Mute Triathlon

Altra edizione criticata per il 70.3 di Pescara.

 

Chiarimenti

Polemiche sull’organizzazione di Pescara

Non sembra aver fortuna il “pallino” in Italia, dopo la farsa della presentazione di due gare nel Lazio, di fatto mai nate, anche l’unica tappa italiana di una gara WTC, Pescara, ha fatto registrare numerosi problemi nella sua ultima edizione.

A bocce ferme, letti sui vari social e ascoltati i commenti dei presenti alla manifestazione, si può tranquillamente affermare che l’edizione 2016 ha lasciato con l’amaro in bocca e insoddisfatti molti atleti. Il problema principale sembra essere stato quello della mancanza di un piano B relativo alla frazione natatoria e la disorganizzazione dimostrata in altri aspetti. Se da una parte non può considerarsi una colpa imputabile all’organizzazione la sospensione della frazione natatoria, stabilita dalla capitaneria di porto, è sicuramente vero che un evento che si rispetti non possa prescindere dall’avere un percorso alternativo in acqua per eventuali emergenze. Già le premesse per la frazione natatoria di Pescara non erano delle migliori, da parecchio tempo si susseguivano notizie riguardo l’inquinamento delle acque nei tratti interessati al passaggio degli atleti nella prima frazione, motivo forse per cui si è deciso di spostare poi la partenza. La  polemica più grande ha riguardato la gestione della gra Age Group, con atleti che hanno affrontato comunque la prima frazione, per vederla poi annullare e doversi confrontare con atleti che non avevano nuotato e quindi in condizioni di netto vantaggio rispetto ai primi. Chi ha nuotato ha raccontato di una situazione molto pericolosa, rischio continuo di schiantarsi contro rocce, gente in balia delle onde con soccorsi quasi inesistenti per via dell’impossibilità di mantenersi in acqua a causa delle condizioni critiche.

La scelta arbitraria di inserire poi in classifica un handicap di 1 ora a tutti i concorrenti è risultata incomprensibile.

Sicuramente una manifestazione WTC non può permettersi una gestione quasi “parrocchiale” di queste situazioni, i costi di iscrizione per gli atleti sono elevati e , giustamente, pretendono servizi di primo livello e soprattutto equità di trattamento. Anche l’area stand è risultata alquanto modesta, dislocata e soprattutto poco curata, alcuni standisti presenti hanno lamentato costi esorbitanti a fronte di un servizio quasi nullo.

Nelle 5 edizioni della gara di Pescara , a memoria, solo 1 è andata bene, le altre 4 sono risultate dei flop, sinonimo che , forse, non siamo pronti a questo tipo di manifestazioni. In Italia infatti solo il marchio Challenge sempre trovare terreno fertile, Rimini è una garanzia e anche in campo italiano si è sempre distinta come l’eccellenza , Forte Village riscuote un buon successo di critiche, Venezia alla sua prima edizione ha forse sofferto da “peccati di gioventù”, ma limitati ad alcuni particolari sicuramente risolvibili nelle prossime edizioni. Oltre a queste due organizzazioni in Italia non si vede all’orizzonte qualcuno di portare avanti un evento come WTC o CHALLENGE, che rimangono di fatto le uniche gare internazionali di rilievo (Bardolino a parte) , nel calendario italiano. Di fatto quindi gli amanti delle lunghe distanze in Italia possono guardare per l’Half a Rimini , mentre per il Full Venezia sembra l’unica alternativa di livello.

