Mute Triathlon

Alcune riflessioni dopo i risultati dell’autopsia sul triathleta scomparso ad Andora.

E’ arrivato il responso dell’autopsia effettuata dal Dott. Canepa sul corpo di Vivek Jacob, sfortunato manager indiano scomparso in occasione del triathlon di Andora pochi giorni fa. Sono stati eseguiti prelievi istologici, ematici e sulle urine del 49enne al fine di poter stabilire il più precisamente possibile le cause che hanno portato alla morte dell’atleta. I risultati dicono chiaramente che si è trattato di un attacco cardiaco che ha colpito Jacob in acqua e che ha causato la morte praticamente immediata. L’uomo non soffriva di problemi congeniti di carattere cardiaco o respitatori, sembrerebbe quindi che lo sforzo  abbia provocato una forte aritmia e quindi il suo decesso.
Ma come è possibile che una persona senza patologie cardiache possa avere un attacco cardiaco così violento e letale?
Spulciando tra siti di medicina abbiamo trovato molto interessante la definizione di SINCOPE DA IDROCUZIONE che trova diverse analogie nel caso in questione.

idrocuzione Sincope da immersione rapida in acqua, spec. fredda, caratterizzata da riflessi neurovegetativi che possono causare anche morte per arresto cardiorespiratorio o annegamento. Il meccanismo patogenetico dell’i. risulta una vasocostrizione, che a sua volta provoca riflessi a livello del tronco dell’encefalo, interessando sia i centri di regolazione cardiaca sia quelli respiratori (arresto cardiorespiratorio); se non sono coinvolti i centri bulbari in modo letale, l’arresto di circolazione e di ossigenazione cerebrale provoca comunque sincope con perdita di coscienza, con conseguente annegamento qualora il soggetto non possa essere subito soccorso. L’i. può essere favorita da processi digestivi in corso.

In sintesi l’immersione improvvisa in acqua fredda potrebbe aver causato l’arresto cardiaco, considerando la notevole differenza di temperatura tra il corpo dell’atleta (che per diversi minuti è stato al sole con la muta) e l’acqua in cui si è immerso. Questa ipotesi potrebbe lasciare spazio ad alcune riflessioni riguardo le gare italiane.
Quante volte gli atleti sono lasciati minuti, a volte anche ore sotto il sole cocente con la muta addosso ? Prendiamo per esempio Bardolino dove ci sono diverse batterie e i tempi di attesa sono comunque “considerevoli”, così come tutte le gare con partenze di diverse batterie. Le gare di inizio stagione in acque libere poi sono sempre a rischio di “acqua fredda” e in giornate molto calde si corre il rischio di avere atleti “fritti” nelle loro mute sotto il sole ad aspettare di gettarsi in acque fresche con uno sbalzo termico di parecchi gradi. Come sempre , sino a quando non succedono queste disgrazie non ci si interroga mai sui reali rischi di certi comportamenti, ci si sente sempre invincibili e esenti da qualsiasi rischio, naturalmente sino alla prossima disgrazia.

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Alcune riflessioni dopo i risultati dell’autopsia sul triathleta scomparso ad Andora.

7th maggio, 2014

E’ arrivato il responso dell’autopsia effettuata dal Dott. Canepa sul corpo di Vivek Jacob, sfortunato manager indiano scomparso in occasione del triathlon di Andora pochi giorni fa. Sono stati eseguiti prelievi istologici, ematici e sulle urine del 49enne al fine di poter stabilire il più precisamente possibile le cause che hanno portato alla morte dell’atleta. I risultati dicono chiaramente che si è trattato di un attacco cardiaco che ha colpito Jacob in acqua e che ha causato la morte praticamente immediata. L’uomo non soffriva di problemi congeniti di carattere cardiaco o respitatori, sembrerebbe quindi che lo sforzo  abbia provocato una forte aritmia e quindi il suo decesso.
Ma come è possibile che una persona senza patologie cardiache possa avere un attacco cardiaco così violento e letale?
Spulciando tra siti di medicina abbiamo trovato molto interessante la definizione di SINCOPE DA IDROCUZIONE che trova diverse analogie nel caso in questione.

idrocuzione Sincope da immersione rapida in acqua, spec. fredda, caratterizzata da riflessi neurovegetativi che possono causare anche morte per arresto cardiorespiratorio o annegamento. Il meccanismo patogenetico dell’i. risulta una vasocostrizione, che a sua volta provoca riflessi a livello del tronco dell’encefalo, interessando sia i centri di regolazione cardiaca sia quelli respiratori (arresto cardiorespiratorio); se non sono coinvolti i centri bulbari in modo letale, l’arresto di circolazione e di ossigenazione cerebrale provoca comunque sincope con perdita di coscienza, con conseguente annegamento qualora il soggetto non possa essere subito soccorso. L’i. può essere favorita da processi digestivi in corso.

In sintesi l’immersione improvvisa in acqua fredda potrebbe aver causato l’arresto cardiaco, considerando la notevole differenza di temperatura tra il corpo dell’atleta (che per diversi minuti è stato al sole con la muta) e l’acqua in cui si è immerso. Questa ipotesi potrebbe lasciare spazio ad alcune riflessioni riguardo le gare italiane.
Quante volte gli atleti sono lasciati minuti, a volte anche ore sotto il sole cocente con la muta addosso ? Prendiamo per esempio Bardolino dove ci sono diverse batterie e i tempi di attesa sono comunque “considerevoli”, così come tutte le gare con partenze di diverse batterie. Le gare di inizio stagione in acque libere poi sono sempre a rischio di “acqua fredda” e in giornate molto calde si corre il rischio di avere atleti “fritti” nelle loro mute sotto il sole ad aspettare di gettarsi in acque fresche con uno sbalzo termico di parecchi gradi. Come sempre , sino a quando non succedono queste disgrazie non ci si interroga mai sui reali rischi di certi comportamenti, ci si sente sempre invincibili e esenti da qualsiasi rischio, naturalmente sino alla prossima disgrazia.

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