Mute Triathlon

I TOP e i FLOP della stagione 2016 in Italia

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top e flop

La stagione 2017 è quasi alle porte quella del 2016 è già stata archiviata. Come ogni inizio anno, facciamo un piccolo bilancio di quello appena concluso, ricordando quali sono stati i TOP e i FLOP della stagione scorsa.

La stagione appena conclusa ha regalato i titolo assoluto nel triathlon sprint al carabiniere altoatesino Daniel Hofer, che a 33 anni si è permesso il lusso di mettersi alle spalle Fabian e tutta la concorrenza. Nonostante una stagione con due sole vittorie in campo nazionale, nel suo carnet stagionale una infinità di secondi posti nel circuito duathlon alle spalle del compagno di squadra “il cannibale” Massimo De Ponti. Proprio il carabiniere lombardo ha dominato l’inizio della stagione vincendo anche il titolo nazionale di duathlon e , unico atleta, ad aver conquistato il podio in tutte le gare che assegnavano i titoli italiani assoluti. Risultati che gli sono valse le convocazioni per alcune gare internazionali, in WTS e WC ha riassaporato il clima del triathlon “che conta”, mentre nelle gare “minori” è riuscito a centrare anche due podi. Dopo un ottimo inizio di stagione Marco Corrà è ritornato ad ottimi livelli negli ultimi mesi dell’anno, entusiasmante la sua frazione nel campionato italiano di triathlon a squadre 2+2

In campo femminile chi si è distinta nel 2016 è sicuramente Giorgia Priarone, atleta in continua crescita, che si sta imponendo in campo nazionale e che sta “studiando da grande” in quello internazionale. Per lei rimane sempre il tallone d’achille del nuoto, a cui sta sopperendo con una frazione ciclistica di alto livello, ma che attualmente non le consente di replicare gli ottimi risultati in campo nazionale anche in quello internazionale. Stagione da incorniciare anche per Verena Steinhauser, che oltre al titolo italiano assoluto nella distanza olimpica, si è permessa il lusso di chiudere come prima italiana , sfiorando la top 10, al suo esordio in WC a Cagliari. Stagione con ottimi risultati e la dimostrazione di una crescita agonistica anche per la giovane Sara Papais.

Tra i giovani , negli uomini, sino alla categoria Junior, non abbiamo avuto nessun atleta in grado di distinguersi in campo internazionale, solo Polikarpenko ha saputo conquistare una vittoria a livello europeo, ma in tutte le gare in cui si è dovuto confrontare con atleti di livello, non è mai apparso in gara. Su di lui poi anche le sirene dell’atletica leggera, sempre più insistenti , che potrebbero allontanarlo definitivamente dal triathlon. Ci troviamo quindi con i soliti “profeti in patria”, giovani che emergono in manifestazioni giovanili dal livello tecnico quasi irrilevante, per poi tornare con i piedi per terra non appena il livello si alza.

Leggermente diversa la situazione tra le donne, con tutti i riflettori puntati su Beatrice Mallozzi, la giovane romana che ha conquistato ottimi risultati durante la stagione, ma che è comunque attesa alla prova del nove in qualche competizione internazionale di livello. In campo nazionale la rivelazione è stata Sharon Spimi, arrivata nel triathlon da pochissimo , subito si è dimostrata competitiva, forte di una frazione natatoria di altissimo livello. I suoi progressi e l’ottimo gruppo di lavoro che la sta seguendo ( di cui fa parte anche Nicolò Strada, altro giovane di talento) , fanno ben sperare per il suo futuro.

Dal settore lungo le maggiori soddisfazioni in questo 2016, con un atleta su tutti che si è distinto: Giulio Molinari. Oramai una realtà anche a livello mondiale, il carabiniere piemontese a fine stagione ha compiuto il “grande passo” , esordendo nella distanza Ironman sfiorando l’impresa. Suo infatti il miglior tempo di sempre per un italiano nella frazione ciclistica, ma per pochi secondi non è riuscito a strappare lo scettro a Daniel Fontana per quanto riguarda la miglior prestazione italiana di sempre sulla distanza. Sicuramente è solo questione di tempo. L’italo-argentino invece rimane sempre un punto di riferimento per le lunghe distanze, così come i “navigati” Cigana e Degasperi, mentre crescono sia Risti che Ciavatella. In campo femminile c’è meno prospettiva, con l’addio di Edith Niederfriniger la sua eredità è rimasta sulle spalle di Martina Dogana, mentre solo Marta Bernardi e Margie Santimaria sembrano poter garantire un futuro al settore. Discorso a parte per Sara Dossena e Giorgia Priarone, che si sono dimostrate comunque competitive sulle distanze più lunghe, ma i loro programmi sembrano essere più approntati ad altre distanze.

