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A Caorle primo tricolore per Steinhauser e Facchinetti

 

Verena Steinhauser

Verena Steinhauser

Assegnati Sabato i titoli assoluti di distanza olimpica, in una gara caratterizzata dall’assenza di tutti i big sia in campo maschile che femminile e dal gran caldo.

In campo femminile out da tempo la migliore azzurra Alice Betto, Bonin in preparazione per Rio e forfait all’ultimo momento per Mazzetti, vittima di una caduta nel pre gara, quindi riflettori puntati su Sara Dossena , favorita alla vigilia.

Purtroppo per la lombarda la frazione di nuoto la vede di fatto abbandonare ogni speranza di vittoria, uscendo staccata di circa 2′ dalle prime e rimanendo da sola in bici. La frazione di nuoto  è dominata dalla giovane Spimi (Triathlon Riccione), una delle note positive tra le giovani di questa stagione, mentre in testa si forma subito un gruppetto di 12 unità, a circa 1 minuto Giorgia Priarone in solitaria.

Sulle due ruote le più attive sono Olmo (C.S. Carabinieri) e Petrini (Fiamme Azzurre), mentre Giorgia Priarone in solitaria tenta la disperata rimonta, riuscendo a recuperare solo qualche secondo.

Il gruppo di testa entra in T2 compatto con Olmo che parte decisa in testa alla  gara.  La  sua leadership non dura molto e comincia a perdere posizioni con Verena Steinhauser (Tri Cremona Stradivari) che prende  il comando delle operazioni e conquista il suo primo titolo italiano, coronando una stagione sin qui esaltante. Al secondo posto un’altra giovane che nel 2016 si sta dimostrando molto competitiva, Sara Papais (TD Rimini), mentre chiude al 3° posto la sua strepitosa rimonta Giorgia Priarone. Solo 7° Sara Dossena (Tri Raschiani Pavese), subito dietro ad Angelica Olmo, che dimostra ancora una volta di attraversare un lungo momento negativo, con una involuzione di prestazioni preoccupante.

Anche in campo maschile out gli ultimi 2 campioni uscenti Fabian e Uccellari , oltre che il forfait all’ultimo secondo di Pozzatti, uno dei favoriti alla vittoria finale. Nuoto tirato con Rigoni ( Padova Nuoto )a dettare il ritmo, ma dopo 1 solo giro in bici si scatena Giulio Molinari (C.S. Carabinieri), che prende il largo e entra in T2 con 1′ circa di vantaggio sugli inseguitori.  La fatica accumulata solo 7 giorni prima nel 70.3 in Norvegia rallenta l’azione del carabiniere novarese, che cede il passo a Stateff, che sembra involarsi verso la vittoria finale. A circa 1 km dall’arrivo c’è il sorpasso decisivo di Luca Facchinetti ( Ravenna Triathlon) che supera di slancio il battistrada e si porta a casa il suo primo titolo nazionale, davanti a Stateff e a Massimo De Ponti (C.s. Carabinieri).

A livello organizzativo sembrerebbe che durante il briefing pre gara un tecnico abbia messo in difficoltà il delegato tecnico , che si è dimostrato totalmente impreparato sui percorsi gara. La scelta dell’orario di partenza delle gare è risultato scellerato, far correre le donne alle ore 14.00 a fine Luglio è un vero e proprio attentato alla salute delle atlete, ma naturalmente questo aspetto non viene quasi mai tenuto in considerazione. E’ indicativo come 1/6 delle donne partite si siano ritirate, mentre per gli uomini i ritiri sono stati “solo” 16 .

Come già anticipato nell’articolo riguardo alle start list, la gestione delle scie tra concorrenti a pieni giri e doppiati (vietata da regolamento) è stata deficitaria, come spesso capita a fronte di numerosi casi (come dichiarato dagli stessi protagonisti su Facebook), solo 3 sono stati gli squalificati tra gli uomini e addirittura nessuna tra le donne. Fare un multilap di 8 giri ha senso solo se la gara presenta al via atleti di alto livello o se si applica la regola del doppiaggio come nelle gare di WTS, impensabile applicarla in manifestazioni con atleti al via di livelli completamente diversi e soprattutto con l’incapacità da parte del corpo giudici di far rispettare la regola, come accaduto a Caorle.

