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Triathlon: la dinastia dei Polikarpenko raccontata dal “torinese” Vladimir

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Famiglia Polikarpenko

Tratto da www.sportorino.com

Quando si dice una famiglia di sportivi. Non potremmo definire diversamente il trittico che risponde ai nomi di Vladimir, Kiril e Sergiy Polikarpenko, “professione” triatleti. Il primo è il capostipite, tre volte olimpionico (Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008), gli altri sono i figli. Kiril ha solo 10 anni, Sergiy (o meglio Sergio come lo chiama il padre) ne ha 16 ed ha già iniziato a far sul serio con la triplice: “Fare sport per noi è basilare – esordisce Vladimir – come alimentarsi, studiare, costruirsi una formazione completa”. Vladimir, classe 1972, ucraino di nazionalità, è arrivato in Italia 15 anni fa, la sua famiglia 12 stagioni orsono. Kiril è nato a Torino, Sergey ancora in terra straniera: “Io – prosegue – mi sento italiano a tutti gli effetti. All’Italia devo molto perché qui ho trovato le condizioni ideali per allenarmi e crescere come triatleta. Sono anche riuscito a realizzare i miei sogni, su tutti partecipare alle Olimpiadi”. Cosa ti manca?: “La nazionalità. L’abbiamo richiesta e spero prima o poi di ottenerla. Soprattutto vorrei che a breve ci riuscissero i miei figli. Ho avuto tanto da questo Paese e sono in debito. Mi piacerebbe molto che un giorno potessero indossare la maglia azzurra e salire sul podio di una gara di triathlon con questi colori”.

Italia nel cuore e Torino dove?: “Davanti a tutto. E’ una città splendida e profondamente sportiva. Lo dimostrano la sua storia, recente e non solo, e l’attualità. Non è un caso che in questo anno speciale sia la Capitale Europea dello Sport. Un qualcosa di importante, anche sotto il profilo della responsabilità. Ma Torino saprà reggerla, come ha già fatto vedere con le Olimpiadi Invernali o i World Master Games di due estati fa”. Stimolante allenarsi nella nostra città?: “Senza dubbio. Torino ha tutti i pregi della grande metropoli ma anche la comodità, negli spostamenti per esempio, di centri più piccoli. Non sarebbe la stessa cosa a Milano o Roma, città a mio parere troppo caotiche”. Città ideale anche per un triatleta?: “Sì, gli impianti ci sono, vedi le piscine, i percorsi ciclabili (Valentino) e per correre. Allenarsi in questi scenari è suggestivo e stimolante”.

Cosa vuol dire avviare due figli allo sport?: “Seguirli senza interferire con i loro allenatori. Sergiy, per esempio, ne ha uno per specialità. E’ partito con il nuoto agonistico e poi piano piano è arrivato al triathlon. La sua passione è però l’atletica leggera. E’ un mezzofondista. Io seguo il progetto generale ma non interferisco. Il nostro è un normale rapporto tra padre e figlio. Mi limito ai consigli e spero che siano quelli giusti. Piuttosto lo stimolo in gara. Quest’anno volevo che iniziasse ad assaporare l’atmosfera dell’appuntamento importante, quello degli Elite, e l’ha fatto. In due occasioni mi è anche arrivato davanti ma non contava il risultato, piuttosto le sensazioni”. E Kiril?: “Lui è ancora giovanissimo. Gli piace allenarsi con i compagni di squadra ma deve in primo luogo divertirsi”. Come guarda il padre e il fratello maggiore?: “Vuole emularci e batterci e non potrebbe essere diversamente. Fa parte del gioco”.

