Mute Triathlon

A Lovere la morte del no draft in Italia

Vergogna a Rivergaro

Domenica 23 Agosto u.s. si sono svolti a Lovere (BG) I Campionati Italiani di Triathlon Medio. Qui, come anche in occasione dei Campionati Italiani di Duathlon Age Group di Rivergaro (PC), si è assistito alla vergognosa “sagra delle scie”, ennesima circostanza, dunque, dove le regole sul no – draft sono state infrante dalla stra-grande maggioranza degli atleti partecipanti (circa 600 tra uomini e donne).

Quella che, quindi, avrebbe dovuto essere una festa per gli amanti del no – draft si è trasformata nella solita, squallida, dimostrazione di come molti atleti non siano in grado di prendere parte a questo tipo di gare e, cosa ancor peggiore, di come ci siano addirittura “atleti” (in alcuni casi, come riferito da presenti, sembrerebbe anche società) che si organizzino per infrangere volontariamente la regola del no draft e trarre beneficio dal cosiddetto “gioco di squadra”.

Ecco dunque che il Lunedì, come da tradizione oramai consolidata nei week end che propongono gare no darft, si scatenano sui social networks le polemiche sulle vergognose scie, ma soprattutto, sulla quasi totale impunità di cui godono gli atleti.  Appare infatti singolare come a fronte di numerosissime testimonianze di situazioni irregolari, a fine gare ci si trovi di fronte all’assenza di squalificati per scia, ma solo 12 ammoniti, con questa motivazione, di cui 11 poi squalificati per mancato rispetto del penalty box. Proprio su quest’ultimo aspetto è necessario compiere una profonda riflessione e conseguentemente è opportuno formulare alcune considerazioni. Difatti, su decisione del Giudice Arbitro, per quanto attiene la “notifica/comunicazione” della penalità all’atleta, è stato reso esecutivo il regolamento ITU; pertanto esibizione del cartellino di colore azzurro – all’atleta, comunicazione verbale dell’ammonizione, con conseguente presa di coscienza da parte del destinatario dell’obbligo di scontare, “autonomamente” la sanzione al penalty box, ove non saranno esposti i numeri di pettorali degli atleti sanzionati.

Si può agevolmente immaginare come sia di difficile gestione la situazione. Un atleta quando è in gara è spesso poco lucido a causa della fatica e non sempre riesce a capire se l’ammonizione è diretta a lui, soprattutto quando ci si trova in situazioni all’interno di gruppi. Prova lampante ne è il fatto che su 12 sanzionati ben 11 non hanno scontato la penalità. Ciò sta chiaramente a testimoniare che è da parte dei Giudici c’è stato qualcosa di sbagliato. Proprio questi, forse, non hanno gestito la gara nel migliore dei modi.

In molti hanno riferito che il Delegato Tecnico si è presentato al briefing pre-gara, svoltosi la sera antecedente la medesima, senza visionare personalmente i percorsi nei giorni precedenti, salvo poi, ammonire e squalificare – personalmente – alcuni atleti durante la competizione…cosa vietata per un DT. E’ stato, poi, deciso di non comminare sanzioni per violazioni in Zona Cambio (per la gioia di tutti quegli atleti che durante le varie stagioni, invece, lo sono stati).

Una gara con le “caratteristiche tecniche e morfologiche” come quella di Lovere evrebbe dovuto essere, perlomeno, considerata “border line” o a “rischio”, ancor di più dopo quanto successo a Rivergaro.

La Federazione, al fine di garantire una maggiore regolarità avrebbe dovuto creare una “task force” di giudici per il controllo del rispetto del “no draft” sul tracciato bike, invece è stata riscontrata la presenza di solo 5 giudici in moto sui percorsi per il controllo di 600 atleti circa, un numero assolutamente insufficiente per gestirli.

Diversi atleti, poi, hanno affermato, che in diverse occasioni i giudici si sono rivelati solo spettatori “silenziosi” e, sempre a detta degli atleti , in alcune occasioni hanno replicato alle rimostranze di taluni che rappresentavano  situazioni di “scia a grupponi” con frasi del tipo:”che devo fare, squalificarli tutti?”.

