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Grand Prix Italia:bilancio di un flop

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flop

Sì è conclusa la prima edizione del Grand Prix Italia che si è articolato su 3 tappe, Rimini, Vieste e la finale di Lignano S.

Questa manifestazione rientrava nel programma del presidente Bianchi legata all’attività di alto livello, ma è partita solo nella sua seconda stagione alla guida Fitri. Nonostante infatti fosse nei programmi elettorali dell’attuale dirigenza, il progetto non era quasi nemmeno in fase embrionale, per non disattendere poi quanto promesso è stata partorita l’edizione 2014 con evidenti lacune nel regolamento e nella formula. Sulla circolare gare 2014 (prima versione) la manifestazione doveva essere composta da 2 tappe su distanza sprint e 1 su distanza olimpico, ma siccome non provenivano richieste per le varie tappe (non a caso il calendario delle tappe è uscito in ritardo rispetto ai termini previsti ) si è deciso di cambiare la formula (il primo cambio in corsa del regolamento) e passare a tre tappe su distanza sprint.

Già alla prima lettura del regolamento era palese come le società con giovani in squadra fossero palesemente avvantaggiate, non a caso le classifiche finali hanno visto trionfare Minerva Roma e TD Rimini, team quasi totalmente giovanili.
A rendere ancora più approssimativo questo evento anche il continuo cambio di regolamenti in corsa, soprattutto quello legato alle uniformi di gara. L’idea iniziale era quella di dare un’apparenza di gara elite per questo circuito, giustamente si era deciso di far utilizzare agli atleti divise con le stesse caratteristiche di quelle indossate nelle gare Itu, ma già alla prima gara diversi atleti si sono presentati non in regola e la Federazione , come spesso capita, ha concesso una deroga sul regolamento. La cosa grave è che la Federazione ha subito precisato che tale deroga sarebbe stata limitata solo alla prima tappa, quando poi i fatti hanno smentito questa affermazione.

Nella seconda tappa il Peperoncino aveva annunciato la sua assenza alle ultime due tappe del Grand Prix in quanto impossibilitati a rispettare il regolamento sulle uniformi gara, in rispetto di accordi fatti con gli sponsors a inizio stagione. Nonostante quanto apparso sul sito fitri in occasione della gara di Rimini, anche a Vieste diversi atleti hanno corso con divise non in regola, naturalmente la Federazione non solo non ha risposto ai dirigenti del Peperoncino, ma andando contro a quanto da lei stessa pubblicato sul sul sito istituzionale, ha permesso l’ennesima deroga del regolamento senza mai poi chiarire il tutto. Naturalmente anche nell’ultima tappa il regolamento non è stato rispettato.

Un altro scopo del Grand Prix era quello di portare atleti stranieri di livello in Italia, ma a parte Polyanskiy (tra l’altro “incentivato” per partecipare) e i “peperoncini” che hanno corso solo la prima tappa, non si è avuta minimamente la partecipazione sperata. Tra l’altro nella finale di Lignano la maggior parte degli stranieri al via erano age group, anche M3-M4, addirittura uno doppiato in un percorso di 2 giri da 10 km , nuotando i 750m in oltre 22′ ! Anche a livello di big italiani la partecipazione è stata quasi inesistente. Tra gli uomini i migliori P.O.(Fabian, Uccellari, Steinwandter, Andrea De Ponti, Secchiero,Stateff, Facchinetti) non sono quasi mai apparsi al via, collezionando in 7 si è no 4-5 presenze, tra le donne la Betto non si è mai vista al via, Bonin e Mazzetti una apparizione sola.

Altro aspetto che pesa in negativo sul giudizio finale è quello delle start list, spesso riempito con nomi di atleti di primo livello che poi non si sono nemmeno presentati al via, poi soprattutto nelle gare femminili sembrava di assistere ad un campionato giovanile più che ad una gara “elite”, giovani che come detto hanno fatto la differenza in chiave classifica finale per via del sistema attribuzione punti.

