, ma va considerato che in quella occasione era caduta. Anche in questo caso, è evidente come la vincitrice, Gwen Jorgensen, sia passata in 4 anni dal 38° posto di Londra a vincere la medaglia d’oro a Rio, dominando negli ultimi anni; Flora Duffy è passata dal 45° posto di Londra a vincere una WTS; Nazioni come Messico, per esempio, sono divenute realtà di primo piano nel panorama mondiale.

 

Altra considerazione doverosa riguarda la composizione dell’area tecnica. Analizzando tutti i quadrienni olimpici si può notare come ricorrano sempre gli stessi nomi, con continui scambi di ruoli e “ritorni di fiamma”. Nel 2004 Nadia Cortassa è stata l’atleta che ha salvato la spedizione azzurra, allenata da Andrea Gabba, oggi coach della Turchia. Ricordiamo la disfatta del 2004 con nessun uomo qualificato ad Atene nonostante ci fossero atleti del calibro di Andrea ed Emilio d’Aquino. Il fallimento della trasferta cinese del 2008, quando l’infortunio a ridosso delle olimpiadi di Nadia Cortassa tolse di fatto dai giochi l’unica speranza di medaglia azzurra. L’insensato taglio di Daniel Fontana dai programmi per il quadriennio 2009-2012. Probabilmente il Presidente Luigi Bianchi difetta di memoria storica per quanto riguarda il triathlon, perché anche a Rio, come in occasione degli altri quadrienni, i risultati non sono cambiati, si ripetono sempre gli stessi problemi e siamo sempre più una nazione di secondo piano nel panorama internazionale. Parliamo quindi di persone che gravitano nell’area tecnica dal 1994-1997, da oltre 20 anni, in cui, Cortassa a parte, abbiamo sempre vissuto l’appuntamento olimpico da comparse. Alla luce dei precedenti, quale ragione ha spinto il presidente Bianchi a riassegnare l’area tecnica e alcuni ruoli al proprio interno a persone che hanno chiaramente fallito già diverse volte in precedenza? Non dimentichiamo anche che l’attuale DT Miglio seguiva atleti come Livio Molinari, che ha posto fine alla sua giovanissima carriera dopo aver corso le prime olimpiadi giovanili nel 2010, suo fratello Giulio, che dopo stagioni in calo , sta mietendo successi su successi con un nuovo allenatore; Alexia Giussani, che ha abbandonato l’attività agonistica subito dopo le categorie giovanili, Margie Santimaria, che come Giulio Molinari ha ritrovato buoni risultati solo dopo il cambio di allenatore, per concludere in ordine di tempo con Andrea De Ponti, che è passato dall’essere P.O. e gareggiare nel circuito WTS al ritiro da un giorno all’altro, naturalmente dietro il più totale silenzio.

 

Quello che manca nell’area tecnica è la disponibilità al confronto. Si tratta oramai da anni di un “circolo esclusivo”, chiuso , il rapporto con gli atleti dal punto di vista umano è molto limitato e spesso, si respira un clima molto “teso”. I raduni sono una sorta di laboratorio di raccolta dati, una serie infinita di test che non portano a nulla se non ad infortuni e ad affaticare gli atleti stravolgendone i programmi, mai tenuti in considerazione nella pianificazione Federale.

 

A dire il vero il presidente Bianchi aveva pensato ad una soluzione alternativa, guardando all’estero, ma quella che era la sua prima scelta, James Turner, nominato miglior tecnico dalla ITU per la stagione 2015, pur essendo venuto in Italia grazie alla Deda Elementi, si è dimostrata subito una strada non percorribile, per mancanza di interesse dello stesso tecnico.

 

La situazione appare ben più tragica se si volge lo sguardo al futuro, se si analizza la situazione del settore giovanile e della SAS. L’elenco di atleti transitati presso questa “struttura” e poi mai esplosi o addirittura ritirati dall’attività in età precoce è tremendamente lunga, non abbiamo ad oggi atleti (ad eccezione forse di Matthias Steinwandter) che possano ritenersi competitivi in prospettiva internazionale. Tra le donne si sta investendo decisamente su Angelica Olmo, che però ha dimostrato di non essere assolutamente competitiva ad alto livello, collezionando risultati da dimenticare ogni volta che è stata chiamata in causa nelle gare che contano (WC) e addirittura doppiata prima della metà della frazione ciclistica nella sua unica uscita in WTS, gare che rappresentano l’unico banco di prova per testare le ambizioni internazionali di un atleta.