Di per sé è assurdo trovare nella classifica di un campionato italiano una atleta che ha impiegato quasi il doppio del tempo della vincitrice, con un ritardo i circa 1 ora e 50’, impiegando sono nel nuoto più del doppio del tempo della più veloce e risultando di oltre 1 ora più lenta nel parziale dei 10 km di corsa rispetto alla vincitrice.  Oramai si punta più a fare cassetta che a dare dignità a questa manifestazione che dovrebbe rappresentare l’apice dell’attività elite, posizionata scelleratamente a ridosso dell’inizio delle Olimpiadi, con la quasi scontata assenza di tutti gli atleti azzurri qualificati per Rio, e con la partecipazione di atleti che hanno subito doppiaggi e distacchi abissali.  I triatleti più “datati” ricorderanno che per partecipare ai campionati italiani assoluti di triathlon olimpico era necessario un rank minimo abbastanza basso, accessibile solo ad atleti di livello medio – alto e non a praticamente chiunque come è successo nelle ultime edizioni.

La frazione podistica si è svolta in grandissima parte su un percorso sterrato, anche in questo caso una scelta poco azzeccata per un campionato italiano assoluto.  Il tutto , naturalmente, sotto un sole cocente. Il percorso in bici (praticamente un piattone con drittoni) non ha presentato alcuno spunto tecnico degno di nota, tra gli uomini il solito Molinari ha spezzato la monotonia di una seconda frazione corsa in perfetto stile “azzurro” con diversi atleti preoccupati solo a salvare la gamba  sperando poi di piazzare la zampata nei 10 km finali, mentre tra le donne solo un paio di atlete si sono preoccupate di tirare il gruppo per distanziare il più possibile Sara Dossena e Giorgia Priarone, mentre la maggior parte ha solo badato a “salvare la gamba”.

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A Caorle primo tricolore per Steinhauser e Facchinetti

1st agosto, 2016

 

Verena Steinhauser

Verena Steinhauser

Assegnati Sabato i titoli assoluti di distanza olimpica, in una gara caratterizzata dall’assenza di tutti i big sia in campo maschile che femminile e dal gran caldo.

In campo femminile out da tempo la migliore azzurra Alice Betto, Bonin in preparazione per Rio e forfait all’ultimo momento per Mazzetti, vittima di una caduta nel pre gara, quindi riflettori puntati su Sara Dossena , favorita alla vigilia.

Purtroppo per la lombarda la frazione di nuoto la vede di fatto abbandonare ogni speranza di vittoria, uscendo staccata di circa 2′ dalle prime e rimanendo da sola in bici. La frazione di nuoto  è dominata dalla giovane Spimi (Triathlon Riccione), una delle note positive tra le giovani di questa stagione, mentre in testa si forma subito un gruppetto di 12 unità, a circa 1 minuto Giorgia Priarone in solitaria.

Sulle due ruote le più attive sono Olmo (C.S. Carabinieri) e Petrini (Fiamme Azzurre), mentre Giorgia Priarone in solitaria tenta la disperata rimonta, riuscendo a recuperare solo qualche secondo.

Il gruppo di testa entra in T2 compatto con Olmo che parte decisa in testa alla  gara.  La  sua leadership non dura molto e comincia a perdere posizioni con Verena Steinhauser (Tri Cremona Stradivari) che prende  il comando delle operazioni e conquista il suo primo titolo italiano, coronando una stagione sin qui esaltante. Al secondo posto un’altra giovane che nel 2016 si sta dimostrando molto competitiva, Sara Papais (TD Rimini), mentre chiude al 3° posto la sua strepitosa rimonta Giorgia Priarone. Solo 7° Sara Dossena (Tri Raschiani Pavese), subito dietro ad Angelica Olmo, che dimostra ancora una volta di attraversare un lungo momento negativo, con una involuzione di prestazioni preoccupante.

