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Pianeta donna: tre domande a Edith Niederfriniger

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edith niederfriniger
A cura di Domenica Dominique Oliveto
Sicuramente una delle atleta più polivalenti che si sono viste in Italia , capace di vincere su tutte le distanze , dallo sprint all’Ironman. La meranese Edith Niederfriniger ha da poco abbandonato l’attività agonistica, ma è sempre attiva con Pro Train e da questa stagione segue anche Martina Dogana. Nel suo palmares di atleta numerosi successi, titoli italiani di lungo, vice campionessa europea individuale di lungo e campionessa europea a squadre nel 2010, 2 Ironman vinti e numerosi podi a livello internazionale sulle distanze 70.3 e Ironman. Lo scorso 7 Marzo è stata vittima insieme alla sua compagna Linda Scattolin di un terribile incidente di cui rimane ancora viva la profonda ferita che ha lasciato.
Pianeta donna le ha posto le oramai tradizionali tre domande :
Sono passati quasi due mesi da quel tragico 7 marzo: sicuramente  uno di quei  giorni che vorresti mai aver vissuto. Hai già speso fiumi di parole sull’accaduto e ancora tante sicuramente ne scriverai.Di sicuro ne esci con un’infinità di dimostrazioni d’affetto e attestati di stima dall’Italia e dal mondo non solo del triathlon. Te lo aspettavi? 
Era il 7 marzo…. Da quel giorno, inevitabilmente, io come persona e anche la mia vita privata sono cambiate completamente. Si, l’affetto del mondo del triathlon italiano, mondiale e del mondo sportivo in generale è stato enorme, incredibile. All’inizio non ero in grado di capire bene, soltanto qualche settimana dopo ho realizzato il tutto. Certo che sentire tante persone vicine, aiuta parecchio, ma sono molto sincera: tante non le conosco neanche e in una situazione di sofferenza così forte…alla fine ti senti sola e soltanto io potrò elaborarla.
Edith : sei l’unica in Italia tra le donne, insieme a Martina Dogana, che hai vinto gare dallo sprint all’Ironman. Qual è il segreto per essere competitivi a lungo e su tutte le distanze?
Ho iniziato con il triathlon nel 1998 con gli sprint, ma presto ho capito che mi piaceva di più il lungo e quindi per poco tempo mi sono dedicata alle distanze brevi e lì ho vinto poco. Un segreto per essere competitivi a lungo non c’è, avevo tantissima passione per questo sport e una gran bella testa (positiva) e capacità di ascoltare il mio fisico, i numeri nei test non erano niente di eccezionale, quello che ho raggiunto l’ho fatto con costanza e passione, gestendo me stessa, invece di farmi gestire da troppe persone.
Qual’è una domanda che ti fanno sempre e che un po ti ha “stufato”? Quale invece quella che non ti hanno mai fatto (o fatta raramente) ? Naturalmente  vogliamo anche la risposta….
Una domanda che mi fanno sempre è: per vincere gare ironman bisogna essere una fuoriclasse, una vera “ironwoman” vero? Io non mi sono mai sentita così e ripeto che non ho dei requisiti fisici particolari, ma ho fatto delle scelte importanti e ho seguito la mia passione con determinazione e con tanta costanza. La mia crescita è avvenuta regolare negli anni, sport di endurance richiedono anni, bisogna essere pazienti e lavorare, lavorare, lavorare. Domanda fatta raramente: Ti sei dedicata esclusivamente al triathlon per raggiungere i tuoi obiettivi? No, assolutamente no, non avrei mai potuto. Avevo bisogno di avere anche altre passioni, distrazioni…una vita privata ,e nei 16 anni di triathlon da professionista ho lavorato anche part time per 13 anni tra insegnate di educazione fisica (10anni), istruttrice fitness (3anni) e poi negli ultimi 3 anni ho iniziato a costruire il mio attuale lavoro con pro train. Avere degli obiettivi importanti al di fuori dell’essere atleta pro per me era fondamentale.