E’ noto che in Italia è radicata tra gli atleti una sorta di idea di impunibilità, la presenza minima e poco “attenta” dei giudici, in circostanze come queste, non fa altro che alimentare la scarsa correttezza di diversi “atleti” (o pseudo tali) che trovano in queste manifestazioni l’occasione per rovinare la giornata a chi, onestamente, si presenta al via per fare una gara regolare.

La Federazione sembra ergersi, come spesso capita anche in altri settori, quale spettatore silenzioso, nonostante il disastro e il fiume di polemiche di Rivergaro, non ha assolutamente fatto nulla per poter garantire la regolarità della gara, i percorsi in alcuni tratti erano totalmente inadatti al no draft (strade strette non in grado di consentire sorpassi, se non in violazione del regolamento). Come già spiegato la mancata segnalazione nel penalty box dei pettorali ha creato una confusione totale , poi una gara di questa complessità forse meritava da parte del Delegato Tecnico un sopralluogo o più sopralluoghi sui percorsi gara.

Altra considerazione va fatta su quest’ultimi: diverse gare non vengono richieste a inizio stagione e la Federazione si trova spesso con circuiti “monchi” o titoli scoperti e deve poi accettare, a volte con diverse deroghe rispetto ai requisiti minimi obbligatori previsti dalla circolare gare, candidature “last minute” o  le uniche che si presentano in fase di riapertura dei bandi. Sorge il dubbio se certi circuiti o certe manifestazioni hanno senso di esistere, se l’esigenza di completare a tutti i costi il calendario è prioritaria rispetto alla figura degli atleti. Atleti che, pur rappresentando il motore del movimento “triathlon”, in alcuni casi si trovano di fronte a servizi scadenti, a gare in cui si assegnano titoli dove la regolarità non è garantita o addirittura in altre dove la sicurezza è a rischio. Appare doveroso evidenziare la presenza di una nutrita schiera di organizzatori che si vedono costretti a non inoltrare richiesta di assegnazione di “manifestazione” in quanto consci, preventivamente, della mancanza di alcuni requisiti. Gli stessi poi vedono assegnare tali manifestazioni ad altri che non rispettano i criteri della circolare gare.

Di sicuro 5 giudici in moto per un campionato italiano in cui si sapeva già da mesi che ci sarebbero stati problemi con le scie dimostrano quanto poco si voglia risolvere il problema dei “furbetti” nel no – draft e quindi ha poco senso proporre titoli con questa  formula quando il 90% dei risultati è falsato.  L’ultima considerazione va rivolta comunque ai veri artefici di questa vergogna, gli atleti…se così si possono chiamare! Come a Rivergaro anche a Lovere si è assistito da parte di una squadra in particolare (e ne omettiamo per ovvi motivi il nome) alla “messa in atto” di una vera e proprio cronosquadre, a seguito della quale ha addirittura conquistato il podio, oltre al conseguimento di alcune medaglie individuali da parte di alcuni suoi atleti. Sicuramente  un 20% degli atleti pizzicati ad infrangere le regole lo fanno (colpevolmente) per mancanza di conoscenza del regolamento in materia di no draft, ma il dato triste è che la stragrande maggioranza lo fa volontariamente. Sono poche le soluzioni per arginare questo fenomeno, se si vuole salvare il no draft le regole vanno applicate senza sconti, la storia del triathlon italiano insegna che solo a fronte di “stragi” i regolamenti sono stati poi acquisiti da parte degli atleti, non è pensabile che solo in gare con sola salita si possa garantire il no draft (tra l’altro in questo caso non si possono nemmeno considerare gare no draft), altrimenti l’unica soluzione è quella di togliere il no draft in modo che non ci siano i soliti campioni “senza vergogna” che si portano a casa titoli o medaglie imbrogliando.