Mentre il winter triathlon è ormai solo limitato a una doverosa presenza nel calendario nazionale (1 sola gara in programma, il campionato italiano) , il settore cross non vive un momento migliore. Anche in questo caso mancanza di programmazione, approssimazione nella gestione e risultati a livello internazionale che non arrivano. Unica nota positiva, l’iniziativa caldeggiata da Massimo Galletti, che ha di fatto creato un settore giovanile legato alla specialità, che ha portato medaglie e entusiasmo tra i giovani che si sono visti chiudere le porte per quanto riguarda l’attività “su strada”. Sicuramente questa è la strada da seguire per far crescere il movimento degli amanti della versione off road della triplice.

Quella che doveva essere la stagione della verità per Angelica Olmo, si e conclusa invece con una serie di risultati da incubo. L’ingresso nel C.S. Carabinieri è il lampo agli europei U23 sono le uniche gioie di una stagione da dimenticare, in cui la giovane lombarda , ogni qual volta ha dovuto competere in manifestazioni di livello tecnico alto, ha subito delle durissime lezioni, non riuscendo addirittura a terminare metà gara un una WTS , venendo doppiata ! Da molti era indicata come il futuro del triathlon italiano in campo femminile, ma attualmente non ha dimostrato di avere nemmeno il livello minimo per affacciarsi alle gare che contano. Non è stata diversa la musica tra le Elite, con un quadriennio olimpico che si è chiuso con la Betto KO e Mazzetti / Bonin che si sono trascinate in un crescendo di risultati mediocri, verso quello che era l’appuntamento clou della stagione: i giochi olimpici di Rio.

Visti i risultati di questo appuntamento, non si può che definire un FLOP la stagione dei nostri PO, purtroppo ancora una volta relegati a semplici comparse quando ci si trova a confrontarsi con l’Elite mondiale.

NON PERVENUTO il duathlon italiano, nonostante le promesse di 4 anni fa, il settore di fatto morto, con atleti come Della Pasqua , che hanno abbandonato l’attività, nessun progetto , per quella che era una disciplina che portava medaglie e soddisfazioni a casa Italia.

Chiudiamo con il paratriathlon. Le medaglie di Rio sono sicuramente motivo di orgoglio per un movimento che ha però fatto registrare l’abbandono dell’attività agonistica di praticamente tutti quelli che lo hanno lanciato, i numeri sono sempre bassi e non si vedono molte prospettive di crescita, analizzando i numeri degli scorsi anni in alcuni casi si registrano addirittura dei cali. Sicuramente bisognerà assere bravi a sfruttare l’entusiasmo delle due medaglie per cercare di lanciare il movimento, che a livello numerico (il settore femminile è praticamente inesistente) è quasi irrilevante.

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14th gennaio, 2017
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top e flop

La stagione 2017 è quasi alle porte quella del 2016 è già stata archiviata. Come ogni inizio anno, facciamo un piccolo bilancio di quello appena concluso, ricordando quali sono stati i TOP e i FLOP della stagione scorsa.

La stagione appena conclusa ha regalato i titolo assoluto nel triathlon sprint al carabiniere altoatesino Daniel Hofer, che a 33 anni si è permesso il lusso di mettersi alle spalle Fabian e tutta la concorrenza. Nonostante una stagione con due sole vittorie in campo nazionale, nel suo carnet stagionale una infinità di secondi posti nel circuito duathlon alle spalle del compagno di squadra “il cannibale” Massimo De Ponti. Proprio il carabiniere lombardo ha dominato l’inizio della stagione vincendo anche il titolo nazionale di duathlon e , unico atleta, ad aver conquistato il podio in tutte le gare che assegnavano i titoli italiani assoluti. Risultati che gli sono valse le convocazioni per alcune gare internazionali, in WTS e WC ha riassaporato il clima del triathlon “che conta”, mentre nelle gare “minori” è riuscito a centrare anche due podi. Dopo un ottimo inizio di stagione Marco Corrà è ritornato ad ottimi livelli negli ultimi mesi dell’anno, entusiasmante la sua frazione nel campionato italiano di triathlon a squadre 2+2

In campo femminile chi si è distinta nel 2016 è sicuramente Giorgia Priarone, atleta in continua crescita, che si sta imponendo in campo nazionale e che sta “studiando da grande” in quello internazionale. Per lei rimane sempre il tallone d’achille del nuoto, a cui sta sopperendo con una frazione ciclistica di alto livello, ma che attualmente non le consente di replicare gli ottimi risultati in campo nazionale anche in quello internazionale. Stagione da incorniciare anche per Verena Steinhauser, che oltre al titolo italiano assoluto nella distanza olimpica, si è permessa il lusso di chiudere come prima italiana , sfiorando la top 10, al suo esordio in WC a Cagliari. Stagione con ottimi risultati e la dimostrazione di una crescita agonistica anche per la giovane Sara Papais.