Anche in campo maschile out gli ultimi 2 campioni uscenti Fabian e Uccellari , oltre che il forfait all’ultimo secondo di Pozzatti, uno dei favoriti alla vittoria finale. Nuoto tirato con Rigoni ( Padova Nuoto )a dettare il ritmo, ma dopo 1 solo giro in bici si scatena Giulio Molinari (C.S. Carabinieri), che prende il largo e entra in T2 con 1′ circa di vantaggio sugli inseguitori.  La fatica accumulata solo 7 giorni prima nel 70.3 in Norvegia rallenta l’azione del carabiniere novarese, che cede il passo a Stateff, che sembra involarsi verso la vittoria finale. A circa 1 km dall’arrivo c’è il sorpasso decisivo di Luca Facchinetti ( Ravenna Triathlon) che supera di slancio il battistrada e si porta a casa il suo primo titolo nazionale, davanti a Stateff e a Massimo De Ponti (C.s. Carabinieri).

A livello organizzativo sembrerebbe che durante il briefing pre gara un tecnico abbia messo in difficoltà il delegato tecnico , che si è dimostrato totalmente impreparato sui percorsi gara. La scelta dell’orario di partenza delle gare è risultato scellerato, far correre le donne alle ore 14.00 a fine Luglio è un vero e proprio attentato alla salute delle atlete, ma naturalmente questo aspetto non viene quasi mai tenuto in considerazione. E’ indicativo come 1/6 delle donne partite si siano ritirate, mentre per gli uomini i ritiri sono stati “solo” 16 .

Come già anticipato nell’articolo riguardo alle start list, la gestione delle scie tra concorrenti a pieni giri e doppiati (vietata da regolamento) è stata deficitaria, come spesso capita a fronte di numerosi casi (come dichiarato dagli stessi protagonisti su Facebook), solo 3 sono stati gli squalificati tra gli uomini e addirittura nessuna tra le donne. Fare un multilap di 8 giri ha senso solo se la gara presenta al via atleti di alto livello o se si applica la regola del doppiaggio come nelle gare di WTS, impensabile applicarla in manifestazioni con atleti al via di livelli completamente diversi e soprattutto con l’incapacità da parte del corpo giudici di far rispettare la regola, come accaduto a Caorle.

Di per sé è assurdo trovare nella classifica di un campionato italiano una atleta che ha impiegato quasi il doppio del tempo della vincitrice, con un ritardo i circa 1 ora e 50’, impiegando sono nel nuoto più del doppio del tempo della più veloce e risultando di oltre 1 ora più lenta nel parziale dei 10 km di corsa rispetto alla vincitrice.  Oramai si punta più a fare cassetta che a dare dignità a questa manifestazione che dovrebbe rappresentare l’apice dell’attività elite, posizionata scelleratamente a ridosso dell’inizio delle Olimpiadi, con la quasi scontata assenza di tutti gli atleti azzurri qualificati per Rio, e con la partecipazione di atleti che hanno subito doppiaggi e distacchi abissali.  I triatleti più “datati” ricorderanno che per partecipare ai campionati italiani assoluti di triathlon olimpico era necessario un rank minimo abbastanza basso, accessibile solo ad atleti di livello medio – alto e non a praticamente chiunque come è successo nelle ultime edizioni.

La frazione podistica si è svolta in grandissima parte su un percorso sterrato, anche in questo caso una scelta poco azzeccata per un campionato italiano assoluto.  Il tutto , naturalmente, sotto un sole cocente. Il percorso in bici (praticamente un piattone con drittoni) non ha presentato alcuno spunto tecnico degno di nota, tra gli uomini il solito Molinari ha spezzato la monotonia di una seconda frazione corsa in perfetto stile “azzurro” con diversi atleti preoccupati solo a salvare la gamba  sperando poi di piazzare la zampata nei 10 km finali, mentre tra le donne solo un paio di atlete si sono preoccupate di tirare il gruppo per distanziare il più possibile Sara Dossena e Giorgia Priarone, mentre la maggior parte ha solo badato a “salvare la gamba”.

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