 

Mentre le nostre giovani atlete crescono in Italia gareggiando in circuiti come Coppa Italia, dove il livello è modesto e gli atleti sempre gli stessi, la Germania ha portato una classe 1996 a Rio, la Francia una classe 1997 (atleta che oltre a gareggiare tra le pari categoria, ha saputo solo pochi giorni prima della gara che avrebbe corso a Rio e, con nessun tipo di programmazione mirata, è arrivata a ridosso della Mazzetti, forte di 4 anni di ciclo olimpico puntando  a Rio), gli USA, forse la nazione leader in campo femminile, lancia la Knibb, classe 1998, in campo internazionale, sfiorando la top 10 all’esordio in WTS e un podio in WC.

Purtroppo i nostri giovani crescono in un contesto tecnico che non porta ad alcuna evoluzione, gare giovanili senza spunti tecnici di rilievo, livello appiattito verso il basso e criteri di selezione discutibili. A fronte di numerosi raduni, sempre affollatissimi di atleti e tecnici, non si riescono a portare a casa risultati degni di rilievo, sono due anni che non abbiamo rappresentanti maschili ai mondiali Junior, mentre tre le donne siamo lontani dalle prime posizioni. Le PSN (prove a tempo) hanno innescato un sistema di valutazione totalmente al di fuori della logica del triathlon moderno, dove emergono solo atleti completi, soprattutto capaci di frazioni ciclistiche “importanti”. I nostri giovani stanno crescendo puntando su nuoto e corsa, molte convocazioni sono frutto di tempi ottenuti in test singoli, che poi si traducono in prestazioni mediocri in campo internazionale dove la frazione ciclistica viene corsa a livelli elevati.

Come riscontrato per gli atleti Elite, si tende sempre ad esaltare risultati ottenuti in gare di secondo livello o in contesti tecnici modesti, creando false aspettative e soprattutto cercando di mascherare la realtà dei fatti, che ci vede arrancare ogni qual volta che si alza il livello dei partecipanti e la posta in palio.

Emblematiche le dichiarazioni post WTS Abu Dhabi 2015, che minimizzavano i risultati negativi ottenuti, coniando il “famoso tormentone” WORK IN PROGRESS

Non si è mai assistito ad un “mea culpa”, ad un assunzione di responsabilità da parte di alcuno dei componenti l’area tecnica, ma solo a stucchevoli giustificazioni e dichiarazioni al limite dell’imbarazzante, condite da dettagli tecnici sulle prestazioni degli atleti faziosamente alterati. La stessa Bonin ha dichiarato nel post Rio “…sono riuscita a non farmi riprendere da dietro e felice di essere anche riuscita a superare atlete come l’americana Zaferes che non è tra le ultime arrivate” utilizzando il plurale riguardo alle atlete del suo gruppo che ha superato, quando in realtà si è trattato di una sola atleta, l’americana Zaferes appunto.

 

Il DT Miglio definisce letale la frazione podistica di Mazzetti, quando poi la realtà dei fatti a Rio parla di un 21° tempo assoluto negli ultimi 10 km, superata da diverse atlete del suo gruppo. Sempre Miglio afferma che la stessa “non ha problemi in bici” quando nelle gare dove la seconda frazione si e rivelata impegnativa, come Cagliari, è naufragata proprio sulle due ruote. L’azzurra ha dichiarato di aver trascinato il suo gruppo, quando dalla foto e dalla immagini viste , è sempre apparsa nel centro o nelle retrovie del gruppo decisamente sofferente.

Mazzetti "trascinando" il gruppo

Mazzetti “trascinando” il gruppo

 

Emblematico come la Federazione cerchi poi di salvare il fallimento tecnico di Rio, tentando di trovare sfumature positive alle prestazioni dei nostri, con dati PALESEMENTE FALSI, come si può notare chiaramente dall’intervista a Mazzetti nel dopo gara, in cui l’intervistatrice afferma che “statisticamente” l’azzurra avrebbe corso più forte di atlete tra l’8va e 10ma posizione, per cui il rammarico per essere entrata in T2 attardato era elevato. La stessa Mazzetti conferma il tutto, facendo capire che la top 10 sarebbe stata alla Sua portata. ( INTERVISTA MAZZETTI ) Tutto questo è sintomatico di come gli atleti siano totalmente distaccati dalla realtà e dal tentativo di mascherare il fallimento tecnico da parte della Fitri. Infatti scorrendo le classifiche  (CLASSIFICHE) si può notare che la Mazzetti ha corso più forte solo della 10° classificata, l’olandese Klamer, per soli 4”, mentre tutte le prime 9 hanno ottenuto parziali inferiori di almeno 16” !