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Grand Prix Italia:bilancio di un flop

15th ottobre, 2014
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Sì è conclusa la prima edizione del Grand Prix Italia che si è articolato su 3 tappe, Rimini, Vieste e la finale di Lignano S.

Questa manifestazione rientrava nel programma del presidente Bianchi legata all’attività di alto livello, ma è partita solo nella sua seconda stagione alla guida Fitri. Nonostante infatti fosse nei programmi elettorali dell’attuale dirigenza, il progetto non era quasi nemmeno in fase embrionale, per non disattendere poi quanto promesso è stata partorita l’edizione 2014 con evidenti lacune nel regolamento e nella formula. Sulla circolare gare 2014 (prima versione) la manifestazione doveva essere composta da 2 tappe su distanza sprint e 1 su distanza olimpico, ma siccome non provenivano richieste per le varie tappe (non a caso il calendario delle tappe è uscito in ritardo rispetto ai termini previsti ) si è deciso di cambiare la formula (il primo cambio in corsa del regolamento) e passare a tre tappe su distanza sprint.

Già alla prima lettura del regolamento era palese come le società con giovani in squadra fossero palesemente avvantaggiate, non a caso le classifiche finali hanno visto trionfare Minerva Roma e TD Rimini, team quasi totalmente giovanili.
A rendere ancora più approssimativo questo evento anche il continuo cambio di regolamenti in corsa, soprattutto quello legato alle uniformi di gara. L’idea iniziale era quella di dare un’apparenza di gara elite per questo circuito, giustamente si era deciso di far utilizzare agli atleti divise con le stesse caratteristiche di quelle indossate nelle gare Itu, ma già alla prima gara diversi atleti si sono presentati non in regola e la Federazione , come spesso capita, ha concesso una deroga sul regolamento. La cosa grave è che la Federazione ha subito precisato che tale deroga sarebbe stata limitata solo alla prima tappa, quando poi i fatti hanno smentito questa affermazione.

Nella seconda tappa il Peperoncino aveva annunciato la sua assenza alle ultime due tappe del Grand Prix in quanto impossibilitati a rispettare il regolamento sulle uniformi gara, in rispetto di accordi fatti con gli sponsors a inizio stagione. Nonostante quanto apparso sul sito fitri in occasione della gara di Rimini, anche a Vieste diversi atleti hanno corso con divise non in regola, naturalmente la Federazione non solo non ha risposto ai dirigenti del Peperoncino, ma andando contro a quanto da lei stessa pubblicato sul sul sito istituzionale, ha permesso l’ennesima deroga del regolamento senza mai poi chiarire il tutto. Naturalmente anche nell’ultima tappa il regolamento non è stato rispettato.

Un altro scopo del Grand Prix era quello di portare atleti stranieri di livello in Italia, ma a parte Polyanskiy (tra l’altro “incentivato” per partecipare) e i “peperoncini” che hanno corso solo la prima tappa, non si è avuta minimamente la partecipazione sperata. Tra l’altro nella finale di Lignano la maggior parte degli stranieri al via erano age group, anche M3-M4, addirittura uno doppiato in un percorso di 2 giri da 10 km , nuotando i 750m in oltre 22′ ! Anche a livello di big italiani la partecipazione è stata quasi inesistente. Tra gli uomini i migliori P.O.(Fabian, Uccellari, Steinwandter, Andrea De Ponti, Secchiero,Stateff, Facchinetti) non sono quasi mai apparsi al via, collezionando in 7 si è no 4-5 presenze, tra le donne la Betto non si è mai vista al via, Bonin e Mazzetti una apparizione sola.

Altro aspetto che pesa in negativo sul giudizio finale è quello delle start list, spesso riempito con nomi di atleti di primo livello che poi non si sono nemmeno presentati al via, poi soprattutto nelle gare femminili sembrava di assistere ad un campionato giovanile più che ad una gara “elite”, giovani che come detto hanno fatto la differenza in chiave classifica finale per via del sistema attribuzione punti.

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