Oggi Vladimir, tesserato come i figli per l’Aquatica Torino, è allenatore dei Master e degli Age Group e cerca di trasferire la grande esperienza accumulata negli anni a questi atleti: “Vorrei portare un bel numero di allievi ai prossimi Europei in Svizzera e cercherò di convincerli. Intanto mi cimento ancora nelle gare. Al momento sto facendo la preparazione invernale dopo aver recuperato dall’infortunio occorsomi lo scorso settembre a Sanremo. Sarò in forma piena tra circa due mesi. Non è possibile essere al massimo tutto l’anno”. Una brutta botta nella frazione in bicicletta, tornando all’incidente di Sanremo: “Non si smette mai di imparare. Basta un momento di disattenzione e la “frittata è fatta”. Ho perso il controllo della bici e sono caduto rovinosamente a terra a poche centinaia di metri dal traguardo. Tre giorni di ospedale e poi un lento recupero. Le prime gare dell’anno a cui parteciperò saranno i Campionati Italiani di Duathlon sprint, proprio a Torino, e il Triathlon Sprint di Torino, in marzo. Poi penserò e penseremo agli Europei di Aquathlon e a quelli di Triathlon in Svizzera, cui facevo riferimento prima”.

La gara che porterai sempre con te?: “Il Mondiale di Olimpico nel 2008 a Losanna. Arrivai 5° e sarebbe anche potuto essere un podio. In quell’occasione ho dato il massimo e la ricordo come una gara memorabile”. Il sogno?: “Sono due, ovvero la nazionalità italiana e poter correre con i miei figli una prova vera, magari anche solo un sprint. E’ per questo che devo continuare a rimanere in forma”. Intanto Sergiy e Kiril crescono. Il primo frequenta il Galileo Ferraris e molto probabilmente avrà un futuro al “Poli” di Torino. Un nome nel destino dei Polikarpenko poiché il diminutivo di Vladimir è proprio lo stesso. Tra i premiati del triathlon piemontese di sabato 7 febbraio prossimo a Palazzo Ceriana Mayneri di Torino ci saranno anche Vladimir e Kiril, che ha già maramaldeggiato nel circuito Kids voluto fortemente dalla FITRI Piemonte ed andato in scena nel 2014. Buon sangue dunque non mente!

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Triathlon: la dinastia dei Polikarpenko raccontata dal “torinese” Vladimir

6th febbraio, 2015
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Famiglia Polikarpenko

Tratto da www.sportorino.com

Quando si dice una famiglia di sportivi. Non potremmo definire diversamente il trittico che risponde ai nomi di Vladimir, Kiril e Sergiy Polikarpenko, “professione” triatleti. Il primo è il capostipite, tre volte olimpionico (Sydney 2000, Atene 2004 e Pechino 2008), gli altri sono i figli. Kiril ha solo 10 anni, Sergiy (o meglio Sergio come lo chiama il padre) ne ha 16 ed ha già iniziato a far sul serio con la triplice: “Fare sport per noi è basilare – esordisce Vladimir – come alimentarsi, studiare, costruirsi una formazione completa”. Vladimir, classe 1972, ucraino di nazionalità, è arrivato in Italia 15 anni fa, la sua famiglia 12 stagioni orsono. Kiril è nato a Torino, Sergey ancora in terra straniera: “Io – prosegue – mi sento italiano a tutti gli effetti. All’Italia devo molto perché qui ho trovato le condizioni ideali per allenarmi e crescere come triatleta. Sono anche riuscito a realizzare i miei sogni, su tutti partecipare alle Olimpiadi”. Cosa ti manca?: “La nazionalità. L’abbiamo richiesta e spero prima o poi di ottenerla. Soprattutto vorrei che a breve ci riuscissero i miei figli. Ho avuto tanto da questo Paese e sono in debito. Mi piacerebbe molto che un giorno potessero indossare la maglia azzurra e salire sul podio di una gara di triathlon con questi colori”.