Grupponi a Pescara

Grupponi a Pescara

Come sempre, quando parliamo di gare no draft, la settimana post gara è dedicata alle polemiche sui vari furbetti che hanno sfilato senza vergogna in grupponi stile granfondo. Sempre sui social è apparsa una inequivocabile foto che non lascia spazio a interpretazioni legate alla prospettiva ecc. Spesso la colpa viene data ai giudici in primis che dovrebbero vigilare e non lo fanno, ai percorsi che sono troppo stretti, ai troppi concorrenti ecc…. Inutile nascondersi, la colpa è sempre degli atleti, tanto bravi a scandalizzarsi e a gridare allo scandalo, quanto pronti a giustificarsi nel caso vengano “pizzicati” , invocando tutte le attenuanti possibili fino al classico “c’era un gruppone grande, non potevo tirare i freni ne provare a staccarlo….non potevo fare altro”. E’ chiaro che non esiste la mentalità no draft, oramai le gare lunghe stanno diventando una sorta di moda, gente sempre più allo sbaraglio si sta lanciando in mezzi e full solo per poter sbandierare medaglia e maglia finisher. Scorrendo l’elenco degli iscritti a queste gare si trova gente che non ne ha mai corsa nessuna e non ne correrà altre se non questa/e. Lo scorso anno in alcune tappe del circuito no draft si era assistito addirittura ad una squadra che organizzava trenini tra suoi tesserati , il tutto impunemente, per cui non c’è da meravigliarsi se in una gara con alta partecipazione di atleti italici (anche se non sono esenti da questo fenomeno gli stranieri) , ci si trovi di fronte a grupponi spudorati .

Discorso finale legato al regolamento, la Fitri appoggia WTC / CHALLENGE con giudici e inserendo la gara in calendario, senza però tutelare gli organizzatori italiani che pagano tasse gara e devono rispettare regolamenti, ma i regolamenti in queste gare non vengono fatti rispettare come in gare Fitri, come il discorso legato alle borracce sulle biciclette (vedi bici della Cave a Rimini). Anche in questo caso, la gioia degli organizzatori italiani che devono rispettare i termini di presentazione delle proprie gare in calendario, dover rispettare divieti legati a concomitanze ecc, si trovano a dover “competere” con manifestazioni appoggiate dalla Fitri che fanno praticamente come vogliono. Per esempio il regolamento Fitri obbliga gli organizzatori di gare internazionali ad avere il percorso di nuoto alternativo, mentre a Pescara come evidenziato, tutto questo non è accaduto.

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Altra edizione criticata per il 70.3 di Pescara.

23rd giugno, 2016

 

Chiarimenti

Polemiche sull’organizzazione di Pescara

Non sembra aver fortuna il “pallino” in Italia, dopo la farsa della presentazione di due gare nel Lazio, di fatto mai nate, anche l’unica tappa italiana di una gara WTC, Pescara, ha fatto registrare numerosi problemi nella sua ultima edizione.

A bocce ferme, letti sui vari social e ascoltati i commenti dei presenti alla manifestazione, si può tranquillamente affermare che l’edizione 2016 ha lasciato con l’amaro in bocca e insoddisfatti molti atleti. Il problema principale sembra essere stato quello della mancanza di un piano B relativo alla frazione natatoria e la disorganizzazione dimostrata in altri aspetti. Se da una parte non può considerarsi una colpa imputabile all’organizzazione la sospensione della frazione natatoria, stabilita dalla capitaneria di porto, è sicuramente vero che un evento che si rispetti non possa prescindere dall’avere un percorso alternativo in acqua per eventuali emergenze. Già le premesse per la frazione natatoria di Pescara non erano delle migliori, da parecchio tempo si susseguivano notizie riguardo l’inquinamento delle acque nei tratti interessati al passaggio degli atleti nella prima frazione, motivo forse per cui si è deciso di spostare poi la partenza. La  polemica più grande ha riguardato la gestione della gra Age Group, con atleti che hanno affrontato comunque la prima frazione, per vederla poi annullare e doversi confrontare con atleti che non avevano nuotato e quindi in condizioni di netto vantaggio rispetto ai primi. Chi ha nuotato ha raccontato di una situazione molto pericolosa, rischio continuo di schiantarsi contro rocce, gente in balia delle onde con soccorsi quasi inesistenti per via dell’impossibilità di mantenersi in acqua a causa delle condizioni critiche.

La scelta arbitraria di inserire poi in classifica un handicap di 1 ora a tutti i concorrenti è risultata incomprensibile.