Oltretutto, si è dimenticato, volutamente, di considerare che ci sono state anche 10 atlete del suo gruppo che hanno corso più forte di Lei, oltre che altre atlete delle retrovie, per cui MAI avrebbe potuto centrare una top 10 in caso di gruppo compatto.

 

Le elezioni per rinnovare la dirigenza del prossimo quadriennio sono alle porte, le prospettive non vedono alcuna alternativa all’attuale gruppo dirigenziale, all’orizzonte si prospetta il solito “rimpasto” nell’area tecnica, con Miglio che dovrebbe passare (tornare) alla SAS, in pole position per il ruolo di DT Contin e Tamburri sempre con ruolo manageriale. Le vie del Signore sono Infinite…non ci rimane che sperare in un MIRACOLO o nella classica MANNA DAL CIELO. Ai posteri l’ardua sentenza.

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26th agosto, 2016
Fallimento quadriennio 2013-2016

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Con le gare di Rio si è chiuso il quadriennio olimpico 2013-2016, il primo della gestione del Presidente F.I.Tri. Luigi Bianchi. L’arrivo esultante di Charlotte Bonin, per un 17° posto lontanissima dalle prime (oltre 4’30” il suo distacco dalla vincitrice), è emblematico del totale fallimento tecnico di questo quadriennio, partito con proclami e promesse altisonanti e conclusosi con risultati altamente fallimentari.

 

Cominciamo con il ricordare che subito dopo il suo insediamento, il presidente Luigi Bianchi, unitamente al DT Mario Miglio, aveva chiaramente dichiarato come obiettivo principale per il quadriennio olimpico, il conseguimento di sempre più importanti risultati in campo internazionale, in particolare di puntare decisamente alle Olimpiadi di Rio 2016, promettendo la qualificazione di 3 uomini e 3 donne (risultato massimo conseguibile) , ma soprattutto il miglioramento del risultato di Londra per Fabian (10° posto) con obiettivo di puntare addirittura alla medaglia. (https://www.youtube.com/watch?v=71B96_W4Tp8 minuto 26.40 circa)

 

Come ben sappiamo, le gare di Rio si sono concluse con gli azzurri lontanissimi dalla posizioni che contano, scomparsi totalmente nella frazione decisiva (corsa) e, in alcuni casi (Annamaria Mazzetti), addirittura mai protagonisti e nelle retrovie. Discorso a parte merita la prova di Davide Uccellari, vittima di una caduta durante le fasi cruciali della frazione ciclistica, che ha quindi hanno condizionato il prosieguo della sua gara, conclusasi nelle posizioni medio-basse della classifica. L’atleta azzurro più atteso era sicuramente Alessandro Fabian, che ha corso come da copione, con un nuoto nelle primissime posizioni, una bici nel gruppo di testa, per chiudere con la frazione di corsa condotta in totale affanno, nella speranza di essere sorpassato da meno concorrenti possibili provenienti dal gruppo degli inseguitori.  Il risultato finale parla di un 14° posto con l’atleta azzurro entrato in T2 in un gruppo di 10 atleti con circa 1’20” di vantaggio sugli inseguitori.

 

La prestazione di Fabian, analizzata asetticamente, si sarebbe potuta considerare positiva; viste le Sue ultime gare prima di Rio, il 14° posto finale è un ottimo risultato, ma per come è stato impostato il quadriennio e valutate le aspettative non si può non tenere in considerazione il contesto in cui è stata conseguita.

 

Come già evidenziato, all’indomani di Londra, sono iniziati i proclami legati a Rio 2016, con obiettivo dichiarato il miglioramento della 10° posizione; in diverse occasioni si è parlato addirittura di medaglia. Il quadriennio di Fabian è iniziato a Giugno 2013 (dopo che il carabiniere padovano è stato fermo da fine stagione 2012 per alcuni problemi “fisici”) unico anno del quadriennio caratterizzato da una certa costanza di risultati, con due WTS corse (20° e 17° nella gran final), 2 WC con relative top 10 (5° e 8°) e il 2° posto agli europei. Nelle stagioni 2014-2015 Fabian non ha trovato più costanza nei risultati, alternando prestazioni in WTS oltre la 30°-40° posizione a qualche top 10-20, trovando la sua dimensione nelle gare di WC con un podio e un 5° posto nel 2014. Negli europei un 7° e un 8° posto. Nell’anno olimpico ci sono stati chiari campanelli di allarme sulla condizione dell’azzurro, unitamente all’entrata in condizione di diversi atleti che hanno finalizzato la preparazione per l’evento a cinque cerchi, i risultati in WTS sono andati via via peggiorando, sino ad arrivare ad un ultimo posto ad Amburgo. Emblematica anche la prima gara del quadriennio in WC fuori dalla Top 10, quella casalinga di Cagliari, dove su un percorso selettivo simile a quello poi trovato a Rio, ha dimostrato una condizione ciclistica non eccellente, chiudendo 11° assoluto con una start list non di primissimo livello. Unico risultato incoraggiante il 4° posto agli europei, ma anche in questo caso andava valutato il livello degli atleti al via, nettamente lontano da quello di una WTS.

