Mute Triathlon

Analisi del 2015 in campo femminile. Lungo, giovani, multisport, paratriathlon e Elite

Margie Santimaria

Come recentemente fatto per gli uomini, analizziamo il 2015 in campo femminile.

Il settore lungo dopo l’abbandono dell’ attività di Edith Niedefriniger si trova in un momento di transizione, con la sola Martina Dogana ad avere esperienza in campo internazionale. Il nome nuovo del 2015 è Marta Bernardi, che ha chiuso una stagione da ricordare con l’ acuto al Forte Village , permettendosi il lusso di mettersi alle spalle la vicentina. Il futuro potrebbe chiamarsi Margie Santimaria, l’atleta delle fiamme Oro che ha già dimostrato di avere le carte in regola per poter dire la sua nelle gare no draft, ma che inspiegabilmente sembra essere totalmente assente dai programmi dell’area tecnica su qualsiasi distanza. Giorgia Priarone potrebbe trovare il suo spazio in questo settore, ma deve ancora dimostrare continuità, mentre per Sara Dossena è necessario un salto di qualità nella seconda frazione per poter competere ad alti livelli.

Il settore multisport si destreggia bene sino a livello continentale, con medaglie nel duathlon anche di “peso”, ma manca sempre l’acuto a livello assoluto, dove emergono forse i veri limiti delle nostre atlete, a volte anche psicologici. Monica Cibin , Sara Tavecchio, sono le colonne portanti del settore cross, con Genziana Cenni, per loro però “pesa” la carta d’identità (la Cibin potrebbe aver chiuso la sua attività agonistica proprio a fine stagione) , il futuro sembra essere di Elisabetta Curridori , la giovane atleta sarda. Assolutamente inesistente il winter triathlon “rosa”. Per quanto riguarda il paratriathlon i numeri scarseggiano , la sola Cuccuru sembra avere costanza.

Per quanto riguarda il settore più importante, quello delle PO, AnnaMaria Mazzetti è stata l’unica a salvarsi, il suo inizio stagione è stato terribile, ma è stata in grado di rialzarsi e ha letteralmente salvato la barca che affondava. Le altre due azzurre Bonin e Betto hanno chiuso un’annata a dir poco disastrosa, prestazioni assolutamente negative in WTS e la classifica finale 2015 le vede scivolare pericolosamente indietro, con la Betto a rischio per le olimpiadi di Rio. Proprio la lombarda nel 2012 si era trovata a giocarsi la qualificazione olimpica a Madrid,  con un dentro o fuori che l’ha vista soccombere. Nel 2015 si è sottoposta ad una operazione la cui tempistica lascia parecchi dubbi, non ha mai recuperato a pieno e ha chiuso la stagione con prestazioni in WTS lontanissime dai suoi valori. Per Bonin invece alcuni problemi di salute (sottovalutati)  hanno compromesso la sua stagione, che l’ha vista sempre arrancare nella frazione podistica  lontanissima dalle migliori. Dietro a queste tre l’unica alternativa sembra essere Sara Dossena, ma nell’unico appuntamento di livello simile ad una WTS (Europeo Ginevra), ha fallito clamorosamente l’appuntamento. Attualmente il suo livello a nuoto e in bici non le permette di essere competitiva nelle WTS. Ilaria Zane ha portato a casa un buon argento europeo tra le U23, Verena Steinhauser ha chiuso la stagione in crescendo e dimostrando un buon talento, tutte e due sono attese ad un esame importante a livello internazionale. Da dimenticare la trasferta di Baku dove le nostre rappresentanti sono letteralmente naufragate.

Il settore giovani , come per quello maschile, si dimostra solamente profeta in patria. L’esempio più lampante è quello di Angelica Olmo, la nostra miglior Junior, dominatrice nelle gare giovanili in Italia, nelle prime posizioni nelle gare di medio livello, ma diventa comparsa appena varca i confini italici nelle gare in cui si confronta con le migliori della sua categoria. Emblematica la sua unica apparizione in WC stagionale, dove ha chiuso con una prestazione disastrosa. Il suo calendario di fine stagione è stato “folle” (è pur sempre una ragazza di 19 anni)  ed in netto calando, perderdendo anche  il Grand Prix Italia. Alessandra Tamburri ha dimostrato invece di trovarsi a suo agio in campo internazionale dove il suo gap dalla Olmo è sembrato meno netto di quello evidenziato nelle gare nazionali. Anche in questo caso sembrerebbe non esserci un immediato ricambio generazionale, forse bisognerà attendere che crescano la più giovani, come le terribili ‘2000 Crestani , Mallozzi, Giada Romano. Un’ iniziativa che potrebbe dare uno sbocco ad alcuni giovani è quella legata al settore cross, dove Menditto e Marica Romano hanno dimostrato una grossa crescita e una predisposizione ad una disciplina tecnica come quella che prevede l’uso della MTB in sostituzione della classica bici da strada.