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Pianeta donna: tre domande a Edith Niederfriniger

2nd maggio, 2015
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edith niederfriniger
A cura di Domenica Dominique Oliveto
Sicuramente una delle atleta più polivalenti che si sono viste in Italia , capace di vincere su tutte le distanze , dallo sprint all’Ironman. La meranese Edith Niederfriniger ha da poco abbandonato l’attività agonistica, ma è sempre attiva con Pro Train e da questa stagione segue anche Martina Dogana. Nel suo palmares di atleta numerosi successi, titoli italiani di lungo, vice campionessa europea individuale di lungo e campionessa europea a squadre nel 2010, 2 Ironman vinti e numerosi podi a livello internazionale sulle distanze 70.3 e Ironman. Lo scorso 7 Marzo è stata vittima insieme alla sua compagna Linda Scattolin di un terribile incidente di cui rimane ancora viva la profonda ferita che ha lasciato.
Pianeta donna le ha posto le oramai tradizionali tre domande :
Sono passati quasi due mesi da quel tragico 7 marzo: sicuramente  uno di quei  giorni che vorresti mai aver vissuto. Hai già speso fiumi di parole sull’accaduto e ancora tante sicuramente ne scriverai.Di sicuro ne esci con un’infinità di dimostrazioni d’affetto e attestati di stima dall’Italia e dal mondo non solo del triathlon. Te lo aspettavi? 
Era il 7 marzo…. Da quel giorno, inevitabilmente, io come persona e anche la mia vita privata sono cambiate completamente. Si, l’affetto del mondo del triathlon italiano, mondiale e del mondo sportivo in generale è stato enorme, incredibile. All’inizio non ero in grado di capire bene, soltanto qualche settimana dopo ho realizzato il tutto. Certo che sentire tante persone vicine, aiuta parecchio, ma sono molto sincera: tante non le conosco neanche e in una situazione di sofferenza così forte…alla fine ti senti sola e soltanto io potrò elaborarla.
Edith : sei l’unica in Italia tra le donne, insieme a Martina Dogana, che hai vinto gare dallo sprint all’Ironman. Qual è il segreto per essere competitivi a lungo e su tutte le distanze?
Ho iniziato con il triathlon nel 1998 con gli sprint, ma presto ho capito che mi piaceva di più il lungo e quindi per poco tempo mi sono dedicata alle distanze brevi e lì ho vinto poco. Un segreto per essere competitivi a lungo non c’è, avevo tantissima passione per questo sport e una gran bella testa (positiva) e capacità di ascoltare il mio fisico, i numeri nei test non erano niente di eccezionale, quello che ho raggiunto l’ho fatto con costanza e passione, gestendo me stessa, invece di farmi gestire da troppe persone.
Qual’è una domanda che ti fanno sempre e che un po ti ha “stufato”? Quale invece quella che non ti hanno mai fatto (o fatta raramente) ? Naturalmente  vogliamo anche la risposta….
Una domanda che mi fanno sempre è: per vincere gare ironman bisogna essere una fuoriclasse, una vera “ironwoman” vero? Io non mi sono mai sentita così e ripeto che non ho dei requisiti fisici particolari, ma ho fatto delle scelte importanti e ho seguito la mia passione con determinazione e con tanta costanza. La mia crescita è avvenuta regolare negli anni, sport di endurance richiedono anni, bisogna essere pazienti e lavorare, lavorare, lavorare. Domanda fatta raramente: Ti sei dedicata esclusivamente al triathlon per raggiungere i tuoi obiettivi? No, assolutamente no, non avrei mai potuto. Avevo bisogno di avere anche altre passioni, distrazioni…una vita privata ,e nei 16 anni di triathlon da professionista ho lavorato anche part time per 13 anni tra insegnate di educazione fisica (10anni), istruttrice fitness (3anni) e poi negli ultimi 3 anni ho iniziato a costruire il mio attuale lavoro con pro train. Avere degli obiettivi importanti al di fuori dell’essere atleta pro per me era fondamentale.
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