 

I risultati negativi di questa stagione olimpica sono stati sempre sminuiti, mai nessuna presa di coscienza e “mea culpa” circa ritardi o errori nella preparazione, ma soltanto numerose giustificazioni, cercando di spostare continuamente l’attenzione sull’obbiettivo dichiarato della top 10 a Rio. Alla luce di tutte queste dichiarazioni e dei continui proclami dell’Area Tecnica, nonché dell’atleta stesso con il suo entourage, il risultato di Rio non può che essere considerato fallimentare.  Emblematiche sono le parole nel dopo gara dello stesso Fabian, che rilasciando una intervista ad un quotidiano, con una impensata caduta di stile, ha di fatto accusato i fratelli Brownlee di essere avvantaggiati per via dell’utilizzo della camera iperbarica, pratica vietata in diversi stati compresa l’Italia .

Intervista Fabian post Rio

Intervista Fabian post Rio

In questa intervista emerge la stessa visione ingiustificatamente ottimista, totalmente distaccata dalla realtà dei fatti, che ha portato lo stesso Fabian ad asserire che è possibile battere i due fratelli inglesi. Questa affermazione stride con la personalità di Fabian, ragazzo umile, che negli ultimi anni, forse influenzato dall’esagerato ottimismo decantato dal Suo staff tecnico riguardo al Suo valore, ha probabilmente perso la cognizione dei veri valori sul campo. L’affermare che il nostro portacolori non ha la minima possibilità di battere i fratelli Brownlee, al netto di infortuni  e incidenti in gara, non va contro a nessuna possibilità di smentita, il divario è talmente ampio, soprattutto nell’ultima frazione che non è assolutamente colmabile da parte di Fabian, anche perché diretta conseguenza  di una struttura fisica e di una tecnica di corsa non all’altezza. Il tutto in un’ottica priva di margini di miglioramento tali da permettergli non solo di avvicinarsi ai due inglesi, ma nemmeno ai vari Gomez, Mola, Murray, Luis.

 

Annamaria Mazzetti è l’atleta che ha fatto registrare in questo quadriennio una serie impressionante di alti e bassi, di prestazioni incostanti, sintomatico del fatto che i Suoi risultati sono spesso legati al “caso” ed il Suo livello tecnico tale da non poterla considerare una atleta di punta. Molte delle Sue performance sono state influenzate dalla fragilità emotiva, spesso ha concluso le gare in lacrime o ha avuto vere e proprie crisi pre gara , come ad esempio a Cagliari quando, prima della partenza, ha mandato una volante della Polizia a prendere di urgenza la muta di riserva in albergo per effettuare il cambio prima del via, mentre a fine gara è scoppiata in lacrime, ingiustificatamente,  anche davanti ai microfoni della Rai . Non è un segreto anche che l’atleta azzurra soffra la concorrenza di altre atlete italiane, ha spesso svolto raduni in solitaria e in diverse occasioni ha evitato il confronto in gara. Solo nel 2015, anno in cui molte big hanno tirato il fiato, ha avuto una stagione abbastanza costante, con l’argento agli europei, due top 10 e due top 20 in WTS, che però aveva iniziato con due ritiri. Anche per lei il 2016 è stato un anno disastroso, partito con un illusorio 9° in WTS, ma proseguito con risultati da dimenticare, un ritiro ed addirittura un doppiaggio in WTS, mentre in WC un ritiro e un 32° posto imbarazzante nella WC casalinga di Cagliari, dietro ad altre azzurre.  A Rio ha dimostrato tutti i propri limiti, dopo un nuoto discreto, ha perso subito il treno buono in bici ed ha navigato soffrendo nel gruppo delle inseguitrici, chiudendo poi con un anonimo 29° posto palesato da un distacco abissale dalla vincitrice. Anche per lei, dichiarazioni ingiustificatamente ottimistiche nel pre-gara , come ad esempio nell’articolo apparso su “IL GIORNO” del 23 Luglio 2016 dove affermava testualmente  “se tutto dovesse andare per il verso giusto, penso di poter puntare all’ingresso nella top 10”.