L’organizzazione di Lovere si è comunque distinta per la qualità, due soli grandi mancanze, quella della tenda (mancanza comunicata con tanto di scuse nel brefing) e dei bagni chimici, requisiti comunque obbligatori da circolare gare. Nulla da dire sui ristori e su tanti altri aspetti organizzativi, che Eco Race cura sempre ottimamente e che anche a Lovere gli atleti hanno potuto apprezzare

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27th agosto, 2015

Vergogna a Rivergaro

Domenica 23 Agosto u.s. si sono svolti a Lovere (BG) I Campionati Italiani di Triathlon Medio. Qui, come anche in occasione dei Campionati Italiani di Duathlon Age Group di Rivergaro (PC), si è assistito alla vergognosa “sagra delle scie”, ennesima circostanza, dunque, dove le regole sul no – draft sono state infrante dalla stra-grande maggioranza degli atleti partecipanti (circa 600 tra uomini e donne).

Quella che, quindi, avrebbe dovuto essere una festa per gli amanti del no – draft si è trasformata nella solita, squallida, dimostrazione di come molti atleti non siano in grado di prendere parte a questo tipo di gare e, cosa ancor peggiore, di come ci siano addirittura “atleti” (in alcuni casi, come riferito da presenti, sembrerebbe anche società) che si organizzino per infrangere volontariamente la regola del no draft e trarre beneficio dal cosiddetto “gioco di squadra”.

Ecco dunque che il Lunedì, come da tradizione oramai consolidata nei week end che propongono gare no darft, si scatenano sui social networks le polemiche sulle vergognose scie, ma soprattutto, sulla quasi totale impunità di cui godono gli atleti.  Appare infatti singolare come a fronte di numerosissime testimonianze di situazioni irregolari, a fine gare ci si trovi di fronte all’assenza di squalificati per scia, ma solo 12 ammoniti, con questa motivazione, di cui 11 poi squalificati per mancato rispetto del penalty box. Proprio su quest’ultimo aspetto è necessario compiere una profonda riflessione e conseguentemente è opportuno formulare alcune considerazioni. Difatti, su decisione del Giudice Arbitro, per quanto attiene la “notifica/comunicazione” della penalità all’atleta, è stato reso esecutivo il regolamento ITU; pertanto esibizione del cartellino di colore azzurro – all’atleta, comunicazione verbale dell’ammonizione, con conseguente presa di coscienza da parte del destinatario dell’obbligo di scontare, “autonomamente” la sanzione al penalty box, ove non saranno esposti i numeri di pettorali degli atleti sanzionati.

Si può agevolmente immaginare come sia di difficile gestione la situazione. Un atleta quando è in gara è spesso poco lucido a causa della fatica e non sempre riesce a capire se l’ammonizione è diretta a lui, soprattutto quando ci si trova in situazioni all’interno di gruppi. Prova lampante ne è il fatto che su 12 sanzionati ben 11 non hanno scontato la penalità. Ciò sta chiaramente a testimoniare che è da parte dei Giudici c’è stato qualcosa di sbagliato. Proprio questi, forse, non hanno gestito la gara nel migliore dei modi.

In molti hanno riferito che il Delegato Tecnico si è presentato al briefing pre-gara, svoltosi la sera antecedente la medesima, senza visionare personalmente i percorsi nei giorni precedenti, salvo poi, ammonire e squalificare – personalmente – alcuni atleti durante la competizione…cosa vietata per un DT. E’ stato, poi, deciso di non comminare sanzioni per violazioni in Zona Cambio (per la gioia di tutti quegli atleti che durante le varie stagioni, invece, lo sono stati).

Una gara con le “caratteristiche tecniche e morfologiche” come quella di Lovere evrebbe dovuto essere, perlomeno, considerata “border line” o a “rischio”, ancor di più dopo quanto successo a Rivergaro.

La Federazione, al fine di garantire una maggiore regolarità avrebbe dovuto creare una “task force” di giudici per il controllo del rispetto del “no draft” sul tracciato bike, invece è stata riscontrata la presenza di solo 5 giudici in moto sui percorsi per il controllo di 600 atleti circa, un numero assolutamente insufficiente per gestirli.

Diversi atleti, poi, hanno affermato, che in diverse occasioni i giudici si sono rivelati solo spettatori “silenziosi” e, sempre a detta degli atleti , in alcune occasioni hanno replicato alle rimostranze di taluni che rappresentavano  situazioni di “scia a grupponi” con frasi del tipo:”che devo fare, squalificarli tutti?”.

