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La WC sbarca in Italia, ma diversi atleti aspettano ancora di essere pagati dall’organizzazione

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Regolamento uguale per tutti?

A cura di G.M.

Questa Domenica si correrà per la prima volta una tappa della Coppa del Mondo di triathlon in Italia, la sede prescelta è Cagliari.

L’organizzazione sarà a cura della Fitri e della società Island Team. Il presidente Bianchi aveva promesso nella sua campagna elettorale di portare un grande evento in Italia, e ci è effettivamente riuscito, ma a quale costo?

Come avevamo già avuto modo di evidenziare, la stessa società sarda presieduta da Salerno, ha organizzato in passato il circuito Tnatura, inserito sia nel calendario Fitri che in quello Itu /Etu, ma non ha pagato i montepremi dovuti a quasi tutti gli atleti che li hanno vinti. La lista di chi aspetta da circa 2 anni di vedersi corrisposto il proprio premio è lunga, composta sia da atleti italiani come Tavecchio, Cenni, Guidelli, Curridori (per citarne alcuni), che stranieri, come la campionessa svizzera Bucher, il belga Thijs e molti altri. Ad aggiungersi all’elenco di chi reclama i propri soldi, anche tutti quelli che in qualche modo hanno collaborato alle varie manifestazioni legata alla squadra di Salerno, come la speaker Silvia Riccò.

La Fitri è stata più volte sollecitata da parte degli interessati ad intervenire, così come la Etu, lo stesso Salerno risulta irreperibile per la maggior parte degli atleti da diverso tempo, non rispondendo a chiamate e mail. La Etu / Itu per concedere la tappa di Coppa del Mondo ha voluto delle garanzie da parte dell’organizzazione , la Fitri stessa si è proposta come garante.

Di fatto quindi la Fitri non solo non è intervenuta per tutelare gli interessi degli atleti Fitri (e non solo) verso una organizzazione inadempiente, ma si è posta come garante della stessa con la ETU / ITU pur di poter organizzare la tappa di WC a Cagliari. Un precedente molto scomodo, in virtù del quale alcuni organizzatori potrebbero sentirsi legittimati a non pagare i montepremi agli atleti.

La circolare gare è chiara per quanto riguarda il caso in questione:

8.2)Perdita dei Requisiti e Sanzioni

….

• Qualora l’organizzatore non consegni il montepremi dichiarato o lo consegni solo in parte, la F.I.Tri. applicherà all’organizzazione la prevista penale amministrativa e per i due anni successivi non potrà avere in calendario gare di titolo e di circuito

La Fitri ha quindi ignorato totalmente le segnalazioni degli atleti , non applicando quanto previsto dall’articolo sopra riportato

Vogliamo anche ricordare come sia Salerno che la Fitri, in occasione dei campionati del mondo di triathlon cross 2015 a Orosei, abbiano più volte ribadito l’obbligo agli atleti azzurri di indossare il body Italia ufficiale, mentre la segretaria generale della Etu, proprio su nostra specifica richiesta, aveva dato una versione diversa ( VEDI ARTICOLO ). A dimostrazione che quanto apparso sul sito Fitri e quanto ribadito dallo stesso Salerno non corrispondesse a verità, a Orosei anche nella gara Elite alcuni atleti (di Argentina e Costarica), si sono presentati al via con body non ufficiali, che però rispettavano i criteri elencati nel regolamento e citati dalla Smet. Di fatto quindi, gli atleti azzurri sono stati obbligati a comprare un body che avrebbero potuto tranquillamente sostituire con uno già in loro possesso , con i requisiti richiesti dalla Itu.

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5th maggio, 2016
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A cura di G.M.

Questa Domenica si correrà per la prima volta una tappa della Coppa del Mondo di triathlon in Italia, la sede prescelta è Cagliari.

L’organizzazione sarà a cura della Fitri e della società Island Team. Il presidente Bianchi aveva promesso nella sua campagna elettorale di portare un grande evento in Italia, e ci è effettivamente riuscito, ma a quale costo?

Come avevamo già avuto modo di evidenziare, la stessa società sarda presieduta da Salerno, ha organizzato in passato il circuito Tnatura, inserito sia nel calendario Fitri che in quello Itu /Etu, ma non ha pagato i montepremi dovuti a quasi tutti gli atleti che li hanno vinti. La lista di chi aspetta da circa 2 anni di vedersi corrisposto il proprio premio è lunga, composta sia da atleti italiani come Tavecchio, Cenni, Guidelli, Curridori (per citarne alcuni), che stranieri, come la campionessa svizzera Bucher, il belga Thijs e molti altri. Ad aggiungersi all’elenco di chi reclama i propri soldi, anche tutti quelli che in qualche modo hanno collaborato alle varie manifestazioni legata alla squadra di Salerno, come la speaker Silvia Riccò.

La Fitri è stata più volte sollecitata da parte degli interessati ad intervenire, così come la Etu, lo stesso Salerno risulta irreperibile per la maggior parte degli atleti da diverso tempo, non rispondendo a chiamate e mail. La Etu / Itu per concedere la tappa di Coppa del Mondo ha voluto delle garanzie da parte dell’organizzazione , la Fitri stessa si è proposta come garante.

Di fatto quindi la Fitri non solo non è intervenuta per tutelare gli interessi degli atleti Fitri (e non solo) verso una organizzazione inadempiente, ma si è posta come garante della stessa con la ETU / ITU pur di poter organizzare la tappa di WC a Cagliari. Un precedente molto scomodo, in virtù del quale alcuni organizzatori potrebbero sentirsi legittimati a non pagare i montepremi agli atleti.

La circolare gare è chiara per quanto riguarda il caso in questione:

8.2)Perdita dei Requisiti e Sanzioni

….

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La Fitri ha quindi ignorato totalmente le segnalazioni degli atleti , non applicando quanto previsto dall’articolo sopra riportato

Vogliamo anche ricordare come sia Salerno che la Fitri, in occasione dei campionati del mondo di triathlon cross 2015 a Orosei, abbiano più volte ribadito l’obbligo agli atleti azzurri di indossare il body Italia ufficiale, mentre la segretaria generale della Etu, proprio su nostra specifica richiesta, aveva dato una versione diversa ( VEDI ARTICOLO ). A dimostrazione che quanto apparso sul sito Fitri e quanto ribadito dallo stesso Salerno non corrispondesse a verità, a Orosei anche nella gara Elite alcuni atleti (di Argentina e Costarica), si sono presentati al via con body non ufficiali, che però rispettavano i criteri elencati nel regolamento e citati dalla Smet. Di fatto quindi, gli atleti azzurri sono stati obbligati a comprare un body che avrebbero potuto tranquillamente sostituire con uno già in loro possesso , con i requisiti richiesti dalla Itu.

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