Dichiarazione Mazzetti su "IL GIORNO"

Dichiarazione Mazzetti su “IL GIORNO”

Charlotte Bonin a Rio ha chiuso in 17° posizione, un risultato insperato alla vigilia, con la “solita” condotta di gara che ha caratterizzato tutte le Sue apparizioni in WTS, nuoto buono, bici costantemente nella coda del gruppo, situazione di gara che inevitabilmente la porta ad impiegare un’infinità di energie per richiudere i continui buchi che il percorso di Rio tendeva a creare, ed una frazione di corsa alla continua ed affannosa ricerca di un passo che le consentisse di perdere meno posizioni possibili. Anche in questo caso dopo aver concluso la frazione di bici in un gruppo di 18 atlete, ha terminato 17^, lasciando dietro la sola Zaferes , vittima di una tremenda giornata no e chiudendo con un ritardo abissale dalla Jorgensen (oltre 4’30”). Il quadriennio della Charlie Nazionale si è chiuso con la qualificazione conquistata per il rotto della cuffia, dopo le ultime due stagioni che l’hanno vista protagonista di una involuzione tecnica impressionante ed un relativo crollo delle prestazioni. Anche per lei però, le dichiarazioni pre-gara del proprio tecnico e DT della nazionale Mario Miglio, la vedevano “correre forte come non mai” ed in crescita di condizione, con tutti i suoi problemi fisici (che avrebbero condizionato le sue prestazioni negli ultimi 2 anni) risolti. Non a caso in una dichiarazione su “La Stampa”  si affermava che il Suo posto a Rio era tra le top 15. Tutti elementi questi che fanno pendere l’ago della bilancia della prestazione verso il segno negativo.  ( DICHIARAZIONI MIGLIO SU BONIN )

 

Discorso diverso per Davide “Uccio” Uccellari, che ha chiuso la sua seconda olimpiade con una prestazione non soddisfacente. Rimane però il rammarico di non averlo potuto vedere esprimersi al meglio nella frazione finale, la sua preferita. Anche per lui il quadriennio è stato caratterizzato da alti e bassi, impreziosito da podi in WC , ma anche da prestazioni lontane dai primi in WTS. Sicuramente il nuoto rimane il suo tallone d’achille, anche se ha dimostrato nelle giornate di grazia di non poter ridurre il gap dagli atleti di vertice. Per essere competitivo, però, deve trovare la continuità.

 

E’ quindi tempo di bilanci, mentre non si può contestare quasi nulla agli atleti, che hanno corso al massimo delle loro possibilità e hanno dato il 100% a Rio, non altrettanto si può affermare dell’area tecnica.

 

I contributi CONI per l’attività olimpica sono aumentati notevolmente in questi 3 anni, proprio in virtù delle promesse (fatte dalla Fitri) di risultati totalmente disattese. Alla luce di ciò è facilmente presumibile e prevedibile un drastico taglio dei fondi per il prossimo quadriennio.

 

Mai durante il ciclo olimpico l’Area tecnica ha mostrato preoccupazione; nonostante i risultati siano andati via via peggiorando, si è assistito ad un’ingiustificata serie di dichiarazioni ottimistiche e controcorrente, condite ogni volta, a posteriori, dalle solite stucchevoli scuse atte ad “indorare la pillola”. Sarebbe stato, invece, molto più costruttivo fare una serie riflessione riguardo ai metodi utilizzati. L’area tecnica ha provato in tutti i modi a difendersi, chi ha cercato una svolta tentando di a cambiare allenatore (Andrea De Ponti) o ha cercato strade “alternative “non gradite” alla Federazione (Sara Dossena in occasione del suo recente infortunio) , si è trovato di fronte a ritorsioni. I numerosi raduni a Poggio all’Agnello si sono trasformati in veri e propri tour de force che non tenevano minimamente conto della programmazione svolta dagli atleti, non a caso in diverse occasioni si sono registrati infortuni più o meno gravi.

