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A Mergozzo ennesima dimostrazione di come il no draft in Italia sia “morto”

 

Scie spudorate a Mergozzo

Scie spudorate a Mergozzo

Come ogni anno, il 70.3 di Mergozzo si chiude con le solite infinite polemiche per le vergognose scie tra atleti. Su facebook si è scatenata l’indignazione di molti concorrenti che si sono sentiti vittime dell’oramai classico binomio atleti disonesti-giudici “di manica larga” , che ha rovinato loro la giornata e la gara. Ecco alcuni commenti :

“Succede che la prima domenica di settembre a Mergozzo, amena località sul lago omonimo, si disputi una gara di triathlon di media distanza, un 70.3, dove è proibita la scia in bici, il cosiddetto “no draft”.
Succede invece che fin da subito nella frazione bici si formino alcuni gruppi di 10/20 “atleti” che allegramente pedalano in scia come fosse una gran fondo senza che i valorosi giudici della benemerita Federazione Italiana Triathlon muovano un dito per dissuaderli da questo scorretto comportamento.
Succede allora che al sottoscritto, che ha pedalato in solitaria come un pirla, stavolta girino assai gli zebedei più per l’inettitudine di chi dovrebbe far rispettare i regolamenti che per la furbizia di chi se ne approfitta.
Così, una volta terminata la frazione bici decido di finirla lì e di non continuare ad avallare con la mia presenza quella solenne presa per i fondelli.
Naturalmente nessuno se n’è accorto e non ho la pretesa che possa cambiare qualcosa, ma di sicuro non avranno più il mio sudore. Costa troppo, non se lo meritano”

“Mergozzo è una gran fondo di ciclismo. 13 persone ammonite per scia… Gli ammoniti sarebbero dovuti essere almeno 150 su 300 partenti. I giudici fitri non sono in grado di svolgere il loro lavoro. Erano presenti almeno 4 gruppi di atleti non ci hanno nemmeno provato a sgranarli, troppa fatica. Gli atleti non dovrebbero fare scia, ma anche i giudici devono impegnarsi per garantire un minimo di regolarità alla gara. Inoltre partenza anticipata di 5′ perché? Non hanno l’orologio? Finita la bici, mi sono ritirato.Questa è la mia ultima gara in Italia. La tessera fitri già buttata.#fitri”

Come sempre, la principale colpa è da attriburie agli atleti , che per la stragrande maggioranza dei casi sono consapevoli di imbrogliare e si sentono legittimati dal “lo fanno tutti” per infrangere la regola del no draft. Spesso ci si arrampica sui vetri nel giustificare i propri comportamenti, ma , come hanno scritto in molti sui social, si sa che in determinate gare la situazione è sempre la stessa , per cui in un certo senso è come “cercarsela”. Bisogna poi aggiungere una buona fetta di atleti “della domenica” che , attratti dal fascino dell’impresa, si lanciano nel no draft senza conoscere minimamente le regole e le dinamiche di queste gare, creando non pochi problemi a se stessi e agli altri atleti.

Questa “festival dei furbetti” , già di per se vergognoso, viene alimentato ancor di più da un operato “di manica larga” dei giudici. Sicuramente non è possibile immaginare solo 3 squalifiche e 15-16 sanzioni per scia a Mergozzo a fronte di foto che ritraggono in modo INEQUIVOCABILE grupponi di 20-30 persone, di numerose testimonianze di atleti in gara e persone presenti come spettatori. Non è una novità che le persone tendano a infrangere in maniera sistematica le regole quando hanno la quasi certezza dell’impunità.

Altro aspetto che alimenta il fenomeno delle scie , è quello legato ai percorsi e agli organizzatori. Matematicamente risulta difficile il rispetto del no draft su percorsi “corti” con tanti atleti e partenza unica, così come pensare di far rispettare la regola su strade aperte al traffico è alquanto presuntuoso. Naturalmente ad alcuni organizzatori preme più incassare e quindi avere più atleti possibili, possibilmente che terminino la gara contenti (fare meno fatica e tempi “migliori”) e quindi riaverli al via l’anno successivo! In Italia chi investe sul controllo delle scie in gare no draft sono molto pochi, si può citare Candia, che anche in passato ha sempre reclutato atleti o ex atleti di gare no draft per metterli sulle moto lungo il percorso a controllare il rispetto delle regole, non a caso è una delle gare più regolari che ci sono nel calendario nazionale.