Italia nel cuore e Torino dove?: “Davanti a tutto. E’ una città splendida e profondamente sportiva. Lo dimostrano la sua storia, recente e non solo, e l’attualità. Non è un caso che in questo anno speciale sia la Capitale Europea dello Sport. Un qualcosa di importante, anche sotto il profilo della responsabilità. Ma Torino saprà reggerla, come ha già fatto vedere con le Olimpiadi Invernali o i World Master Games di due estati fa”. Stimolante allenarsi nella nostra città?: “Senza dubbio. Torino ha tutti i pregi della grande metropoli ma anche la comodità, negli spostamenti per esempio, di centri più piccoli. Non sarebbe la stessa cosa a Milano o Roma, città a mio parere troppo caotiche”. Città ideale anche per un triatleta?: “Sì, gli impianti ci sono, vedi le piscine, i percorsi ciclabili (Valentino) e per correre. Allenarsi in questi scenari è suggestivo e stimolante”.

Cosa vuol dire avviare due figli allo sport?: “Seguirli senza interferire con i loro allenatori. Sergiy, per esempio, ne ha uno per specialità. E’ partito con il nuoto agonistico e poi piano piano è arrivato al triathlon. La sua passione è però l’atletica leggera. E’ un mezzofondista. Io seguo il progetto generale ma non interferisco. Il nostro è un normale rapporto tra padre e figlio. Mi limito ai consigli e spero che siano quelli giusti. Piuttosto lo stimolo in gara. Quest’anno volevo che iniziasse ad assaporare l’atmosfera dell’appuntamento importante, quello degli Elite, e l’ha fatto. In due occasioni mi è anche arrivato davanti ma non contava il risultato, piuttosto le sensazioni”. E Kiril?: “Lui è ancora giovanissimo. Gli piace allenarsi con i compagni di squadra ma deve in primo luogo divertirsi”. Come guarda il padre e il fratello maggiore?: “Vuole emularci e batterci e non potrebbe essere diversamente. Fa parte del gioco”.

Oggi Vladimir, tesserato come i figli per l’Aquatica Torino, è allenatore dei Master e degli Age Group e cerca di trasferire la grande esperienza accumulata negli anni a questi atleti: “Vorrei portare un bel numero di allievi ai prossimi Europei in Svizzera e cercherò di convincerli. Intanto mi cimento ancora nelle gare. Al momento sto facendo la preparazione invernale dopo aver recuperato dall’infortunio occorsomi lo scorso settembre a Sanremo. Sarò in forma piena tra circa due mesi. Non è possibile essere al massimo tutto l’anno”. Una brutta botta nella frazione in bicicletta, tornando all’incidente di Sanremo: “Non si smette mai di imparare. Basta un momento di disattenzione e la “frittata è fatta”. Ho perso il controllo della bici e sono caduto rovinosamente a terra a poche centinaia di metri dal traguardo. Tre giorni di ospedale e poi un lento recupero. Le prime gare dell’anno a cui parteciperò saranno i Campionati Italiani di Duathlon sprint, proprio a Torino, e il Triathlon Sprint di Torino, in marzo. Poi penserò e penseremo agli Europei di Aquathlon e a quelli di Triathlon in Svizzera, cui facevo riferimento prima”.

La gara che porterai sempre con te?: “Il Mondiale di Olimpico nel 2008 a Losanna. Arrivai 5° e sarebbe anche potuto essere un podio. In quell’occasione ho dato il massimo e la ricordo come una gara memorabile”. Il sogno?: “Sono due, ovvero la nazionalità italiana e poter correre con i miei figli una prova vera, magari anche solo un sprint. E’ per questo che devo continuare a rimanere in forma”. Intanto Sergiy e Kiril crescono. Il primo frequenta il Galileo Ferraris e molto probabilmente avrà un futuro al “Poli” di Torino. Un nome nel destino dei Polikarpenko poiché il diminutivo di Vladimir è proprio lo stesso. Tra i premiati del triathlon piemontese di sabato 7 febbraio prossimo a Palazzo Ceriana Mayneri di Torino ci saranno anche Vladimir e Kiril, che ha già maramaldeggiato nel circuito Kids voluto fortemente dalla FITRI Piemonte ed andato in scena nel 2014. Buon sangue dunque non mente!

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