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Le motivazioni del divieto di correre agli atelti argentini a Milano

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Le motivazioni del divieto di correre agli atelti argentini a Milano

Essere un atleta di livello internazionale, trovarsi tra i primi 50 nella classifica mondiale , correre nella WTS, la massima espressione del triathlon mondiale , poter vantare nel proprio curriculum la vittoria in una gara di coppa del mondo conquistata da poche settimane dovrebbe essere la certezza che lo stesso atleta faccia parte di di una federazione e quindi essere in regola con il tesseramento, ma purtroppo per Luciano Taccone e altri 5 nazionali argentini non è stato sufficiente , per cui  è stato vietato loro  di schierarsi alla partenza del triathlon di Milano di Domenica scorsa, gara a cui erano regolarmente iscritti da settimane.

E’ successo infatti che Domenica il giudice arbitro della manifestazione abbia ricevuto ordini di controllare le tessere degli atleti stranieri iscritti alla gara. Tutto questo è previsto dal regolamento Fitri, certo c’è da chiedersi come mai in gare tipo Bardolino per esempio, oppure  Arona e  Madonna di Campiglio che si sono corse lo stesso giorno non si è proceduto a fare altrettanto. I problemi sorgono perchè la richiesta di esibizione viene fatta agli atleti quando stanno entrando in T1 per lasciare il materiale, zona cambio posizionata a 4 km dal deposito borse e parcheggio .

Il giudice arbitro poi si trova in zona partenza nuoto a ulteriori 1.5 km di distanza dalla T1 e quinidi oltre 5 km dai parcheggi/deposito borse, il tutto a 30′ circa dalla partenza. Contattato telefonicamente il Sig Homberger, indicato dal giudice arbitro come colui che aveva impartito la direttiva in merito al controllo dei tesserini degli stranieri e persona preposta a decidere se farli partire o no, è stato fatto presente che gli atleti argentini non potevano avere alcuna tessera perchè non esiste fisicamente , in quanto la federazione argentina rilascia una dichiarazione riguardo l’appartenenza dei propri atleti alla federazione, dichiarazione tra l’altro già utilizzata in altre gare italiane per accertare la regolarità del tesseramento. Lo stesso Homberger rimane fermo sulle sue posizioni e pretende la visione della tessera in quanto una dichiarazione scritta può farla chiunque e che andrebbe verificata ecc.

Il tutto con richiesta di visione IMMEDIATA della documentazione e non post partenza. Inutile i tentativi di spiegare che a 20′ circa dalla partenza sarebbe impossibile tornare ai parcheggi/deposito borse a oltre 5 km e tornare indietro. E’ stato fatto presente che alcuni di questi atleti sono alla 2°-3° gara in Italia questa stagione, e che oltre a gareggiare in WTS (nel 2014) Luciano Taccone ha addirittura vinto una coppa del mondo poche settimane fa e quindi sono per forza in regola con il tesseramento nella loro federazione.

La risposta è stata perentoria ” se non mostrano la tessera prima del via non partono”. Luciano Taccone e gli altri argentini non sono stati fatti entrare in zona cambio, Romina Biagioli ha corso comunque e ha tagliato il traguardo con oltre 4′ sulla seconda arrivata ma è stata squalificata per “irregolarità” sul tesseramento.

La discussione è continuata via mail con i vertici federali e con l’ufficio tesseramento, si è poi scoperto che la federazione italiana aveva già fatto accertamenti lo scorso settembre su un atleta argentino (Gaston Montenegro)  ricevendo la conferma della sua appartenenza alla FAT. Naturalmente trattandosi di Settembre 2013 uno potrebbe pensare che il tutto si riferisse alla scorsa stagione, però a chi lavora in Fitri non dovrebbe sfuggire il fatto che in Argentina la stagione non va ad anno solare , ma a cavallo di due anni, infatti lì sta per terminare la stagione 2013-2014. Riguardo poi al ragionamento di Homberger secondo il quale una dichiarazione su carta intestata con firma di una segretaria potrebbe essere tranquillamente contraffatta, si scontra con l’operato della fitri stessa, che rilascia una documentazione uguale ai nostri atleti che si iscrivono a gare WTC per attestare appunto la loro appartenenza alla Fitri.