In Italia oramai parlare di no draft non ha più senso, la frazione ciclistica è oramai diventata una sorta di granfondo, per la gioia di molti “atleti” che possono poi vantare medie notevoli in bicicletta. Una soluzione potrebbe essere quella di scaglionare le partenze , come già si fa in alcune gare, in modo da avere meno concorrenti sul percorso nello stesso istante, anche se la soluzione migliore sarebbe quella del pugno duro da parte dei giudici, in modo da stoppare sul nascere i “furbetti”.  Le gare con salite e discese non sono la soluzione, di fatto non è un no draft

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A Mergozzo ennesima dimostrazione di come il no draft in Italia sia “morto”

8th settembre, 2016

 

Scie spudorate a Mergozzo

Scie spudorate a Mergozzo

Come ogni anno, il 70.3 di Mergozzo si chiude con le solite infinite polemiche per le vergognose scie tra atleti. Su facebook si è scatenata l’indignazione di molti concorrenti che si sono sentiti vittime dell’oramai classico binomio atleti disonesti-giudici “di manica larga” , che ha rovinato loro la giornata e la gara. Ecco alcuni commenti :

“Succede che la prima domenica di settembre a Mergozzo, amena località sul lago omonimo, si disputi una gara di triathlon di media distanza, un 70.3, dove è proibita la scia in bici, il cosiddetto “no draft”.
Succede invece che fin da subito nella frazione bici si formino alcuni gruppi di 10/20 “atleti” che allegramente pedalano in scia come fosse una gran fondo senza che i valorosi giudici della benemerita Federazione Italiana Triathlon muovano un dito per dissuaderli da questo scorretto comportamento.
Succede allora che al sottoscritto, che ha pedalato in solitaria come un pirla, stavolta girino assai gli zebedei più per l’inettitudine di chi dovrebbe far rispettare i regolamenti che per la furbizia di chi se ne approfitta.
Così, una volta terminata la frazione bici decido di finirla lì e di non continuare ad avallare con la mia presenza quella solenne presa per i fondelli.
Naturalmente nessuno se n’è accorto e non ho la pretesa che possa cambiare qualcosa, ma di sicuro non avranno più il mio sudore. Costa troppo, non se lo meritano”

“Mergozzo è una gran fondo di ciclismo. 13 persone ammonite per scia… Gli ammoniti sarebbero dovuti essere almeno 150 su 300 partenti. I giudici fitri non sono in grado di svolgere il loro lavoro. Erano presenti almeno 4 gruppi di atleti non ci hanno nemmeno provato a sgranarli, troppa fatica. Gli atleti non dovrebbero fare scia, ma anche i giudici devono impegnarsi per garantire un minimo di regolarità alla gara. Inoltre partenza anticipata di 5′ perché? Non hanno l’orologio? Finita la bici, mi sono ritirato.Questa è la mia ultima gara in Italia. La tessera fitri già buttata.#fitri”

Come sempre, la principale colpa è da attriburie agli atleti , che per la stragrande maggioranza dei casi sono consapevoli di imbrogliare e si sentono legittimati dal “lo fanno tutti” per infrangere la regola del no draft. Spesso ci si arrampica sui vetri nel giustificare i propri comportamenti, ma , come hanno scritto in molti sui social, si sa che in determinate gare la situazione è sempre la stessa , per cui in un certo senso è come “cercarsela”. Bisogna poi aggiungere una buona fetta di atleti “della domenica” che , attratti dal fascino dell’impresa, si lanciano nel no draft senza conoscere minimamente le regole e le dinamiche di queste gare, creando non pochi problemi a se stessi e agli altri atleti.

Questa “festival dei furbetti” , già di per se vergognoso, viene alimentato ancor di più da un operato “di manica larga” dei giudici. Sicuramente non è possibile immaginare solo 3 squalifiche e 15-16 sanzioni per scia a Mergozzo a fronte di foto che ritraggono in modo INEQUIVOCABILE grupponi di 20-30 persone, di numerose testimonianze di atleti in gara e persone presenti come spettatori. Non è una novità che le persone tendano a infrangere in maniera sistematica le regole quando hanno la quasi certezza dell’impunità.

Altro aspetto che alimenta il fenomeno delle scie , è quello legato ai percorsi e agli organizzatori. Matematicamente risulta difficile il rispetto del no draft su percorsi “corti” con tanti atleti e partenza unica, così come pensare di far rispettare la regola su strade aperte al traffico è alquanto presuntuoso. Naturalmente ad alcuni organizzatori preme più incassare e quindi avere più atleti possibili, possibilmente che terminino la gara contenti (fare meno fatica e tempi “migliori”) e quindi riaverli al via l’anno successivo! In Italia chi investe sul controllo delle scie in gare no draft sono molto pochi, si può citare Candia, che anche in passato ha sempre reclutato atleti o ex atleti di gare no draft per metterli sulle moto lungo il percorso a controllare il rispetto delle regole, non a caso è una delle gare più regolari che ci sono nel calendario nazionale.

In Italia oramai parlare di no draft non ha più senso, la frazione ciclistica è oramai diventata una sorta di granfondo, per la gioia di molti “atleti” che possono poi vantare medie notevoli in bicicletta. Una soluzione potrebbe essere quella di scaglionare le partenze , come già si fa in alcune gare, in modo da avere meno concorrenti sul percorso nello stesso istante, anche se la soluzione migliore sarebbe quella del pugno duro da parte dei giudici, in modo da stoppare sul nascere i “furbetti”.  Le gare con salite e discese non sono la soluzione, di fatto non è un no draft

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