 

L’unica atleta che avrebbe potuto puntare ad un possibile risultato a Rio era Alice Betto. Atleta solida nelle tre discipline che non avrebbe avuto problemi a conquistare la qualificazione in largo anticipo e quindi poter poi pensare al meglio all’appuntamento a cinque cerchi. Purtroppo quando la situazione tra gli azzurri è diventata preoccupante, l’atleta delle Fiamme Oro è stata spremuta inutilmente per portare a casa risultati che avrebbero permesso di “salvare la baracca”. Ciò in fasi delicate della stagione quando sarebbe stato meglio farla riposare. E’ il caso dell’europeo di Kitzbuel 2014. Di fatto la Sua rincorsa olimpica è terminata proprio alla fine di quella stagione, operazioni rimandate e valutazioni “superficiali” dei problemi fisici l’hanno di fatto fatta entrare in una lunga agonia, culminata con la chiusura anticipata della sua rincorsa olimpica culminata già nel 2015. Anche questo caso è stato trattato con il classico scaricabarile, che come sempre ha visto uscire perdente solo l’atleta.

 

In più occasioni si è rimarcato come i 4 atleti azzurri al via a Rio fossero i migliori che il contesto nazionale potesse esprimere. C’è da evidenziare però, che nell’ultimo biennio, quando soprattutto le azzurre hanno cominciato ad inanellare una serie negativa di prestazioni, sono totalmente mancate le occasioni di confronto tra loro e le ipotetiche concorrenti italiane, emblematico il fatto che nell’unica occasione a livello internazionale in cui questo è stato possibile, nella WC di Cagliari, Verena Steinhauser (al suo esordio in una WC), sia risultata di gran lunga migliore (sfiorando la top 10) rispetto a Mazzetti, relegata nelle retrovie. Per Bonin invece, l’atleta più in difficoltà nel finale del ciclo olimpico, nessun confronto diretto con possibili pretendenti ad un posto di P.O. nella nazionale azzurra. L’unica che è stata lanciata nella mischia, insensatamente, dall’area tecnica è stata Angelica Olmo. La Olmo dopo non essere riuscita ad entrare nelle Fiamme Azzurre si è accasata al C.S. Carabinieri, di fatto aprendosi una porta per poter diventare P.O. Emblematico come sia subito diventata la riserva nr. 1 di Mazzetti e Bonin per Rio; nonostante prestazioni assolutamente negative (addirittura un doppiaggio) nelle sue uscita in WC e WTS, l’area tecnica ha cercato in tutti i modi di portarla a Rio come 3° donna, sfruttando i forfait di altre nazioni, con l’epilogo della bocciatura secca del Coni (per mancanza di livello tecnico) che tutti conosciamo.

 

Analizzando i risultati di Rio, comparandoli con quelli di Londra 2012, si può notare come i Nostri atleti si siano involuti a fronte di una evoluzione di moltissimi altri concorrenti. Rispetto alla top 10 di Londra, oltre a Fabian in campo maschile erano al via i fratelli Brownlee, Bryukhankov, Silva e Riederer, con quest’ultimo a fine carriera, quindi solamente 5 dei 9 atleti che a Londra avevano preceduto il nostro miglior azzurro. A Rio i due inglesi hanno aumentato notevolmente il vantaggio sul nostro portacolori, mentre pur avendo la meglio sugli altri 3, Fabian ha subito il sorpasso dei vari Luis, Mola, Murray, Varga, Grajales, che tranne nel caso del francese erano finiti lontani a Londra. La medaglia di bronzo Schoeman è l’esempio di come un atleta si sia evoluto nel corso del quadriennio, facendo un salto di qualità impressionante in poco tempo. Tra le donne Mazzetti ha potuto migliorare sia la sua posizione che il distacco dalla vincitrice rispetto a Londra, ma va considerato che in quella occasione era caduta. Anche in questo caso, è evidente come la vincitrice, Gwen Jorgensen, sia passata in 4 anni dal 38° posto di Londra a vincere la medaglia d’oro a Rio, dominando negli ultimi anni; Flora Duffy è passata dal 45° posto di Londra a vincere una WTS; Nazioni come Messico, per esempio, sono divenute realtà di primo piano nel panorama mondiale.