Sicuramente una manifestazione WTC non può permettersi una gestione quasi “parrocchiale” di queste situazioni, i costi di iscrizione per gli atleti sono elevati e , giustamente, pretendono servizi di primo livello e soprattutto equità di trattamento. Anche l’area stand è risultata alquanto modesta, dislocata e soprattutto poco curata, alcuni standisti presenti hanno lamentato costi esorbitanti a fronte di un servizio quasi nullo.

Nelle 5 edizioni della gara di Pescara , a memoria, solo 1 è andata bene, le altre 4 sono risultate dei flop, sinonimo che , forse, non siamo pronti a questo tipo di manifestazioni. In Italia infatti solo il marchio Challenge sempre trovare terreno fertile, Rimini è una garanzia e anche in campo italiano si è sempre distinta come l’eccellenza , Forte Village riscuote un buon successo di critiche, Venezia alla sua prima edizione ha forse sofferto da “peccati di gioventù”, ma limitati ad alcuni particolari sicuramente risolvibili nelle prossime edizioni. Oltre a queste due organizzazioni in Italia non si vede all’orizzonte qualcuno di portare avanti un evento come WTC o CHALLENGE, che rimangono di fatto le uniche gare internazionali di rilievo (Bardolino a parte) , nel calendario italiano. Di fatto quindi gli amanti delle lunghe distanze in Italia possono guardare per l’Half a Rimini , mentre per il Full Venezia sembra l’unica alternativa di livello.

Grupponi a Pescara

Grupponi a Pescara

Come sempre, quando parliamo di gare no draft, la settimana post gara è dedicata alle polemiche sui vari furbetti che hanno sfilato senza vergogna in grupponi stile granfondo. Sempre sui social è apparsa una inequivocabile foto che non lascia spazio a interpretazioni legate alla prospettiva ecc. Spesso la colpa viene data ai giudici in primis che dovrebbero vigilare e non lo fanno, ai percorsi che sono troppo stretti, ai troppi concorrenti ecc…. Inutile nascondersi, la colpa è sempre degli atleti, tanto bravi a scandalizzarsi e a gridare allo scandalo, quanto pronti a giustificarsi nel caso vengano “pizzicati” , invocando tutte le attenuanti possibili fino al classico “c’era un gruppone grande, non potevo tirare i freni ne provare a staccarlo….non potevo fare altro”. E’ chiaro che non esiste la mentalità no draft, oramai le gare lunghe stanno diventando una sorta di moda, gente sempre più allo sbaraglio si sta lanciando in mezzi e full solo per poter sbandierare medaglia e maglia finisher. Scorrendo l’elenco degli iscritti a queste gare si trova gente che non ne ha mai corsa nessuna e non ne correrà altre se non questa/e. Lo scorso anno in alcune tappe del circuito no draft si era assistito addirittura ad una squadra che organizzava trenini tra suoi tesserati , il tutto impunemente, per cui non c’è da meravigliarsi se in una gara con alta partecipazione di atleti italici (anche se non sono esenti da questo fenomeno gli stranieri) , ci si trovi di fronte a grupponi spudorati .

Discorso finale legato al regolamento, la Fitri appoggia WTC / CHALLENGE con giudici e inserendo la gara in calendario, senza però tutelare gli organizzatori italiani che pagano tasse gara e devono rispettare regolamenti, ma i regolamenti in queste gare non vengono fatti rispettare come in gare Fitri, come il discorso legato alle borracce sulle biciclette (vedi bici della Cave a Rimini). Anche in questo caso, la gioia degli organizzatori italiani che devono rispettare i termini di presentazione delle proprie gare in calendario, dover rispettare divieti legati a concomitanze ecc, si trovano a dover “competere” con manifestazioni appoggiate dalla Fitri che fanno praticamente come vogliono. Per esempio il regolamento Fitri obbliga gli organizzatori di gare internazionali ad avere il percorso di nuoto alternativo, mentre a Pescara come evidenziato, tutto questo non è accaduto.

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