Considerando poi che lo stesso Homberger è anche un giudice di 1° livello Itu e che aspira al “salto di categoria” una affermazione del tipo “io non sono tenuto a conoscere tutti gli atleti stranieri” riferita in merito ad un vincitore di una coppa del mondo e diverse gare internazionali (tra l’altro che gareggia in Italia dal 2010 ) non è di certo un buon biglietto da visita in merito alle  sue competenze in materia di triathlon.

La Federazione ha poi confermato l’assoluta validità del certificato della Federazione argentina, Homberger ha poi affermato di aver tentato di ricontattare telefonicamente il “responsabile” degli alteti argentini per un tentativo di “mediazione”  ma senza risposta. Purtroppo la telefonata è arrivata alle ore 09.32, quando la partenza era prevista alle ore 09.30, qundi anche una eventuale “mediazione” non sarebbe comunque servita, poi i toni tenuti dallo stesso Homberger nella telefonata dell ore 09.02 non lasciavano di certo intendere ad un suo successivo ripensamento o ad una soluzione che non fosse il presentare prima della partenza il tesserino degli atleti.
L’ufficio tesseramento è stato solerte nel chiarire la situazione,i responsabili DDS e LOS TIGRES hanno fatto recapitare alla Fitri i certificati della Fat in merito agli atleti che non sono stati fatti partire a Milano. Lo scambio di mail con l’esposizione dei fatti è stata fatta tra l’ufficio tesseramento, il presidente della Fitri, il segretario generale della Fitri, Homberger, e i responsabili Los Tigres e DDS, si attende quindi di sapere che posizione prenderà la federazione per quanto accaduto a Milano.

Ricordiamo che lo stesso gruppo dirigente ha più volte “venduto” il grand prix Italia come manifestazione per attirare gli stranieri di un certo livello, naturalmente Polyanskiy e soci non sono mai stati controllati a Rimini e Vieste, però sta di fatto che a Milano c’erano più stranieri che in una tappa di un Grand Prix e si è pensato bene di farli iscrivere, ritirare il pacco gara, farli preparare e andare in T1 e poi “lasciarli a piedi”. Ennesima dimostrazione di un lavoro approssimativo, il solito promettere e poi di fatto fare tutt’altro.

Il sig. Homberger poi , essendo giudice Itu, dovrebbe sapere perfettamente che gli atleti che prendono parte a gare internazionali che siano continentali e/o soprattutto WTC, WC e mondiali vengono iscritti ESCLUSIVAMENTE dalla federazione di appartenenza e quindi il solo fatto che Taccone e tutti gli altri argentini che erano presenti a Milano avessero corso quest’anno gare di questo tipo era già di per se la certificazione della loro regolarità in termine di affiliazione alla federazione di appartenenza.  A Milano quindi si è persa l’ennesima occasione per fare un salto di qualità e la situazione è stata gestita con poca competenza da chi di dovere.

Tutta questa fiscalità forse sarebbe stata più utile metterla nel controllo degli aspetti legati alla sicurezza, forse sarebbe stata più gradita al ragazzo che ha sfondato il parabrezza di un auto parcheggiata alla “buona” sul percorso, forse sarebbe piaciuta a tutti quegli atleti che sono caduti per via del caos che si è generato sul percorso ciclistico, forse un minimo di competenza avrebbe aiutato a capire che mettere 500 persone in un multilap da 9 giri di 4 km scarsi avrebbe creato problemi in un percorso stretto con transenne da un lato e macchine (a volte parcheggiate in maniera “fantasiosa”) dall’altro e grupponi, forse mettere qualche giudice sul percorso a controllare la scia delle donne (in diverse comodamente inglobate dai grupponi di uomini) e dei doppiati (i primi hanno rischiato di cadere più volte per via dei doppiati che diventano improvvisamente “fenomeni” delle due ruote) sarebbe stato più gradito, forse ad Arona e Madonna Di Campiglio dove il no draft è stato rispettato da pochi atleti sarebbe stato meglio, ma si sa, i veri problemi del triathlon italiano sono altri, un atleta nazionale straniero di livello internazionale  potrebbe creare problemi assicurativi, mentre se qualcuno di fa male nessun problema, tanto è assicurato.