 

Altra considerazione doverosa riguarda la composizione dell’area tecnica. Analizzando tutti i quadrienni olimpici si può notare come ricorrano sempre gli stessi nomi, con continui scambi di ruoli e “ritorni di fiamma”. Nel 2004 Nadia Cortassa è stata l’atleta che ha salvato la spedizione azzurra, allenata da Andrea Gabba, oggi coach della Turchia. Ricordiamo la disfatta del 2004 con nessun uomo qualificato ad Atene nonostante ci fossero atleti del calibro di Andrea ed Emilio d’Aquino. Il fallimento della trasferta cinese del 2008, quando l’infortunio a ridosso delle olimpiadi di Nadia Cortassa tolse di fatto dai giochi l’unica speranza di medaglia azzurra. L’insensato taglio di Daniel Fontana dai programmi per il quadriennio 2009-2012. Probabilmente il Presidente Luigi Bianchi difetta di memoria storica per quanto riguarda il triathlon, perché anche a Rio, come in occasione degli altri quadrienni, i risultati non sono cambiati, si ripetono sempre gli stessi problemi e siamo sempre più una nazione di secondo piano nel panorama internazionale. Parliamo quindi di persone che gravitano nell’area tecnica dal 1994-1997, da oltre 20 anni, in cui, Cortassa a parte, abbiamo sempre vissuto l’appuntamento olimpico da comparse. Alla luce dei precedenti, quale ragione ha spinto il presidente Bianchi a riassegnare l’area tecnica e alcuni ruoli al proprio interno a persone che hanno chiaramente fallito già diverse volte in precedenza? Non dimentichiamo anche che l’attuale DT Miglio seguiva atleti come Livio Molinari, che ha posto fine alla sua giovanissima carriera dopo aver corso le prime olimpiadi giovanili nel 2010, suo fratello Giulio, che dopo stagioni in calo , sta mietendo successi su successi con un nuovo allenatore; Alexia Giussani, che ha abbandonato l’attività agonistica subito dopo le categorie giovanili, Margie Santimaria, che come Giulio Molinari ha ritrovato buoni risultati solo dopo il cambio di allenatore, per concludere in ordine di tempo con Andrea De Ponti, che è passato dall’essere P.O. e gareggiare nel circuito WTS al ritiro da un giorno all’altro, naturalmente dietro il più totale silenzio.

 

Quello che manca nell’area tecnica è la disponibilità al confronto. Si tratta oramai da anni di un “circolo esclusivo”, chiuso , il rapporto con gli atleti dal punto di vista umano è molto limitato e spesso, si respira un clima molto “teso”. I raduni sono una sorta di laboratorio di raccolta dati, una serie infinita di test che non portano a nulla se non ad infortuni e ad affaticare gli atleti stravolgendone i programmi, mai tenuti in considerazione nella pianificazione Federale.

 

A dire il vero il presidente Bianchi aveva pensato ad una soluzione alternativa, guardando all’estero, ma quella che era la sua prima scelta, James Turner, nominato miglior tecnico dalla ITU per la stagione 2015, pur essendo venuto in Italia grazie alla Deda Elementi, si è dimostrata subito una strada non percorribile, per mancanza di interesse dello stesso tecnico.

 

La situazione appare ben più tragica se si volge lo sguardo al futuro, se si analizza la situazione del settore giovanile e della SAS. L’elenco di atleti transitati presso questa “struttura” e poi mai esplosi o addirittura ritirati dall’attività in età precoce è tremendamente lunga, non abbiamo ad oggi atleti (ad eccezione forse di Matthias Steinwandter) che possano ritenersi competitivi in prospettiva internazionale. Tra le donne si sta investendo decisamente su Angelica Olmo, che però ha dimostrato di non essere assolutamente competitiva ad alto livello, collezionando risultati da dimenticare ogni volta che è stata chiamata in causa nelle gare che contano (WC) e addirittura doppiata prima della metà della frazione ciclistica nella sua unica uscita in WTS, gare che rappresentano l’unico banco di prova per testare le ambizioni internazionali di un atleta.

 

Mentre le nostre giovani atlete crescono in Italia gareggiando in circuiti come Coppa Italia, dove il livello è modesto e gli atleti sempre gli stessi, la Germania ha portato una classe 1996 a Rio, la Francia una classe 1997 (atleta che oltre a gareggiare tra le pari categoria, ha saputo solo pochi giorni prima della gara che avrebbe corso a Rio e, con nessun tipo di programmazione mirata, è arrivata a ridosso della Mazzetti, forte di 4 anni di ciclo olimpico puntando  a Rio), gli USA, forse la nazione leader in campo femminile, lancia la Knibb, classe 1998, in campo internazionale, sfiorando la top 10 all’esordio in WTS e un podio in WC.

