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Parmitano e Zanardi cosa potranno portare al triathlon italiano?

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Dubbio

Si sono recentemente spenti i riflettori sull’Ironman Hawaii 2014, gara alla quale insieme ai vari age group azzurri hanno preso parte, invitati dall’organizzazione, Alex Zanardi  e Luca Parmitano.
La Fitri ha appoggiato pubblicamente l’astronauta nella sua impresa , fornendogli materiale e assistenza tecnica con il tecnico Sergio Contin.

Sicuramente la loro presenza a Kona ha coinciso con un maggiore interesse dei media italiani verso il triathlon che per alcuni giorni è stato oggetto di servizi televisivi, articoli sui quotidiani nazionali e stampa varia. Questa ondata di notorietà per il nostro sport però non è vista da tutti con entusiasmo, sui s0cial networks sono nate discussioni sull’effettivo beneficio che potrebbe avere il movimento italiano grazie alla partecipazione di Zanardi e Parmitano all’ Ironman Kona.

Innanzitutto  c’è da constatare la solita tendenza dei giornalisti di dipingere l’ironman come un’impresa sovra umana, descriverlo con toni quasi mitologici, quando gli esperti del settore sanno perfettamente che si tratta di una gara molto più accessibile. Questo primo punto potrebbe configurarsi come uno svantaggio per il nostro movimento, anche se l’ Ironman Hawaii deve il suo successo alle immagini della Moss strisciante al traguardo, la mentalità italiana è ben diversa da quella americana e l’idea di qualche cosa di massacrante può allontanare piuttosto che avvicinare praticanti, se poi parliamo di giovani possiamo ben immaginare come possano pensarla i genitori di potenziali atleti leggendo e vedendo le immagini di una gara massacrante. Quanti manderebbero il proprio figlio a fare triathlon vedendo il filmato di Kona?

Altro aspetto che non va trascurato è quello legato alla realtà del nostro triathlon che è lontana anni luce da quella dell’ Ironman Hawaii. In Italia in primis c’è una burocrazia incredibile, una persona potrebbe già scoraggiarsi prima di partire perchè tra certiicfati specifici, tesseramenti ecc i neo atleti devono passare per una obbligatoria trafila. Le gare in Italia poi non hanno nulla a che fare con quella di Kona, tralasciando l’aspetto delle distanze (a parte Elbaman non abbiamo Ironman), il clima che si respira alle nostre gare è totalmente diverso da quello di Kona.

Ultimo aspetto da non trascurare, chi si avvicina all’ Ironman spesso non frequenta nemmeno i campi gara italiani, gli stessi Parmisano e Zanardi non erano nemmeno tesserati per la Fitri e mai hanno messo piede sui campi gara nazionali, probabilmente non lo faranno mai. Ci sono atleti che corrono esclusivamente gara Im all’estero e non sono nemmeno tesserati, praticanti ma non vanno a infoltire il numero dei tesserati Fitri.

Non dimentichiamoci che da anni Aldo Rock parla di triathlon a Radio Dj e anche in alcune trasmissioni televisive, oltre che a frequentare i campi gara italiani, ma sinceramente non abbiamo mai avuto una impennata nel numero di praticanti legata all’esposizione mediatica del nostro sport.

In conclusione godiamoci la breve ondata di notorietà portata da Zanardi e Parmitano, più a loro stessi che agli altri (in alcuni servizi e articoli gli altri azzurri neanche nominati ), l’idea è che già questa settimana si ritornerà nel solito  anonimato e fra qualche settimana, con la chiusura della stagione gare 2014, anche le discussioni fra gli appassionati della triplice diventeranno sempre meno frequenti.

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Parmitano e Zanardi cosa potranno portare al triathlon italiano?

14th ottobre, 2014
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Dubbio

Si sono recentemente spenti i riflettori sull’Ironman Hawaii 2014, gara alla quale insieme ai vari age group azzurri hanno preso parte, invitati dall’organizzazione, Alex Zanardi  e Luca Parmitano.
La Fitri ha appoggiato pubblicamente l’astronauta nella sua impresa , fornendogli materiale e assistenza tecnica con il tecnico Sergio Contin.

Sicuramente la loro presenza a Kona ha coinciso con un maggiore interesse dei media italiani verso il triathlon che per alcuni giorni è stato oggetto di servizi televisivi, articoli sui quotidiani nazionali e stampa varia. Questa ondata di notorietà per il nostro sport però non è vista da tutti con entusiasmo, sui s0cial networks sono nate discussioni sull’effettivo beneficio che potrebbe avere il movimento italiano grazie alla partecipazione di Zanardi e Parmitano all’ Ironman Kona.

Innanzitutto  c’è da constatare la solita tendenza dei giornalisti di dipingere l’ironman come un’impresa sovra umana, descriverlo con toni quasi mitologici, quando gli esperti del settore sanno perfettamente che si tratta di una gara molto più accessibile. Questo primo punto potrebbe configurarsi come uno svantaggio per il nostro movimento, anche se l’ Ironman Hawaii deve il suo successo alle immagini della Moss strisciante al traguardo, la mentalità italiana è ben diversa da quella americana e l’idea di qualche cosa di massacrante può allontanare piuttosto che avvicinare praticanti, se poi parliamo di giovani possiamo ben immaginare come possano pensarla i genitori di potenziali atleti leggendo e vedendo le immagini di una gara massacrante. Quanti manderebbero il proprio figlio a fare triathlon vedendo il filmato di Kona?

Altro aspetto che non va trascurato è quello legato alla realtà del nostro triathlon che è lontana anni luce da quella dell’ Ironman Hawaii. In Italia in primis c’è una burocrazia incredibile, una persona potrebbe già scoraggiarsi prima di partire perchè tra certiicfati specifici, tesseramenti ecc i neo atleti devono passare per una obbligatoria trafila. Le gare in Italia poi non hanno nulla a che fare con quella di Kona, tralasciando l’aspetto delle distanze (a parte Elbaman non abbiamo Ironman), il clima che si respira alle nostre gare è totalmente diverso da quello di Kona.

Ultimo aspetto da non trascurare, chi si avvicina all’ Ironman spesso non frequenta nemmeno i campi gara italiani, gli stessi Parmisano e Zanardi non erano nemmeno tesserati per la Fitri e mai hanno messo piede sui campi gara nazionali, probabilmente non lo faranno mai. Ci sono atleti che corrono esclusivamente gara Im all’estero e non sono nemmeno tesserati, praticanti ma non vanno a infoltire il numero dei tesserati Fitri.

Non dimentichiamoci che da anni Aldo Rock parla di triathlon a Radio Dj e anche in alcune trasmissioni televisive, oltre che a frequentare i campi gara italiani, ma sinceramente non abbiamo mai avuto una impennata nel numero di praticanti legata all’esposizione mediatica del nostro sport.

In conclusione godiamoci la breve ondata di notorietà portata da Zanardi e Parmitano, più a loro stessi che agli altri (in alcuni servizi e articoli gli altri azzurri neanche nominati ), l’idea è che già questa settimana si ritornerà nel solito  anonimato e fra qualche settimana, con la chiusura della stagione gare 2014, anche le discussioni fra gli appassionati della triplice diventeranno sempre meno frequenti.

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