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29th luglio, 2014
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Le motivazioni del divieto di correre agli atelti argentini a Milano

Essere un atleta di livello internazionale, trovarsi tra i primi 50 nella classifica mondiale , correre nella WTS, la massima espressione del triathlon mondiale , poter vantare nel proprio curriculum la vittoria in una gara di coppa del mondo conquistata da poche settimane dovrebbe essere la certezza che lo stesso atleta faccia parte di di una federazione e quindi essere in regola con il tesseramento, ma purtroppo per Luciano Taccone e altri 5 nazionali argentini non è stato sufficiente , per cui  è stato vietato loro  di schierarsi alla partenza del triathlon di Milano di Domenica scorsa, gara a cui erano regolarmente iscritti da settimane.

E’ successo infatti che Domenica il giudice arbitro della manifestazione abbia ricevuto ordini di controllare le tessere degli atleti stranieri iscritti alla gara. Tutto questo è previsto dal regolamento Fitri, certo c’è da chiedersi come mai in gare tipo Bardolino per esempio, oppure  Arona e  Madonna di Campiglio che si sono corse lo stesso giorno non si è proceduto a fare altrettanto. I problemi sorgono perchè la richiesta di esibizione viene fatta agli atleti quando stanno entrando in T1 per lasciare il materiale, zona cambio posizionata a 4 km dal deposito borse e parcheggio .

Il giudice arbitro poi si trova in zona partenza nuoto a ulteriori 1.5 km di distanza dalla T1 e quinidi oltre 5 km dai parcheggi/deposito borse, il tutto a 30′ circa dalla partenza. Contattato telefonicamente il Sig Homberger, indicato dal giudice arbitro come colui che aveva impartito la direttiva in merito al controllo dei tesserini degli stranieri e persona preposta a decidere se farli partire o no, è stato fatto presente che gli atleti argentini non potevano avere alcuna tessera perchè non esiste fisicamente , in quanto la federazione argentina rilascia una dichiarazione riguardo l’appartenenza dei propri atleti alla federazione, dichiarazione tra l’altro già utilizzata in altre gare italiane per accertare la regolarità del tesseramento. Lo stesso Homberger rimane fermo sulle sue posizioni e pretende la visione della tessera in quanto una dichiarazione scritta può farla chiunque e che andrebbe verificata ecc.

Il tutto con richiesta di visione IMMEDIATA della documentazione e non post partenza. Inutile i tentativi di spiegare che a 20′ circa dalla partenza sarebbe impossibile tornare ai parcheggi/deposito borse a oltre 5 km e tornare indietro. E’ stato fatto presente che alcuni di questi atleti sono alla 2°-3° gara in Italia questa stagione, e che oltre a gareggiare in WTS (nel 2014) Luciano Taccone ha addirittura vinto una coppa del mondo poche settimane fa e quindi sono per forza in regola con il tesseramento nella loro federazione.

La risposta è stata perentoria ” se non mostrano la tessera prima del via non partono”. Luciano Taccone e gli altri argentini non sono stati fatti entrare in zona cambio, Romina Biagioli ha corso comunque e ha tagliato il traguardo con oltre 4′ sulla seconda arrivata ma è stata squalificata per “irregolarità” sul tesseramento.

La discussione è continuata via mail con i vertici federali e con l’ufficio tesseramento, si è poi scoperto che la federazione italiana aveva già fatto accertamenti lo scorso settembre su un atleta argentino (Gaston Montenegro)  ricevendo la conferma della sua appartenenza alla FAT. Naturalmente trattandosi di Settembre 2013 uno potrebbe pensare che il tutto si riferisse alla scorsa stagione, però a chi lavora in Fitri non dovrebbe sfuggire il fatto che in Argentina la stagione non va ad anno solare , ma a cavallo di due anni, infatti lì sta per terminare la stagione 2013-2014. Riguardo poi al ragionamento di Homberger secondo il quale una dichiarazione su carta intestata con firma di una segretaria potrebbe essere tranquillamente contraffatta, si scontra con l’operato della fitri stessa, che rilascia una documentazione uguale ai nostri atleti che si iscrivono a gare WTC per attestare appunto la loro appartenenza alla Fitri.