 

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Analisi del 2015 in campo femminile. Lungo, giovani, multisport, paratriathlon e Elite

29th dicembre, 2015

Margie Santimaria

Come recentemente fatto per gli uomini, analizziamo il 2015 in campo femminile.

Il settore lungo dopo l’abbandono dell’ attività di Edith Niedefriniger si trova in un momento di transizione, con la sola Martina Dogana ad avere esperienza in campo internazionale. Il nome nuovo del 2015 è Marta Bernardi, che ha chiuso una stagione da ricordare con l’ acuto al Forte Village , permettendosi il lusso di mettersi alle spalle la vicentina. Il futuro potrebbe chiamarsi Margie Santimaria, l’atleta delle fiamme Oro che ha già dimostrato di avere le carte in regola per poter dire la sua nelle gare no draft, ma che inspiegabilmente sembra essere totalmente assente dai programmi dell’area tecnica su qualsiasi distanza. Giorgia Priarone potrebbe trovare il suo spazio in questo settore, ma deve ancora dimostrare continuità, mentre per Sara Dossena è necessario un salto di qualità nella seconda frazione per poter competere ad alti livelli.

Il settore multisport si destreggia bene sino a livello continentale, con medaglie nel duathlon anche di “peso”, ma manca sempre l’acuto a livello assoluto, dove emergono forse i veri limiti delle nostre atlete, a volte anche psicologici. Monica Cibin , Sara Tavecchio, sono le colonne portanti del settore cross, con Genziana Cenni, per loro però “pesa” la carta d’identità (la Cibin potrebbe aver chiuso la sua attività agonistica proprio a fine stagione) , il futuro sembra essere di Elisabetta Curridori , la giovane atleta sarda. Assolutamente inesistente il winter triathlon “rosa”. Per quanto riguarda il paratriathlon i numeri scarseggiano , la sola Cuccuru sembra avere costanza.

Per quanto riguarda il settore più importante, quello delle PO, AnnaMaria Mazzetti è stata l’unica a salvarsi, il suo inizio stagione è stato terribile, ma è stata in grado di rialzarsi e ha letteralmente salvato la barca che affondava. Le altre due azzurre Bonin e Betto hanno chiuso un’annata a dir poco disastrosa, prestazioni assolutamente negative in WTS e la classifica finale 2015 le vede scivolare pericolosamente indietro, con la Betto a rischio per le olimpiadi di Rio. Proprio la lombarda nel 2012 si era trovata a giocarsi la qualificazione olimpica a Madrid,  con un dentro o fuori che l’ha vista soccombere. Nel 2015 si è sottoposta ad una operazione la cui tempistica lascia parecchi dubbi, non ha mai recuperato a pieno e ha chiuso la stagione con prestazioni in WTS lontanissime dai suoi valori. Per Bonin invece alcuni problemi di salute (sottovalutati)  hanno compromesso la sua stagione, che l’ha vista sempre arrancare nella frazione podistica  lontanissima dalle migliori. Dietro a queste tre l’unica alternativa sembra essere Sara Dossena, ma nell’unico appuntamento di livello simile ad una WTS (Europeo Ginevra), ha fallito clamorosamente l’appuntamento. Attualmente il suo livello a nuoto e in bici non le permette di essere competitiva nelle WTS. Ilaria Zane ha portato a casa un buon argento europeo tra le U23, Verena Steinhauser ha chiuso la stagione in crescendo e dimostrando un buon talento, tutte e due sono attese ad un esame importante a livello internazionale. Da dimenticare la trasferta di Baku dove le nostre rappresentanti sono letteralmente naufragate.

Il settore giovani , come per quello maschile, si dimostra solamente profeta in patria. L’esempio più lampante è quello di Angelica Olmo, la nostra miglior Junior, dominatrice nelle gare giovanili in Italia, nelle prime posizioni nelle gare di medio livello, ma diventa comparsa appena varca i confini italici nelle gare in cui si confronta con le migliori della sua categoria. Emblematica la sua unica apparizione in WC stagionale, dove ha chiuso con una prestazione disastrosa. Il suo calendario di fine stagione è stato “folle” (è pur sempre una ragazza di 19 anni)  ed in netto calando, perderdendo anche  il Grand Prix Italia. Alessandra Tamburri ha dimostrato invece di trovarsi a suo agio in campo internazionale dove il suo gap dalla Olmo è sembrato meno netto di quello evidenziato nelle gare nazionali. Anche in questo caso sembrerebbe non esserci un immediato ricambio generazionale, forse bisognerà attendere che crescano la più giovani, come le terribili ‘2000 Crestani , Mallozzi, Giada Romano. Un’ iniziativa che potrebbe dare uno sbocco ad alcuni giovani è quella legata al settore cross, dove Menditto e Marica Romano hanno dimostrato una grossa crescita e una predisposizione ad una disciplina tecnica come quella che prevede l’uso della MTB in sostituzione della classica bici da strada.

 

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