E’ noto che in Italia è radicata tra gli atleti una sorta di idea di impunibilità, la presenza minima e poco “attenta” dei giudici, in circostanze come queste, non fa altro che alimentare la scarsa correttezza di diversi “atleti” (o pseudo tali) che trovano in queste manifestazioni l’occasione per rovinare la giornata a chi, onestamente, si presenta al via per fare una gara regolare.

La Federazione sembra ergersi, come spesso capita anche in altri settori, quale spettatore silenzioso, nonostante il disastro e il fiume di polemiche di Rivergaro, non ha assolutamente fatto nulla per poter garantire la regolarità della gara, i percorsi in alcuni tratti erano totalmente inadatti al no draft (strade strette non in grado di consentire sorpassi, se non in violazione del regolamento). Come già spiegato la mancata segnalazione nel penalty box dei pettorali ha creato una confusione totale , poi una gara di questa complessità forse meritava da parte del Delegato Tecnico un sopralluogo o più sopralluoghi sui percorsi gara.

Altra considerazione va fatta su quest’ultimi: diverse gare non vengono richieste a inizio stagione e la Federazione si trova spesso con circuiti “monchi” o titoli scoperti e deve poi accettare, a volte con diverse deroghe rispetto ai requisiti minimi obbligatori previsti dalla circolare gare, candidature “last minute” o  le uniche che si presentano in fase di riapertura dei bandi. Sorge il dubbio se certi circuiti o certe manifestazioni hanno senso di esistere, se l’esigenza di completare a tutti i costi il calendario è prioritaria rispetto alla figura degli atleti. Atleti che, pur rappresentando il motore del movimento “triathlon”, in alcuni casi si trovano di fronte a servizi scadenti, a gare in cui si assegnano titoli dove la regolarità non è garantita o addirittura in altre dove la sicurezza è a rischio. Appare doveroso evidenziare la presenza di una nutrita schiera di organizzatori che si vedono costretti a non inoltrare richiesta di assegnazione di “manifestazione” in quanto consci, preventivamente, della mancanza di alcuni requisiti. Gli stessi poi vedono assegnare tali manifestazioni ad altri che non rispettano i criteri della circolare gare.

Di sicuro 5 giudici in moto per un campionato italiano in cui si sapeva già da mesi che ci sarebbero stati problemi con le scie dimostrano quanto poco si voglia risolvere il problema dei “furbetti” nel no – draft e quindi ha poco senso proporre titoli con questa  formula quando il 90% dei risultati è falsato.  L’ultima considerazione va rivolta comunque ai veri artefici di questa vergogna, gli atleti…se così si possono chiamare! Come a Rivergaro anche a Lovere si è assistito da parte di una squadra in particolare (e ne omettiamo per ovvi motivi il nome) alla “messa in atto” di una vera e proprio cronosquadre, a seguito della quale ha addirittura conquistato il podio, oltre al conseguimento di alcune medaglie individuali da parte di alcuni suoi atleti. Sicuramente  un 20% degli atleti pizzicati ad infrangere le regole lo fanno (colpevolmente) per mancanza di conoscenza del regolamento in materia di no draft, ma il dato triste è che la stragrande maggioranza lo fa volontariamente. Sono poche le soluzioni per arginare questo fenomeno, se si vuole salvare il no draft le regole vanno applicate senza sconti, la storia del triathlon italiano insegna che solo a fronte di “stragi” i regolamenti sono stati poi acquisiti da parte degli atleti, non è pensabile che solo in gare con sola salita si possa garantire il no draft (tra l’altro in questo caso non si possono nemmeno considerare gare no draft), altrimenti l’unica soluzione è quella di togliere il no draft in modo che non ci siano i soliti campioni “senza vergogna” che si portano a casa titoli o medaglie imbrogliando.

L’organizzazione di Lovere si è comunque distinta per la qualità, due soli grandi mancanze, quella della tenda (mancanza comunicata con tanto di scuse nel brefing) e dei bagni chimici, requisiti comunque obbligatori da circolare gare. Nulla da dire sui ristori e su tanti altri aspetti organizzativi, che Eco Race cura sempre ottimamente e che anche a Lovere gli atleti hanno potuto apprezzare

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