Purtroppo i nostri giovani crescono in un contesto tecnico che non porta ad alcuna evoluzione, gare giovanili senza spunti tecnici di rilievo, livello appiattito verso il basso e criteri di selezione discutibili. A fronte di numerosi raduni, sempre affollatissimi di atleti e tecnici, non si riescono a portare a casa risultati degni di rilievo, sono due anni che non abbiamo rappresentanti maschili ai mondiali Junior, mentre tre le donne siamo lontani dalle prime posizioni. Le PSN (prove a tempo) hanno innescato un sistema di valutazione totalmente al di fuori della logica del triathlon moderno, dove emergono solo atleti completi, soprattutto capaci di frazioni ciclistiche “importanti”. I nostri giovani stanno crescendo puntando su nuoto e corsa, molte convocazioni sono frutto di tempi ottenuti in test singoli, che poi si traducono in prestazioni mediocri in campo internazionale dove la frazione ciclistica viene corsa a livelli elevati.

Come riscontrato per gli atleti Elite, si tende sempre ad esaltare risultati ottenuti in gare di secondo livello o in contesti tecnici modesti, creando false aspettative e soprattutto cercando di mascherare la realtà dei fatti, che ci vede arrancare ogni qual volta che si alza il livello dei partecipanti e la posta in palio.

Emblematiche le dichiarazioni post WTS Abu Dhabi 2015, che minimizzavano i risultati negativi ottenuti, coniando il “famoso tormentone” WORK IN PROGRESS

Non si è mai assistito ad un “mea culpa”, ad un assunzione di responsabilità da parte di alcuno dei componenti l’area tecnica, ma solo a stucchevoli giustificazioni e dichiarazioni al limite dell’imbarazzante, condite da dettagli tecnici sulle prestazioni degli atleti faziosamente alterati. La stessa Bonin ha dichiarato nel post Rio “…sono riuscita a non farmi riprendere da dietro e felice di essere anche riuscita a superare atlete come l’americana Zaferes che non è tra le ultime arrivate” utilizzando il plurale riguardo alle atlete del suo gruppo che ha superato, quando in realtà si è trattato di una sola atleta, l’americana Zaferes appunto.

 

Il DT Miglio definisce letale la frazione podistica di Mazzetti, quando poi la realtà dei fatti a Rio parla di un 21° tempo assoluto negli ultimi 10 km, superata da diverse atlete del suo gruppo. Sempre Miglio afferma che la stessa “non ha problemi in bici” quando nelle gare dove la seconda frazione si e rivelata impegnativa, come Cagliari, è naufragata proprio sulle due ruote. L’azzurra ha dichiarato di aver trascinato il suo gruppo, quando dalla foto e dalla immagini viste , è sempre apparsa nel centro o nelle retrovie del gruppo decisamente sofferente.

Mazzetti "trascinando" il gruppo

Mazzetti “trascinando” il gruppo

 

Emblematico come la Federazione cerchi poi di salvare il fallimento tecnico di Rio, tentando di trovare sfumature positive alle prestazioni dei nostri, con dati PALESEMENTE FALSI, come si può notare chiaramente dall’intervista a Mazzetti nel dopo gara, in cui l’intervistatrice afferma che “statisticamente” l’azzurra avrebbe corso più forte di atlete tra l’8va e 10ma posizione, per cui il rammarico per essere entrata in T2 attardato era elevato. La stessa Mazzetti conferma il tutto, facendo capire che la top 10 sarebbe stata alla Sua portata. ( INTERVISTA MAZZETTI ) Tutto questo è sintomatico di come gli atleti siano totalmente distaccati dalla realtà e dal tentativo di mascherare il fallimento tecnico da parte della Fitri. Infatti scorrendo le classifiche  (CLASSIFICHE) si può notare che la Mazzetti ha corso più forte solo della 10° classificata, l’olandese Klamer, per soli 4”, mentre tutte le prime 9 hanno ottenuto parziali inferiori di almeno 16” !

Oltretutto, si è dimenticato, volutamente, di considerare che ci sono state anche 10 atlete del suo gruppo che hanno corso più forte di Lei, oltre che altre atlete delle retrovie, per cui MAI avrebbe potuto centrare una top 10 in caso di gruppo compatto.

 

Le elezioni per rinnovare la dirigenza del prossimo quadriennio sono alle porte, le prospettive non vedono alcuna alternativa all’attuale gruppo dirigenziale, all’orizzonte si prospetta il solito “rimpasto” nell’area tecnica, con Miglio che dovrebbe passare (tornare) alla SAS, in pole position per il ruolo di DT Contin e Tamburri sempre con ruolo manageriale. Le vie del Signore sono Infinite…non ci rimane che sperare in un MIRACOLO o nella classica MANNA DAL CIELO. Ai posteri l’ardua sentenza.

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@novellimarco
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