Considerando poi che lo stesso Homberger è anche un giudice di 1° livello Itu e che aspira al “salto di categoria” una affermazione del tipo “io non sono tenuto a conoscere tutti gli atleti stranieri” riferita in merito ad un vincitore di una coppa del mondo e diverse gare internazionali (tra l’altro che gareggia in Italia dal 2010 ) non è di certo un buon biglietto da visita in merito alle  sue competenze in materia di triathlon.

La Federazione ha poi confermato l’assoluta validità del certificato della Federazione argentina, Homberger ha poi affermato di aver tentato di ricontattare telefonicamente il “responsabile” degli alteti argentini per un tentativo di “mediazione”  ma senza risposta. Purtroppo la telefonata è arrivata alle ore 09.32, quando la partenza era prevista alle ore 09.30, qundi anche una eventuale “mediazione” non sarebbe comunque servita, poi i toni tenuti dallo stesso Homberger nella telefonata dell ore 09.02 non lasciavano di certo intendere ad un suo successivo ripensamento o ad una soluzione che non fosse il presentare prima della partenza il tesserino degli atleti.
L’ufficio tesseramento è stato solerte nel chiarire la situazione,i responsabili DDS e LOS TIGRES hanno fatto recapitare alla Fitri i certificati della Fat in merito agli atleti che non sono stati fatti partire a Milano. Lo scambio di mail con l’esposizione dei fatti è stata fatta tra l’ufficio tesseramento, il presidente della Fitri, il segretario generale della Fitri, Homberger, e i responsabili Los Tigres e DDS, si attende quindi di sapere che posizione prenderà la federazione per quanto accaduto a Milano.

Ricordiamo che lo stesso gruppo dirigente ha più volte “venduto” il grand prix Italia come manifestazione per attirare gli stranieri di un certo livello, naturalmente Polyanskiy e soci non sono mai stati controllati a Rimini e Vieste, però sta di fatto che a Milano c’erano più stranieri che in una tappa di un Grand Prix e si è pensato bene di farli iscrivere, ritirare il pacco gara, farli preparare e andare in T1 e poi “lasciarli a piedi”. Ennesima dimostrazione di un lavoro approssimativo, il solito promettere e poi di fatto fare tutt’altro.

Il sig. Homberger poi , essendo giudice Itu, dovrebbe sapere perfettamente che gli atleti che prendono parte a gare internazionali che siano continentali e/o soprattutto WTC, WC e mondiali vengono iscritti ESCLUSIVAMENTE dalla federazione di appartenenza e quindi il solo fatto che Taccone e tutti gli altri argentini che erano presenti a Milano avessero corso quest’anno gare di questo tipo era già di per se la certificazione della loro regolarità in termine di affiliazione alla federazione di appartenenza.  A Milano quindi si è persa l’ennesima occasione per fare un salto di qualità e la situazione è stata gestita con poca competenza da chi di dovere.

Tutta questa fiscalità forse sarebbe stata più utile metterla nel controllo degli aspetti legati alla sicurezza, forse sarebbe stata più gradita al ragazzo che ha sfondato il parabrezza di un auto parcheggiata alla “buona” sul percorso, forse sarebbe piaciuta a tutti quegli atleti che sono caduti per via del caos che si è generato sul percorso ciclistico, forse un minimo di competenza avrebbe aiutato a capire che mettere 500 persone in un multilap da 9 giri di 4 km scarsi avrebbe creato problemi in un percorso stretto con transenne da un lato e macchine (a volte parcheggiate in maniera “fantasiosa”) dall’altro e grupponi, forse mettere qualche giudice sul percorso a controllare la scia delle donne (in diverse comodamente inglobate dai grupponi di uomini) e dei doppiati (i primi hanno rischiato di cadere più volte per via dei doppiati che diventano improvvisamente “fenomeni” delle due ruote) sarebbe stato più gradito, forse ad Arona e Madonna Di Campiglio dove il no draft è stato rispettato da pochi atleti sarebbe stato meglio, ma si sa, i veri problemi del triathlon italiano sono altri, un atleta nazionale straniero di livello internazionale  potrebbe creare problemi assicurativi, mentre se qualcuno di fa male nessun problema, tanto è assicurato.

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