Tra i giovani , negli uomini, sino alla categoria Junior, non abbiamo avuto nessun atleta in grado di distinguersi in campo internazionale, solo Polikarpenko ha saputo conquistare una vittoria a livello europeo, ma in tutte le gare in cui si è dovuto confrontare con atleti di livello, non è mai apparso in gara. Su di lui poi anche le sirene dell’atletica leggera, sempre più insistenti , che potrebbero allontanarlo definitivamente dal triathlon. Ci troviamo quindi con i soliti “profeti in patria”, giovani che emergono in manifestazioni giovanili dal livello tecnico quasi irrilevante, per poi tornare con i piedi per terra non appena il livello si alza.

Leggermente diversa la situazione tra le donne, con tutti i riflettori puntati su Beatrice Mallozzi, la giovane romana che ha conquistato ottimi risultati durante la stagione, ma che è comunque attesa alla prova del nove in qualche competizione internazionale di livello. In campo nazionale la rivelazione è stata Sharon Spimi, arrivata nel triathlon da pochissimo , subito si è dimostrata competitiva, forte di una frazione natatoria di altissimo livello. I suoi progressi e l’ottimo gruppo di lavoro che la sta seguendo ( di cui fa parte anche Nicolò Strada, altro giovane di talento) , fanno ben sperare per il suo futuro.

Dal settore lungo le maggiori soddisfazioni in questo 2016, con un atleta su tutti che si è distinto: Giulio Molinari. Oramai una realtà anche a livello mondiale, il carabiniere piemontese a fine stagione ha compiuto il “grande passo” , esordendo nella distanza Ironman sfiorando l’impresa. Suo infatti il miglior tempo di sempre per un italiano nella frazione ciclistica, ma per pochi secondi non è riuscito a strappare lo scettro a Daniel Fontana per quanto riguarda la miglior prestazione italiana di sempre sulla distanza. Sicuramente è solo questione di tempo. L’italo-argentino invece rimane sempre un punto di riferimento per le lunghe distanze, così come i “navigati” Cigana e Degasperi, mentre crescono sia Risti che Ciavatella. In campo femminile c’è meno prospettiva, con l’addio di Edith Niederfriniger la sua eredità è rimasta sulle spalle di Martina Dogana, mentre solo Marta Bernardi e Margie Santimaria sembrano poter garantire un futuro al settore. Discorso a parte per Sara Dossena e Giorgia Priarone, che si sono dimostrate comunque competitive sulle distanze più lunghe, ma i loro programmi sembrano essere più approntati ad altre distanze.

Mentre il winter triathlon è ormai solo limitato a una doverosa presenza nel calendario nazionale (1 sola gara in programma, il campionato italiano) , il settore cross non vive un momento migliore. Anche in questo caso mancanza di programmazione, approssimazione nella gestione e risultati a livello internazionale che non arrivano. Unica nota positiva, l’iniziativa caldeggiata da Massimo Galletti, che ha di fatto creato un settore giovanile legato alla specialità, che ha portato medaglie e entusiasmo tra i giovani che si sono visti chiudere le porte per quanto riguarda l’attività “su strada”. Sicuramente questa è la strada da seguire per far crescere il movimento degli amanti della versione off road della triplice.

Quella che doveva essere la stagione della verità per Angelica Olmo, si e conclusa invece con una serie di risultati da incubo. L’ingresso nel C.S. Carabinieri è il lampo agli europei U23 sono le uniche gioie di una stagione da dimenticare, in cui la giovane lombarda , ogni qual volta ha dovuto competere in manifestazioni di livello tecnico alto, ha subito delle durissime lezioni, non riuscendo addirittura a terminare metà gara un una WTS , venendo doppiata ! Da molti era indicata come il futuro del triathlon italiano in campo femminile, ma attualmente non ha dimostrato di avere nemmeno il livello minimo per affacciarsi alle gare che contano. Non è stata diversa la musica tra le Elite, con un quadriennio olimpico che si è chiuso con la Betto KO e Mazzetti / Bonin che si sono trascinate in un crescendo di risultati mediocri, verso quello che era l’appuntamento clou della stagione: i giochi olimpici di Rio.

Visti i risultati di questo appuntamento, non si può che definire un FLOP la stagione dei nostri PO, purtroppo ancora una volta relegati a semplici comparse quando ci si trova a confrontarsi con l’Elite mondiale.

NON PERVENUTO il duathlon italiano, nonostante le promesse di 4 anni fa, il settore di fatto morto, con atleti come Della Pasqua , che hanno abbandonato l’attività, nessun progetto , per quella che era una disciplina che portava medaglie e soddisfazioni a casa Italia.

Chiudiamo con il paratriathlon. Le medaglie di Rio sono sicuramente motivo di orgoglio per un movimento che ha però fatto registrare l’abbandono dell’attività agonistica di praticamente tutti quelli che lo hanno lanciato, i numeri sono sempre bassi e non si vedono molte prospettive di crescita, analizzando i numeri degli scorsi anni in alcuni casi si registrano addirittura dei cali. Sicuramente bisognerà assere bravi a sfruttare l’entusiasmo delle due medaglie per cercare di lanciare il movimento, che a livello numerico (il settore femminile è praticamente inesistente) è quasi irrilevante.

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